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  • Roma - Giovedì 25 Giugno 2026

Devastante sisma sconvolge il Venezuela: almeno 164 morti, 1.000 feriti e più di 10 mila dispersi, dichiarato lo stato d'emergenza

Paese in ginocchio, dopo due scosse di magnitudo 7.1 e 7.5. Attivata una piattaforma per il tracciamento dei scomparsi.

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Il bilancio provvisorio del devastante sisma che ha colpito il Venezuela ha raggiunto almeno 164 morti e 971 feriti, secondo i dati ufficiali rilasciati dalla presidente ad interim Delcy Rodríguez. Le proporzioni della tragedia si fanno tuttavia sempre più drammatiche sul fronte dei dispersi, il cui numero complessivo ha superato la soglia delle 20mila unità.

Per far fronte all'emergenza e agevolare il tracciamento dei cittadini di cui si sono perse le tracce, è stata aperta la piattaforma telematica "Desaparecidos terremoto Venezuela", sostenuta e rilanciata sui canali social anche dagli esponenti dell'opposizione. Il portale, che permette di inserire dati anagrafici, ultime posizioni note e fotografie, ha già registrato la cifra drammatica di 23.773 denunce di scomparsa.

La situazione appare critica soprattutto a La Guaira, situata circa 30 chilometri a nord della capitale, dove decine di complessi abitativi sono letteralmente collassati e i residenti stessi stanno aiutando i soccorritori a scavare a mani nude tra le macerie.

Le testimonianze raccolte sul campo descrivono scene di distruzione totale: a Roma, il ristoratore venezuelano Frank Moffa, titolare del locale 'El Maíz', ha espresso il dolore della comunità all'estero, confermando che una zia residente proprio a La Guaira ha avuto l'abitazione dichiarata inagibile e che un altro parente ha perso interamente le proprie attività commerciali nel centro di Caracas.

Dalla capitale, la voce di don Willians Costa, sacerdote e direttore del dipartimento comunicativo della Conferenza Episcopale Veneziana, conferma che la Caritas locale "ha allestito una sala operativa da cui sta monitorando l’intera situazione", avviando la raccolta di generi di prima necessità e denunciando danni strutturali gravissimi che hanno colpito anche numerosi templi e il seminario di La Guaira.

L'entità della catastrofe ha spinto i leader politici in esilio a lanciare appelli accorati per superare l'isolamento della nazione. Edmundo González, dal suo rifugio a Madrid, si è rivolto con urgenza ai governi mondiali chiedendo l'invio immediato di personale USAR e supporti medici, specificando che "questi aiuti devono arrivare senza condizioni e senza intermediari che li usino come strumento di controllo".

Il leader dell'opposizione ha inoltre denunciato il grave stato di degrado in cui versano le infrastrutture interne, supportato dalla leader María Corina Machado che ha invitato i connazionali alla massima coesione e alla mobilitazione globale attraverso i canali di informazione indipendenti. In questo contesto, le Nazioni Unite hanno chiesto ufficialmente alle autorità di Caracas di "revocare restrizioni sui social network", facendo riferimento al blocco della piattaforma X imposto nell'agosto del 2024 dall'allora presidente Nicolás Maduro, una misura che oggi ostacola drammaticamente il flusso di notizie salvavita tra la popolazione.

Dal canto suo, la presidente Rodríguez ha rivolto un appello pubblico al settore privato per ottenere la disponibilità di macchinari pesanti e ha disposto la chiusura prolungata delle scuole, molte delle quali verranno adibite a rifugi temporanei per le centinaia di famiglie che hanno trascorso la notte all'aperto nei parchi e nei parcheggi per il timore di nuove scosse di assestamento, come quella di magnitudo superiore a 4 registrata all'una del mattino e segnalata da Carlos Villino, presidente del Comites di Caracas.

