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- Bologna - Mercoledì 17 Giugno 2026
Cultura: addio al maestro della microstoria Carlo Ginzburg
Nato nel 1939 dal martire dell'antifascismo Leone e della celebre scrittrice Natalia, ha rivoluzionato la storiografia mondiale portando alla luce i vissuti delle persone comuni attraverso i verbali dei tribunali religiosi dell'età moderna.
La cultura italiana perde uno dei suoi pensatori più originali e apprezzati a livello internazionale. Si è spento il professor Carlo Ginzburg, celebre accademico e saggista che ha legato indissolubilmente il proprio nome alla nascita e allo sviluppo della microstoria, la corrente metodologica nata nella seconda metà del Novecento orientata a indagare i grandi flussi storici partendo da casi biografici circoscritti e dalle esistenze di figure comunemente ritenute marginali.
Il legame con il mondo dei libri e dell'impegno civile era impresso nel suo stesso patrimonio familiare. Nato a Torino il 15 aprile del 1939, era infatti figlio del letterato e patriota Leone Ginzburg e della celebre autrice Natalia Levi in Ginzburg. Il suo percorso formativo si è sviluppato tra l'eccellenza dell'ateneo pisano e della Scuola Normale, per poi arricchirsi oltreoceano e nel Regno Unito, presso il Warburg Institute di Londra.
La sua autorevolezza scientifica lo ha portato a cattedre di altissimo prestigio in territorio statunitense, collaborando con i dipartimenti di Harvard, Yale, Princeton e della West Coast a Los Angeles, prima del suo rientro in Toscana per ricoprire il ruolo di professore di Storia delle culture europee alla Normale.
I suoi filoni di ricerca si sono concentrati prevalentemente sulle dinamiche della stregoneria, sui movimenti ereticali e sulle credenze devozionali nell'Europa della prima età moderna. Esaminando i faldoni dei procedimenti della fede, lo studioso diede alle stampe nel 1966 la sua opera prima incentrata sui rituali agrari friulani e sulla complessa parabola dei protettori della fertilità dei campi.
Un decennio più tardi, nel 1976, consolidò la sua fama globale con la pubblicazione di un saggio divenuto pietra miliare, in cui ricostruiva la cosmogonia alternativa di un artigiano friulano condannato al patibolo dalle autorità ecclesiastiche. La propensione ad applicare questo scrutinio ravvicinato anche ai capolavori della pittura rinascimentale si tradusse nei primi anni Ottanta in un volume monografico dedicato a Piero della Francesca, che battezzò ufficialmente una nota serie editoriale della casa Einaudi.
Padre di due figlie nate dal matrimonio con la studiosa Anna Rossi-Doria – Silvia, impegnata nella critica d'arte, e Lisa, saggista e narratrice – lo storico aveva scelto di trascorrere la stagione della vecchiaia all'ombra delle due torri a Bologna, dove non era raro incontrarlo tra i vicoli del nucleo storico cittadino.
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