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- Roma - Martedì 27 Ottobre 2026, 18:50
Elezioni in Israele: affluenza record al 66,7%, è scontro sull'orario dei seggi tra Likud ed Eisenkot
Partecipazione ai massimi da 50 anni per il voto sul futuro di Netanyahu. Il partito del premier chiede di prorogare le aperture, Yashar si oppone. Sullo sfondo l'ombra dell'ingovernabilità.
Operazioni di voto a pieno ritmo e partecipazione senza precedenti in Israele per le prime elezioni politiche successive all'attacco condotto da Hamas il 7 ottobre 2023 e ai successivi sviluppi bellici a Gaza, in Libano e contro l'Iran.
Oltre 7,3 milioni di cittadini sono chiamati alle urne per scegliere tra 36 liste in una consultazione che assume il valore di un vero e proprio referendum politico sulla figura del premier uscente Benjamin Netanyahu, al fronte del principale sfidante Gadi Eisenkot, ex capo di Stato maggiore delle Idf e leader della formazione di centro Yashar.
Alle ore 18 locali (le 17 in Italia) l'affluenza ha toccato la quota record del 66,7%, pari a circa 4,85 milioni di elettori, registrando il dato più alto rilevato negli ultimi 50 anni e superando di 9 punti percentuali la partecipazione della medesima ora nelle consultazioni del 2022, con una crescita sensibile dell'afflusso rilevata anche nelle comunità arabo-israeliane.
L'elevata affluenza ha innescato uno scontro politico sulla gestione dell'orario di chiusura delle sezioni elettorali, con il Likud di Netanyahu che ha formalmente richiesto alla Commissione elettorale centrale, presieduta dal giudice Noam Solberg, di posticipare il termine ultimo fissato per le 22 locali. L'istanza ha incassato l'adesione del partito di estrema destra Otzma Yehudit del ministro della Sicurezza nazionale Itamar Ben Gvir, che ha segnalato code e sovraffollamento ai seggi, incontrando tuttavia la ferma opposizione di Yashar.
Dal partito di Eisenkot sono giunte critiche severe verso la proposta: "Non si è verificato alcun evento eccezionale che giustifichi l’accoglimento di tale richiesta", hanno affermato i vertici della formazione centrista, definendo l'iniziativa come "una mossa chiaramente intesa a preparare il terreno per contestare l’integrità delle elezioni, in linea con le menzogne che Netanyahu sta diffondendo fin da questa mattina".
Da parte sua, la Commissione elettorale ha chiarito che l'esercizio del voto sarà comunque garantito a tutti i cittadini presenti nelle strutture entro l'orario stabilito. La tornata elettorale vede al centro del dibattito nazionale le responsabilità politiche per le falle di sicurezza del 7 ottobre 2023, la gestione dei conflitti regionali, la pressione del costo della vita e il tema del servizio militare obbligatorio per gli ultraortodossi.
Entrambi i leader principali hanno depositato la scheda a Gerusalemme, così come il presidente della Repubblica Isaac Herzog che, accompagnato dalla moglie Michal, ha lanciato un appello all'unità: "Rivolgo un appello a tutti i cittadini dello Stato: siamo tutti uguali; questa è la nostra giornata per uscire, lasciare il segno e votare. Domani, continueremo tutti insieme su questo cammino: non abbiamo un altro Paese".
Le proiezioni della vigilia prefigurano la concreta eventualità di un nuovo stallo istituzionale, con la media dei sondaggi che attribuisce 22,3 seggi a Yashar e 20 al Likud, lasciando la coalizione guidata da Netanyahu a circa 50 seggi e l'opposizione a 54, distanti dalla soglia dei 61 seggi necessaria per comporre la maggioranza autonoma alla Knesset. In questo quadro potrebbe rivelarsi decisivo l'apporto delle liste arabe Joint List e Ra'am, oltre alla tenuta delle formazioni minori al vaglio dello sbarramento del 3,25%.
Con la pubblicazione dei risultati ufficiali prevista per il 4 novembre, il presidente Herzog avrà tempo fino all'11 novembre per conferire l'incarico d'esecutivo al candidato in grado di aggregare una coalizione entro 28 giorni (prorogabili di 14), pena il rischio di un nuovo ritorno alle urne entro 90 giorni in caso di esito negativo dei negoziati.
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