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  • Roma - Venerdì 12 Giugno 2026

Allarme di Unicef e Save The Children: in cinque anni raddoppiati i minorenni lavoratori

I dati aggiornati evidenziano una crescita esponenziale dei lavoratori tra i 15 e i 17 anni, superando quota 81mila. Le denunce di infortunio sfiorano le 19mila in un anno, con il Trentino-Alto Adige in cima per incidenza e la Lombardia per sinistri.

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La partecipazione delle fasce più giovani della popolazione alle attività produttive nazionali fa registrare un'impennata che interroga le istituzioni e il mondo associativo. L'andamento statistico dell'ultimo periodo fotografa una costante crescita delle posizioni attive, mostrando come nel 2024 i lavoratori minorenni tra i 15 e i 17 anni fossero 80.991, mentre nel 2025 sono arrivati a 81.565.

L'allargamento dell'orizzonte temporale mostra un quadro ancora più strutturale: se si considera il quinquennio tra il 2020 e il 2025, il numero di minorenni (15-17 anni) che lavorano in Italia è più che raddoppiato, passando da 35.505 appunto a 81.565 unità.

La ricognizione ufficiale dei dati sul territorio è stata curata dall'Unicef Italia che, in concomitanza con la ricorrenza odierna dedicata al contrasto del fenomeno, presenta il 4° Rapporto statistico "Lavoro minorile in Italia: risks, infortuni e sicurezza sui luoghi di lavoro" incentrato sulla frazione temporale 2020-2024.

Il dossier mette in luce anche le conseguenze più drammatiche legate alla scarsa sicurezza, rilevando che gli infortuni mortali in occasione di lavoro e in itinere sono stati 7 nel 2024 e 18 complessivamente nel quinquennio 2020-2024.

Dal punto di vista merceologico, l'impiego dei ragazzi si concentra prevalentemente nel lavoro dipendente, con l'esclusione di collaboratori domestici e braccianti, e nel comparto primario. Le variazioni più consistenti in termini di incremento hanno riguardato le posizioni da dipendente, i collaboratori e professionisti iscritti alla Gestione separata e gli operai agricoli.

L'analisi geografica della presenza dei lavoratori di età compresa tra i 15 e i 17 anni sul territorio nazionale nel 2025 mostra forti asimmetrie tra le regioni. La quota di partecipazione più elevata si concentra nel nord della penisola, con il Trentino-Alto Adige al comando (22,54%) davanti alla Valle d'Aosta (17,46%). Al contrario, l'impatto sul totale della popolazione giovanile si mantiene su livelli inferiori in Abruzzo (8,19%), nelle Marche (7,12%), in Puglia (6,35%) e in Molise (6,08%).

Sul fronte degli incidenti sul posto di lavoro, le segnalazioni complessive fino ai 17 anni di età hanno toccato il punto minimo nel 2020 con 5.815 casi, condizionati dalle restrizioni della crisi sanitaria, per poi risalire a 18.820 nel 2023 e assestarsi a 18.617 nel 2024. La mappa delle denunce regionali vede cinque territori concentrare il 60,54% del totale nazionale nel quinquennio: la Lombardia (21,27%), il Veneto (12,10%), l'Emilia-Romagna (10,94%), il Piemonte (9,11%) e il Trentino-Alto Adige (7,12%).

Un quadro integrativo sul posizionamento dei bambini e degli adolescenti nel mercato lavorativo arriva dalle stime diffuse da Save the Children, incentrate su una fascia d'età ancora più precoce. Le rilevazioni indicano che un minore su 15 tra i 7 e i 15 anni in Italia è coinvolto nel lavoro minorile. Si tratta del 6,8% , una percentuale che sale al 20% se si prendono in considerazione solo i ragazzi tra i 14 e i 15 anni, fascia d'età in cui dunque lavora un minorenne su 5.

Sulla scorta delle indagini condotte nel 2023, l'organizzazione segnala il coinvolgimento di poco più di un 14-15enne su 4 (il 27,8%, circa 58mila adolescenti) in impieghi ritenuti gravemente lesivi per l'equilibrio formativo e personale, a causa della sovrapposizione continuativa con le lezioni scolastiche o dello svolgimento in orari notturni.

I settori commerciali a maggiore densità di manodopera giovanile sono la ristorazione (25,9%), la vendita al dettaglio (16,2%), l'agricoltura (9,1%), l'edilizia (7,8%) e le nuove occupazioni digitali sulla rete (5,7%). La prosecuzione di tali dinamiche rischia di compromettere gli standard di tutela definiti a livello internazionale per i cittadini più giovani.

"Lo sfruttamento del lavoro minorile costituisce una violazione intollerabile dei diritti dei bambini e continua a incidere in modo profondo e duraturo sulle loro vite, compromettendone la crescita, la salute e l'equilibrio psicologico. Milioni di bambine e bambini nel mondo vengono privati dell'infanzia, esposti a condizioni che ne mettono a rischio l'integrità fisica e negano loro l'accesso all'istruzione e alle opportunità di sviluppo" dichiara Giorgia D'Errico, direttrice Relazioni Istituzionali di Save the Children, che sottolinea come "anche in Italia persistono situazioni di sfruttamento spesso sommerse, che colpiscono i più piccoli".

Lo studio evidenzia inoltre il nesso diretto tra l'occupazione anticipata e la dispersione scolastica, spingendo l'associazione a chiedere interventi mirati sul piano del monitoraggio dei dati, del sostegno economico ai nuclei familiari vulnerabili e del contrasto all'abbandono degli studi.

L'urgenza di un'azione coordinata per estirpare il fenomeno dalle pieghe del lavoro sommerso e dalle nuove piattaforme tecnologiche è stata ribadita dalla massima carica dello Stato. In un messaggio ufficiale, il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha evidenziato come le crisi umanitarie, la povertà e i conflitti continuino ad alimentare questa privazione dei diritti fondamentali dell'infanzia, impedendo lo sviluppo delle capacità delle nuove generazioni.

Pur riconoscendo la diminuzione su scala globale dei minori coinvolti negli ultimi venticinque anni, passati da 246 a 138 milioni, il Capo dello Stato ha constatato il mancato raggiungimento degli obiettivi internazionali previsti per l'anno in corso, con oltre 54 milioni di giovanissimi ancora esposti ad attività pericolose.

Il Presidente ha posto l'accento sulle situazioni di estremo degrado legate alla tratta e allo sfruttamento coatto, indicando nell'istituzione scolastica e nei servizi di welfare familiare i principali baluardi di legalità e riscatto sociale: "Di fronte a questa realtà, la scuola è il più efficace strumento di prevenzione, recupero, inclusione. A questo devono potersi affiancare sistemi di protezione efficaci, di sostegno alle famiglie. Ogni bambina e ogni bambino sottratti alla strada e allo sfruttamento, restituiti alla scuola, rappresentano una vittoria per la società".

La centralità delle politiche educative nel contrasto all'allontanamento precoce dai banchi di scuola è stata ripresa dal vertice del Ministero dell'Istruzione e del Merito. Nel commentare la ricorrenza, il ministro Giuseppe Valditara ha espresso soddisfazione per l'efficacia delle misure adottate nel biennio precedente per ricondurre i ragazzi all'interno dei percorsi di istruzione formale: "Oggi, nella Giornata Mondiale contro lo sfruttamento del lavoro minorile, possiamo finalmente portare per l'Italia risultati concreti. Aver recuperato mezzo milione di studenti fra il 2023 e il 2025 è il contributo più importante alla lotta contro il lavoro minorile".

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