La risposta umanitaria e militare dell'Italia è scattata immediatamente. Il ministro della Difesa Guido Crosetto ha confermato lo stanziamento di vettori aerei dell'Aeronautica Militare per il trasporto di personale specializzato, mentre il Corpo nazionale dei Vigili del Fuoco ha messo in preallarme un contingente di 40 unità, comprensivo di 25 specialisti nella ricerca sotto le macerie, 12 addetti al supporto logistico TAST e 2 esperti in comunicazione d'emergenza.

Il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha interloquito direttamente con la presidenza venezuelana e con l'ambasciatore italiano Giovanni De Vito, precisando che "al momento non abbiamo conoscenza di vittime italiane" tra i circa 120mila connazionali residenti nel Paese, molti dei quali provvisti di doppio passaporto. L'ambasciata di Caracas ha già iniziato ad accogliere i nuclei familiari rimasti senza tetto.

Anche la presidenza del Consiglio, tramite una nota ufficiale firmata da Giorgia Meloni, ha espresso la più sentita solidarietà, attivando un monitoraggio minuto per minuto delle operazioni.

Messaggi di forte apprensione e solidarietà istituzionale sono giunti dal presidente del Senato Ignazio La Russa e dal ministro delle Infrastrutture Matteo Salvini, che ha rivolto un pensiero alle vittime e alla folta comunità italiana.

La macchina degli aiuti internazionali vede il coinvolgimento diretto dell'Unione Europea. L'Alta rappresentante Kaja Kallas, insieme ai commissari Jozef Síkela e Hadja Lahbib, ha annunciato l'attivazione dei sistemi satellitari Copernicus in modalità di mappatura d'emergenza, dichiarando la piena disponibilità a mobilitare il Meccanismo europeo di protezione civile.

Sulla stessa linea, la presidente della Commissione Ursula von der Leyen e il capo di stato francese Emmanuel Macron hanno garantito il massimo supporto operativo sul terreno, mentre la Germania, per bocca del cancelliere Friedrich Merz, ha espresso profondo cordoglio disponendo il preallarme per le unità di intervento rapido Seeba e Seewa della Protezione Civile tedesca (Thw).

Manifestazioni di solidarietà e promesse di aiuti materiali sono arrivate anche dalla Spagna, con i messaggi del premier Pedro Sánchez e dei reali Felipe VI e Letizia, nonché dai presidenti dell'America Latina, tra cui il salvadoregno Nayib Bukele, l'ecuadoriano Daniel Noboa, il boliviano Rodrigo Paz e l'amministrazione brasiliana guidata da Luiz Inacio da Silva, che ha confermato l'evacuazione preventiva di alcuni stabili in zone remote della foresta amazzonica, come Manaus e Belém, dove l'onda d'urto è stata avvertita chiaramente.

I primi soccorsi fisici sul territorio arriveranno nelle prossime ore grazie ai contingenti speciali inviati da Messico, El Salvador e Qatar. Gli Stati Uniti si muoveranno con una risposta imponente pianificata dal Dipartimento di Stato su indicazione del presidente Donald Trump. Il segretario di Stato americano Marco Rubio ha confermato l'invio immediato di risorse mediche, evidenziando tuttavia le pesanti difficoltà logistiche causate dalle crepe provocate dalle scosse sulla pista dell'aeroporto internazionale Simón Bolívar, che ne hanno decretato la chiusura insieme alla rete metropolitana di Caracas.

Dai propri canali web, anche Nicolás Maduro – rimosso dall'incarico lo scorso 3 gennaio a seguito di un blitz militare statunitense – ha diffuso un messaggio firmato come presidente costituzionale, esortando la popolazione e i reparti dell'esercito alla massima unità.

Nel frattempo, la macchina della solidarietà cattolica ha registrato l'intervento economico immediato di Papa Leone XIV che, d'intesa con il nunzio Alberto Ortega Martín e monsignor Raúl Biord Castillo, ha stanziato centomila euro tramite l'Elemosineria Apostolica, assicurando che "sarà costante l’attenzione riguardo le necessità del popolo venezuelano che, nei prossimi giorni, su indicazione della Chiesa locale, si cercheranno di soddisfare".

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