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  • L'Aquila - Martedì 8 Settembre 2026

Famiglia del bosco, Cantelmi: "Errori nella gestione, ma basta attacchi personali all’assistente sociale"

Il consulente della famiglia di Palmoli distingue le critiche professionali dagli attacchi alla persona dopo l’apertura del procedimento disciplinare nei confronti di Veruska D’Angelo: "Non approvo il giustizialismo, le auguro di lavorare serenamente". Ma resta severo il giudizio sulla separazione dei tre bambini dai genitori: "Non furono valutate adeguatamente le alternative".

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Si può contestare una scelta professionale senza trasformare chi l’ha compiuta in un bersaglio. E si può chiedere che vengano accertati eventuali errori senza invocare condanne preventive.

È questa la linea scelta dallo psichiatra Tonino Cantelmi, consulente di parte della cosiddetta “famiglia del bosco” di Palmoli, nel commentare il procedimento disciplinare aperto dall’Ordine degli assistenti sociali d’Abruzzo nei confronti di Veruska D’Angelo, l’assistente sociale che ha seguito la vicenda della famiglia anglo-australiana.

Cantelmi non ritira le critiche espresse nei mesi scorsi sulla gestione del caso. Al contrario, le ribadisce con decisione. Ma pone un confine altrettanto netto: quello tra la valutazione dell’operato professionale e l’attacco personale."Non amo il giustizialismo", afferma lo psichiatra, sottolineando di non attribuire malafede alla professionista e di non condividere la trasformazione della vicenda in una sorta di processo pubblico.

Da qui la solidarietà a D’Angelo per le offese ricevute e l’auspicio che possa continuare a svolgere serenamente il proprio lavoro. Una presa di posizione che assume un peso particolare proprio perché arriva da chi, sul merito della vicenda, mantiene un giudizio fortemente critico.

L’Ordine degli assistenti sociali d’Abruzzo ha aperto un procedimento nei confronti di D’Angelo in seguito a due segnalazioni: una proveniente dai vertici dello stesso Ordine, finalizzata a verificare la correttezza dell’esercizio professionale, e l’altra presentata dagli ex legali dei genitori, Catherine Birmingham e Nathan Trevallion.

Le contestazioni riguarderebbero diversi aspetti del codice deontologico e, in particolare, la presunta imparzialità nella valutazione del modello educativo familiare, la riservatezza e la gestione della relazione professionale. Sarà naturalmente il procedimento nelle sedi competenti a stabilire se tali contestazioni abbiano o meno fondamento.

D’Angelo sarà intanto sostituita nella gestione del caso dall’assistente sociale Giuseppina Tittaferrante. Se Cantelmi respinge la criminalizzazione personale dell’assistente sociale, non attenua però la propria analisi su quanto accaduto prima dell’allontanamento dei tre minori dalla famiglia.

Secondo lo psichiatra, sarebbero mancati alcuni elementi fondamentali per costruire un rapporto di fiducia con i genitori: una mediazione linguistica adeguata, una conoscenza approfondita della storia della coppia e soprattutto la capacità di instaurare una relazione cooperativa.

Cantelmi richiama, per contrasto, l’esperienza avuta dalla famiglia con i servizi sociali di Bologna, dove a suo giudizio sarebbe stato possibile costruire un rapporto differente e incoraggiare la madre a riprendere con fiducia i contatti con i servizi di Palmoli.

Ma la critica più significativa riguarda ciò che avvenne il 20 novembre, quando i tre figli furono separati dai genitori. Cantelmi descrive modalità che considera sproporzionate: l’intervento nel tardo pomeriggio, quando era già buio, la presenza delle forze dell’ordine e di numerose persone. Non è soltanto una questione di modalità.

Per il consulente della famiglia, prima di arrivare a una decisione tanto traumatica sarebbe stato necessario valutare fino in fondo tutte le possibili alternative. È qui che il ragionamento dello psichiatra diventa soprattutto umano. Secondo Cantelmi, nel caso della famiglia di Palmoli non sarebbero emersi abusi né situazioni di pericolo immediato tali da giustificare, a suo giudizio, una misura così drastica.

Una valutazione di parte, naturalmente, che si inserisce in una vicenda sulla quale sono intervenute e interverranno le autorità competenti. Ma pone una questione che va oltre il singolo caso: quanto deve essere alta la soglia prima di spezzare, anche temporaneamente, il rapporto quotidiano tra un bambino e i suoi genitori?

La tutela dei minori deve venire prima di tutto. Proprio per questo ogni decisione deve tenere insieme sicurezza, benessere psicologico, affetti e proporzionalità degli interventi. Tre bambini non sono una pratica amministrativa. Non sono una relazione depositata su una scrivania. E neppure i loro genitori possono essere ridotti a un modello educativo da approvare o condannare attraverso il dibattito pubblico. Sono persone.

Ed è probabilmente questo l’aspetto più significativo dell’intervento di Cantelmi. Lo psichiatra continua a imputare al servizio sociale quella che considera un’incapacità di comprendere fino in fondo la dimensione umana della coppia e di costruire un percorso alternativo alla separazione. Ma nello stesso tempo rifiuta che la responsabilità venga trasformata in una campagna personale contro D’Angelo.

Una distinzione non scontata in un momento nel quale vicende delicate come questa rischiano rapidamente di dividere l’opinione pubblica in colpevoli e innocenti prima ancora che gli organismi competenti abbiano concluso il proprio lavoro.

Gli eventuali errori professionali devono essere verificati. Le scelte delle istituzioni possono essere discusse e criticate. Ma le offese personali non aiutano né la ricerca della verità né, soprattutto, i bambini coinvolti. Perché in questa storia il centro dovrebbe restare sempre lo stesso: il loro interesse, la loro serenità e il loro futuro.

E forse proprio la vicenda di Palmoli dovrebbe lasciare una lezione più generale: quando le istituzioni entrano nella vita di una famiglia hanno il dovere di proteggere i minori, ma anche quello di ascoltare, comprendere, mediare e cercare, finché possibile, di non spezzare legami che per un bambino rappresentano il primo punto di riferimento nel mondo.

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