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  • Roma - Martedì 8 Settembre 2026

Telefonata tra Putin e Trump: il Cremlino conferma il colloquio e assicura "nessun attacco alla Nato"

Nel colloquio di un'ora il leader russo esclude mire aggressive verso l'Europa, mentre Zelensky apre alla possibilità di un vertice a tre tra Kiev, Mosca e Washington già a settembre.

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I presidenti russo e americano, Vladimir Putin e Donald Trump, hanno avuto una conversazione telefonica della durata di circa un'ora incentrata sugli sviluppi del conflitto ucraino e sulle prospettive di negoziazione.

Secondo quanto riferito dal consigliere presidenziale russo Yuri Ushakov, nel corso del colloquio il leader del Cremlino ha assicurato che la Russia "non ha assolutamente alcun piano aggressivo nei confronti dell'Europa", definendo i timori occidentali "miti che servono agli europei solo come copertura per aumentare il sostegno all'Ucraina e le proprie spese militari".

Il ministro degli Esteri Serghei Lavrov ha accolto favorevolmente l'impostazione degli inviati statunitensi Steve Witkoff e Jared Kushner, evidenziando come Washington stia riconoscendo la "realtà sul terreno" ed escludendo l'ingresso di Kiev nella Nato.

Sul fronte diplomatico si registra l'apertura del presidente ucraino Volodymyr Zelensky alla possibilità di un incontro trilaterale tra gli inviati di Kiev, Mosca e Washington da svolgersi già nel corso del mese di settembre: "Se tutte le parti sono d'accordo, vogliamo tenerlo anche in autunno. Se settembre va bene, sarebbe ottimo. Prima avviene, meglio è".

Sul piano militare, mentre la ripresa dei raid aerei russi ha causato due vittime a Kiev e danni alla periferia della capitale, la Commissione Europea ha annunciato uno stanziamento di 3,2 miliardi di euro con deroga speciale per l'acquisto di sistemi Patriot.

Un ulteriore pacchetto da 100 milioni di sterline è stato confermato dal Regno Unito, mentre il ministro della Difesa tedesco Boris Pistorius ha annunciato l'ordine da parte di Kiev di migliaia di missili guidati IRIS-T.

Tensioni diplomatiche si registrano infine tra Budapest e Mosca in seguito all'espulsione di dieci diplomatici russi dall'Ungheria. La ministra degli Esteri Anita Orban ha motivato il provvedimento spiegando che i funzionari "avevano svolto in Ungheria attività inaccettabili per i diplomatici ai sensi della Convenzione di Vienna", precisando che la decisione punta a tutelare la sicurezza nazionale senza tuttavia interrompere le relazioni diplomatiche.

La portavoce del ministero degli Esteri russo, Maria Zakharova, ha preannunciato una risposta "dura e dolorosa" nei confronti di quello che ha definito un atto promosso dalla "lobby russofoba a Budapest".

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