Ultim’ora

Primo Piano

  • Prima Notizia 24
  • Roma - Venerdì 12 Giugno 2026

Entra in vigore il Patto Europeo su Migrazioni e Asilo: svolta per la gestione comune delle frontiere

Tra le novità principali spiccano il triage obbligatorio con dati biometrici a partire dai 6 anni e un meccanismo di solidarietà vincolante per gli Stati membri. 

Condividi questo articolo

Per la prima volta nei suoi 33 anni di storia l’Europa e i suoi Stati membri condividono una politica comune sul tema del diritto d'asilo: è infatti entrato in vigore il nuovo Patto Europeo sulla migrazione e asilo, concordato nel 2023 sotto la presidenza spagnola del Consiglio Europeo.

Il Patto modifica in maniera significativa la gestione delle frontiere e delle domande di asilo per motivi di sicurezza internazionale, interessando direttamente la platea di rifugiati provenienti da Paesi di guerra. L'architettura della riforma si sviluppa attraverso un pacchetto di riforme composto da nove regolamenti e una direttiva, volte a uniformare e rendere più efficace la gestione dei flussi migratori tra gli Stati membri dell’Ue.

L’obiettivo programmatico è ridisegnare le politiche europee introducendo procedure più rapide, liste comuni di Paesi sicuri e un meccanismo di solidarietà vincolante tra le diverse nazioni.

I cambiamenti più incisivi toccano i controlli alla frontiera, dove verranno strutturati screening approfonditi, raccolta dati e pratiche accelerate. Per gli arrivi irregolari sarà introdotto un triage obbligatorio con identificazione, controlli sanitari, verifica della vulnerabilità e registrazione dei dati biometrici. Oltre alle impronte digitali, saranno raccolte immagini del volto e documenti digitalizzati, con una riduzione dell'età minima per il rilevamento dei dati che scende da 14 a 6 anni, all'interno di una procedura che non dovrà protrarsi oltre i sette giorni.

Sul fronte dell'asilo, le tempistiche di frontiera dovranno concludersi entro 12 settimane, e in alcuni casi sarà applicato il procedimento accelerato di 3 mesi; la bocciatura della domanda comporterà l'immediato respingimento o il rimpatrio. I Paesi riconosciuti da Bruxelles come "sotto pressione migratoria", per esempio la Spagna, potranno beneficiare anche del “sistema di redistribuzione”, smistando i migranti fra gli Stati membri.

Sul punto della logistica, tuttavia, si registrano distanze politiche: il premier Sanchez ha ribadito che "la Spagna continua a nutrire profonde preoccupazioni riguardo ai centri di rimpatrio", portando come esempio polemico le strutture italiane costruite in Albania.

L'entrata in vigore del Patto archivia la stagione regolata dal precedente impianto normativo. Prima di oggi, la gestione delle frontiere europee e delle richieste d’asilo erano regolate principalmente dal Regolamento di Dublino (Dublino III). Siglato nel 2013, questo strumento stabiliva quale Stato membro fosse responsabile di un’eventuale richiesta d’asilo posta all’Unione Europea, basandosi sul principio cardine secondo cui una sola domanda doveva essere esaminata da un solo Paese. Il regolamento seguiva una rigida gerarchia di criteri per identificare il Paese responsabile, tra cui l'eventuale presenza di congiunti nel Paese di destinazione o il rilascio di un visto o permesso di soggiorno. In assenza di tali requisiti, la responsabilità cadeva automaticamente sul primo Paese di approdo del migrante, a prescindere dal fatto che fosse giunto legalmente o illegalmente sul territorio, vincolando i 27 Stati membri dell'Unione Europea e quattro Paesi associati dello Spazio Schengen: Islanda, Norvegia, Svizzera e Liechtenstein.

L'avvio della nuova disciplina ha innescato un immediato dibattito istituzionale all'interno del contesto politico italiano, evidenziando una profonda spaccatura tra le diverse visioni sindacali e governative. L'esecutivo ha espresso la necessità di contemperare le esigenze di accoglienza qualificata con le stringenti priorità di ordine pubblico: "Da un lato dobbiamo favorire flussi vitali di studenti, ricercatori, e dall'altro garantire la massima sicurezza. Lo scenario internazionale ci impone di alzare la guardia per proteggere e difendere le nostre comunità", ha detto il Ministro dell'Interno, Matteo Piantedosi. A questa impostazione ha risposto criticamente la Uil, manifestando, attraverso il Segretario Confederale Santo Biondo, forti riserve sulla reale tenuta umanitaria dei nuovi dispositivi comunitari ed esprimendo preoccupazione per la limitazione dei diritti civili: "Il nuovo Patto europeo su migrazione e asilo privilegia strumenti di controllo, trattenimento e rimpatrio a discapito della tutela dei diritti fondamentali delle persone migranti"

RIPRODUZIONE RISERVATA © Copyright Prima Notizia 24

iscriviti alla newsletter PN24

Ricevi aggiornamenti, notizie, direttamente sulla tua casella email iscrivendoti alla newsletter settimanale Prima Notizia 24.

Iscriviti