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  • Roma - Venerdì 14 Agosto 2026

Ferragosto in spiaggia, gli italiani chiedono silenzio: il 73% vuole una “fascia quiete”

Un sondaggio di Spiagge.it fotografa il cambiamento delle abitudini sotto l’ombrellone: meno rumore e maggiore rispetto degli spazi personali. Telefonate in vivavoce, fumo e vicini troppo invadenti in cima alla classifica dei fastidi.

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Altro che musica a tutto volume, animazione continua e telefonate senza fine. Alla vigilia di Ferragosto, per una larga parte degli italiani il vero privilegio da concedersi in spiaggia sembra essere diventato qualcosa di molto più semplice: un po’ di tranquillità.

A fotografare questa tendenza è un sondaggio realizzato da Spiagge.it, piattaforma dedicata alla prenotazione online degli stabilimenti balneari, dal quale emerge che il 73% degli intervistati considera particolarmente importante poter trascorrere le ore al mare in un ambiente tranquillo e silenzioso. La stessa percentuale vedrebbe con favore l'introduzione negli stabilimenti di una vera e propria “fascia quiete”, soprattutto durante le ore centrali della giornata.

La spiaggia continua naturalmente a essere un luogo di condivisione: il 46% preferisce frequentarla con la famiglia e il 37% con il partner. Ma una volta conquistato l’ombrellone sembra prevalere il desiderio di rallentare, riposarsi e difendere almeno per qualche ora il proprio spazio personale.

Anche la graduatoria dei servizi più apprezzati racconta una vacanza orientata soprattutto alla praticità. Bar e ristorante sono indicati dal 66% degli intervistati, mentre il 32% considera importante poter contare su un parcheggio facilmente accessibile. Più indietro finiscono invece Wi-Fi, animazione e proposte legate al wellness.

Ma è sul terreno della convivenza tra bagnanti che il sondaggio restituisce gli aspetti più curiosi. Il comportamento considerato più irritante sono le telefonate in vivavoce, segnalate dal 71% del campione. Seguono il fumo proveniente dalle postazioni vicine, indicato dal 54%, l'eccessiva occupazione degli spazi comuni con il 51% e la sabbia scrollata senza troppi riguardi accanto agli altri bagnanti, che infastidisce il 46%. Ancora più significativo è il problema delle distanze.

Per il 71% degli intervistati gli ombrelloni troppo ravvicinati rappresentano una fonte di disagio, una sensazione inevitabilmente accentuata nei giorni di massimo affollamento delle località balneari. Il sondaggio traccia persino una sorta di identikit del vicino da evitare. In testa c'è il “colonizzatore”, quello che con borse, giochi, sedie e asciugamani finisce per allargare progressivamente i confini della propria postazione: lo indica il 39% degli intervistati. Seguono il “DJ da spiaggia”, con musica diffusa dalla propria cassa portatile, al 32%, e il “telecronista”, cioè chi accompagna praticamente ogni momento della giornata con commenti ad alta voce, al 20%.

C'è poi una nuova frontiera della buona educazione balneare: la privacy digitale. Il 51% dichiara di non gradire la possibilità di comparire casualmente nelle fotografie o nei video realizzati dagli altri, mentre per il 29% il fastidio dipende dalle circostanze e dalla possibilità di essere riconosciuti. Stories sui social, videochiamate e droni risultano tra le situazioni percepite come maggiormente invasive. Numeri che, al di là delle inevitabili curiosità da ombrellone, raccontano un cambiamento nel modo di intendere le vacanze.

Nell'estate della connessione permanente, il lusso potrebbe non essere avere più servizi o più intrattenimento, ma riuscire finalmente a spegnere il rumore, recuperare il proprio spazio e concedersi qualche ora senza essere coinvolti nella vita – digitale e non – del vicino di ombrellone.

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