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- Milano - Martedì 14 Luglio 2026
Milano, inchiesta curve: Lucci chiede patteggiamento in appello di 8 anni
L'ex vice leader della Curva Sud milanista, Daniele Cataldo, ha confessato il suo ruolo nel tentato omicidio di Enzo Anghinelli, avvenuto nel 2019.
Svolta di rilievo nel filone principale in rito abbreviato nato dalla maxi inchiesta della Dda di Milano, della Polizia e della Guardia di Finanza battezzata "Doppia Curva". Luca Lucci, l'ormai ex leader della Curva Sud del Milan, ha avanzato istanza di concordato in appello ad una pena complessiva finale di 8 anni di reclusione.
Una sorta di patteggiamento in secondo grado che ha già incassato il via libera della Procura generale milanese per l'accusa principale di essere stato il promotore e il capo dell'associazione per delinquere che per anni ha gestito la tifoseria organizzata rossonera.
In primo grado, nel giugno 2025, il gup Rossana Mongiardo aveva condannato Lucci a 10 anni di reclusione all'interno di un verdetto complessivo che aveva inflitto 16 condanne per quasi 90 anni di carcere totali.
Il concordato in secondo grado, su cui la Corte d'Appello di Milano si pronuncerà a partire dalle udienze del prossimo 17 settembre, è la strada intrapresa anche da altri sette imputati, decisi a rinunciare ai motivi di impugnazione in cambio di uno sconto. Tra questi spiccano Alessandro Sticco (proposta di concordato a 3 anni e 10 mesi) e Islam Hagag (proposta a 2 anni e 10 mesi).
Nel procedimento figurano come parti civili l'Inter, il Milan e la Lega Serie A, quest'ultima rappresentata dall'avvocato Salvatore Pino.
L'accordo sulla pena per Lucci e per il suo storico vice, Daniele Cataldo, non copre tuttavia la pesante accusa legata al tentato omicidio del tifoso rossonero Enzo Anghinelli, avvenuto nel 2019. Proprio su questo fronte, la prima udienza davanti alla terza sezione della Corte d'Appello ha registrato una clamorosa accelerazione: un verbale d'indagine depositato dall'avvocato Jacopo Cappetta ha rivelato che Daniele Cataldo ha confessato il proprio ruolo nell'agguato di sette anni fa.
Queste ammissioni si sommano a quelle già rese nei mesi scorsi dagli ex vertici della Nord interista, ora collaboratori di giustizia, Andrea Beretta e Marco Ferdico, i quali hanno rinunciato a ricorrere in appello accettando la pena del primo grado.
Sul fronte della quantificazione della pena concordata a 8 anni per Lucci, la difesa ha voluto sottolineare la logica dell'accordo con la sostituta pg Simonetta Bellaviti e il pm applicato Paolo Storari.
La pena finale di 8 anni è "proporzionata a quella irrogata ai coimputati resisi responsabili di fatti di violenza ma qualificati come subordinati a Lucci nel sodalizio" e a quella "irrogata agli imputati di fede interista la cui contestazione è aggravata dal favoreggiamento mafioso", hanno spiegato i legali dell'ex capo ultrà.
I giudici d'appello dovranno valutare l'idoneità dei concordati anche per gli altri ultras coinvolti nella rete di San Siro smantellata nel settembre 2024, tra i quali figurano Renato Bosetti, Fabiano Capuzzo, Luciano Romano e Matteo Norrito. L'unico a non aver intrapreso la via del concordato tra i rossoneri è Giuseppe Caminiti, ritenuto dagli inquirenti strettamente collegato ad ambienti della 'ndrangheta.
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