
- Prima Notizia 24
- Roma - Venerdì 28 Agosto 2026
Energia ed extraprofitti, Tajani: "Le tasse punitive frenano la crescita. Vincitore il dialogo, non lo Stato sceriffo"
Il ministro degli Esteri boccia la linea dei prelievi forzosi sui margini aziendali, difende i player nazionali e rilancia la strategia degli accordi con il sistema produttivo e bancario.
Sostegno a famiglie e imprese contro il caro energia attraverso intese di settore e interventi selettivi, escludendo nuove tasse sugli extraprofitti che finirebbero per frenare la crescita e spingere la deindustrializzazione del Paese. È la linea tracciata dal vicepremier e ministro degli Esteri Antonio Tajani in un'intervista rilasciata al Quotidiano Nazionale.
"La storia delle tasse sugli extraprofitti è una storia di fallimenti: distorcono gli investimenti e rischiano di accelerare la deindustrializzazione dell’Europa", dichiara Tajani, evidenziando come "il concetto di extraprofitti non esiste. Chi lo decide? Un burocrate della Commissione europea, uno del ministero? Esiste il profitto e sui profitti si pagano le tasse".
Per il titolare della Farnesina occorre evitare strappi comunicativi: "non possiamo fare annunci roboanti o minacce che spaventano i mercati e danneggiano le aziende italiane. Non dobbiamo colpirle, a cominciare dall’Eni: sarebbe un errore gravissimo, finirebbe col ripercuotersi su utenti e cittadini". Pur ritenendo che "come banche e assicurazioni, anche le aziende petrolifere debbano dare un contributo nei momenti di difficoltà", Tajani chiarisce che la strada maestra resta quella del "dialogo e l’accordo", ricordando come le intese con i gruppi energetici abbiano già coperto le coperture fino al 5 settembre: "Un’intesa è cosa ben diversa da una tassa sugli extraprofitti". Respingendo le proposte arrivati dalle opposizioni – colpevoli a suo avviso di spaventare gli investitori – il ministro rivendica la matrice liberale dell'azione di governo: "noi liberali non possiamo pensare che ogni problema si risolva con una tassa".
A riprova dell'efficacia di questo approccio, il vicepremier richiama i dati del comparto creditizio: "Nel triennio 2026-2028 dalle banche arriveranno alle casse pubbliche 10,2 miliardi in più; altri due miliardi dal sistema assicurativo. Nei primi sei mesi del 2026 le banche hanno già versato 1,2 miliardi di tasse in più rispetto allo stesso periodo del 2025".
Da qui la sintesi della posizione dell'esecutivo: "è vincente la politica del dialogo, è perdente quella dello Stato vessatorio: lo Stato non può essere lo sceriffo di Nottingham".
Sul piano programmatico, Tajani preannuncia per la stagione autunnale "misure mirate per chi ha i redditi più bassi, il ceto medio e le imprese, dai trasporti alle partite Iva", affiancate da trattative a livello europeo per alleggerire i costi energetici "senza tagliare le accise".
Sul fronte della finanza pubblica e della difesa, il ministro conferma la richiesta di quasi 9 miliardi di euro nell'ambito del fondo europeo Safe – a fronte dei 14 inizialmente stimati – per destinare maggiori margini a sociale e sanità. Per i programmi militari la scelta resta invece di natura sovranista: "Abbiamo deciso di sostenere l’industria italiana. Non abbiamo aderito alla scelta di comprare strumenti militari dagli Stati Uniti, ma deciso di prediligere le nostre industrie".
In merito alle tensioni geopolitiche con Mosca, Tajani esclude rischi di attacchi diretti: "La Russia si muove sul terreno della guerra cibernetica, di altre iniziative e delle fake news, ma non credo ad azioni militari convenzionali. Mosca sa bene di essere molto meno forte dell’Occidente".
Valutando favorevolmente le interlocuzioni diplomatiche in corso, il ministro auspica una rapida de-escalation: "Sono messaggi che fanno capire a Mosca che non conviene innalzare il tono dello scontro" e "tutto ciò che punta a costruire la pace è positivo", ricordando infine come "le guerre fanno aumentare il costo dell’energia e dei fertilizzanti. Ci auguriamo che si possa riaprire quanto prima lo Stretto di Hormuz".
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