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  • Roma - Venerdì 30 Ottobre 2026, 18:30

CSM, la bussola della Costituzione per ritrovare autorevolezza

Il rinnovo del Consiglio superiore della magistratura offre l’occasione per riscoprirne il mandato costituzionale: garantire autonomia e corretta amministrazione della giustizia. Una riflessione di Luca Longhi sul ruolo dell’organo, tra sovranità popolare, pluralismo e rischi di autoreferenzialità corporativa.

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di Luca Longhi *

Nei giorni in cui sono in corso le procedure per il rinnovo del CSM, rispettivamente nella componente togata e laica, può essere opportuno introdurre qui alcune brevi riflessioni in ordine alla natura giuridica dell’organo nel contesto attuale. 

Gli strascichi del referendum celebrato appena pochi mesi fa hanno lasciato il segno sui rapporti, mai del tutto distesi, tra politica e magistratura, ma anche in seno all’ordine giudiziario, come testimoniato dalla lunga campagna elettorale, trasportata ormai in luoghi un tempo impensabili e non sempre idonei ad ospitarne adeguatamente i contenuti, come i social network.

Ritengo che la rilevanza costituzionale dell’organo faccia sì che si debbano cercare nella Costituzione le risposte a tali problemi, dalle quali potrà dipendere, in larga misura, la direzione che assumerà l’azione consiliare in occasione del prossimo quadriennio, sebbene si tratti, in numerosi casi, di risposte tenute volutamente nascoste nel dibattito, ovvero di fattori che a volte si finge che non siano parte integrante del nostro ordinamento, talora contro l’evidenza testuale delle norme.

Il recupero dello spirito originario che aveva presieduto all’inquadramento sistematico del CSM in ordine alle varie scelte operate dai Costituenti in materia (a cominciare dalla composizione mista) può rivelarsi un esercizio utile e niente affatto scontato, in relazione a quelle disposizioni che hanno finito per restare inattuate nell’arco dei decenni.

Soltanto in tal modo si potrà cogliere il vero carattere “democratico” dell’organo, che nulla ha a che vedere con il perseguimento di una funzione di indirizzo politico, né tantomeno di mera rappresentanza di interessi di categoria, come è stato impropriamente sostenuto da una certa vulgata.

Occorre, piuttosto, prevenire il rischio di un ripiegamento in senso autoreferenziale della magistratura, ritrovando il solco indicato sin dall’art. 101 Cost. con cui, non a caso, si apre il titolo IV, parte II, nel suo duplice eloquente riferimento al popolo (comma 1) e alla legge (comma 2), dando un senso compiuto a tali elementi, in perfetta sintonia con il principio di sovranità popolare (art. 1) e con la forma di governo parlamentare.

Il modello di governo autonomo – non di autogoverno, si badi bene – della magistratura che si ricava dal titolo IV stabilisce un’autonomia dai confini molto diversi rispetto a quella riconosciuta, ad es., dall’art. 64 alle Camere (autonomia normativa), funzionale, in questo caso, a garantire una corretta amministrazione della giustizia, in nome del popolo appunto (art. 101).

È evidente, dunque, che si tratti anzitutto di un organo di alta amministrazione, nonostante abbia ricevuto, nel corso dei decenni, un’applicazione rivolta ad estenderne l’ambito operativo ben oltre le intenzioni originarie e quanto effettivamente definito dall’art. 105.

D’altronde, la stessa eteropresidenza dell’organo, lungi dal costituire un semplice momento cerimoniale, si richiama alla qualità del Presidente della Repubblica di rappresentante dell’unità nazionale, a garanzia dell’unità e della coerenza dell’ordinamento giuridico.

Anche il pluralismo culturale ed ideologico interno alla magistratura, che aveva dato origine nel secolo scorso al sistema correntizio, dovrebbe essere messo al servizio di una virtuosa prospettiva politico-costituzionale anziché a finalità di lottizzazione corporativa, come avvenuto in talune circostanze.

Una rilettura dei presupposti costituzionali del CSM, scevra da pregiudizi ideologici, potrà aiutare ad inquadrarne finalmente la funzione nella sua giusta luce in vista della nuova consiliatura, riscattando la magistratura dalle polemiche e dai veleni che l’hanno investita nel recente passato, restituendole piena autorevolezza agli occhi dell’opinione pubblica.

Sarebbe, oltretutto, un modo per affermare la Costituzione, troppo spesso sbandierata in maniera inappropriata in tutte le sedi possibili, in certi suoi significati autentici, ancorché rimasti tuttora inespressi.

  • * Ordinario di Diritto costituzionale

Università telematica Pegaso

 

 

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