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  • Roma - Martedì 14 Luglio 2026

Demografia, rapporto Ue: popolazione europea in caduta libera entro il 2100, l'Italia invecchia più di tutti

La Commissione Europea lancia l'allarme sulla transizione demografica. In Italia l'età media più alta del continente (49,1 anni) e un tasso di natalità ai minimi storici.

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L'Europa si avvia verso un inesorabile declino demografico e l'Italia si conferma l'epicentro di questo inverno delle nascite. È quanto emerge dal terzo Rapporto sulla trasformazione demografica pubblicato oggi dalla Commissione europea e redatto dal Centro comune di ricerca. Lo studio fotografa un continente destinato a rimpicciolirsi e a invecchiare rapidamente nei prossimi decenni, con profonde ripercussioni sulla tenuta dei sistemi di welfare, del mercato del lavoro e delle finanze pubbliche.

Secondo le proiezioni dei tecnici di Bruxelles, la popolazione dell'Unione Europea — che ha ormai toccato il suo picco storico — subirà una contrazione costante. Dai 450,6 milioni di abitanti attuali si scenderà a circa 445 milioni nel 2050, per poi crollare a 398,8 milioni entro il 2100. Si tratta di un taglio dell'11,7% che riporterà la popolazione continentale indietro di oltre un secolo, ai livelli registrati negli anni Settanta.

In questo scenario di decrescita, la quota di cittadini over 65 passerà dall'attuale 20% a quasi il 33% entro la metà del secolo. All'interno del quadro europeo, la situazione italiana si presenta come la più critica. Nel 2025 l'età media dei cittadini in Italia ha toccato il record continentale di 49,1 anni, distanziando nettamente la media europea (ferma a 44,9 anni) e surclassando paesi più giovani come l'Irlanda, dove l'età media si attesta a 39,6 anni. A pesare sul primato di anzianità del nostro Paese è il persistente crollo delle nascite.

Sempre nel 2025, il tasso di fertilità nazionale si è attestato poco sopra la soglia critica di 1,1 figli per donna, un dato che confina l'Italia nei gradini più bassi della classifica europea, seguita solo da Lettonia, Estonia, Spagna, Polonia, Lituania e Malta. Da decenni, d'altronde, l'intero continente si trova ben al di sotto del tasso di rimpiazzo di 2,1 figli per donna, necessario a mantenere stabile la popolazione in assenza di flussi migratori.

Se da un lato si fanno meno figli, dall'altro l'aspettativa di vita continua a crescere a ritmi senza precedenti, grazie ai progressi della medicina e al miglioramento delle condizioni socio-sanitarie. Nel 2024 l'aspettativa di vita alla nascita ha raggiunto gli 81,5 anni nell'Ue e, secondo le stime, entro il 2100 potrebbe superare i 90 anni per le donne e gli 86 anni per gli uomini.

Sotto questo aspetto, i dati Eurostat vedono l'Italia posizionarsi sul podio al terzo posto in Europa, preceduta soltanto da Spagna e Svezia. Un trend che garantisce anche una migliore qualità della vecchiaia, se si considera che un bambino nato nel territorio dell'Unione nel 2023 può sperare di vivere in salute e senza patologie gravi fino a 75,3 anni.

Se questa longevità di massa impone riforme urgenti per arginare la pressione sulla spesa previdenziale e sanitaria, la Commissione Europea evidenzia anche il risvolto positivo del fenomeno: la nascita della cosiddetta "silver economy", un mercato emergente legato ai servizi, all'innovazione e ai consumi della popolazione anziana che promette di sbloccare nuove opportunità di sviluppo tecnologico e occupazionale.

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