Franco Marini, oggi il ricordo ufficiale del Presidente del Senato Maria Elisabetta Casellati
Tema della manifestazione che si terrà oggi in Senato sarà “Sempre Franco Marini tra sindacato, politica e istituzioni”.

L’appuntamento è alle ore 15.30 Sala Zuccari -Palazzo Giustiniani Senato della Repubblica via della Dogana Vecchia, 29, e vedrà l’intervento di apertura del Presidente del Senato della Repubblica Maria Elisabetta Alberti Casellati.
di Pino Nano
Giovedì 21 Aprile 2022
Roma - 21 apr 2022 (Prima Notizia 24)
Tema della manifestazione che si terrà oggi in Senato sarà “Sempre Franco Marini tra sindacato, politica e istituzioni”.

L’appuntamento è alle ore 15.30 Sala Zuccari -Palazzo Giustiniani Senato della Repubblica via della Dogana Vecchia, 29, e vedrà l’intervento di apertura del Presidente del Senato della Repubblica Maria Elisabetta Alberti Casellati.

S'intitola "Sempre Franco" il libro di Nicodemo Oliverio e Guelfo Fiore che ricorda e racconta le diverse "vite pubbliche" di Franco Marini, “nel sindacato, nella politica, nelle istituzioni”. Edito dalle Edizioni Lavoro, il saggio si apre con una introduzione “personalissima” del Segretario Generale della Cisl Luigi Sbarra che nei fatti è stato “uno dei suoi cislini più amati”, e con la prefazione del ministro della Cultura Dario Franceschini. All’incontro di oggi, che sarà aperto dalla Presidente del Senato Maria Elisabetta Casellati, parteciperanno: l’ex Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei Ministri Dott. Gianni Letta, lo stesso Dario Franceschini, Daniela Fumarola, della Segreteria confederale CISL, moderatore del dibattito Luigi Contu, Direttore ANSA


Più che un libro “Sempre Franco” è una lettera d’amore. Una aperta lettera d’amore ad un compagno di lotte indimenticabili, di battaglie civili che hanno segnato la vita del Paese, di una vita vissuta insieme per anni, dalla mattina alla sera, perché un tempo la politica era soprattutto condivisione di ideali e di impegno quotidiano. La vita politica era una famiglia, e come tale la si viveva, e Franco Marini di questa concezione della vita politica era uno dei grandi padri nobili della Repubblica. “Franco for ever”, avrebbero titolato gli americani, ma qui siamo in Italia, e allora il titolo diventa meno aulico e più confidenziale “Sempre Franco”, perché in realtà di almeno uno degli autori del saggio, Nicodemo Oliverio, storia la sua quanto quella di Franco Marini di un vecchio democristiano della prima ora, Franco Marini era tutto e il contrario di tutto. Era come un padre, forse più di un padre, non solo un maestro indimenticabile e insostituibile, e a cui Nicodemo Oliverio dedica oggi questo ultimo gesto d’amore. Un libro bellissimo, avvolgente, che racconta com’era la politica di un tempo, fatta di grandi uomini e di grandi intelligenze. “Il suo contributo è sempre stato connotato dalla intransigente difesa delle ragioni dei più deboli e della libertà dei corpi sociali nel quadro della Costituzione” ha scritto il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella il giorno della scomparsa di Marini. Ed è sicuramente la sintesi più precisa del suo impegno pubblico”.

Nel libro troverete anche un ricco corredo fotografico con scatti anche della vita privata di questo Padre della Repubblica, ed una appendice con testi e interviste dello stesso Franco Marini sul sindacato e la politica. “L’idea del libro – scrivono gli autori – è nata a qualche mese di distanza dalla scomparsa di Franco Marini. Ci è parso giusto offrire un contributo all’approfondimento della sua dimensione pubblica nel sindacato, nella politica e nelle istituzioni accompagnando il racconto con qualche squarcio della vita privata anche, ma non solo, perché utili a inquadrare le scelte e le strade perseguire da chi è stato tra i protagonisti principali per quasi cinquant’anni della nostra storia nazionale”.

Il primo dei tre capitoli che compongono il libro è un lungo viaggio nella sfera privata dedicata agli affetti familiari ma anche all’amore per la sua terra, l’Abruzzo, dove è nato nel paesino di San Pio delle Camere e per la città dove è cresciuto e ha studiato, Rieti. Tanto spazio alla passione per la montagna e per le scalate diventate poi, con l’età, lunghissime passeggiate lungo i sentieri del Gran Sasso e del Terminillo, alla fedeltà al corpo degli alpini rappresentata dal cappello con la piuma da cui non si separava mai così come da una delle sue numerosissime pipe.

Franco Marini è stato segretario generale della Cisl, ministro del Lavoro, fondatore con Mino Martinazzoli del Ppi di cui è stato anche leader, tra i promotori prima della Margherita e poi del Partito democratico, presidente del Senato nella XV legislatura e Presidente del Comitato per gli anniversari di interesse nazionale. Esponente di spicco del cattolicesimo sociale, cresciuto alla scuola di Giulio Pastore, numero uno della Cisl negli anni Cinquanta Marini raccoglie nella Dc l’eredità di Carlo Donat Cattin diventando ministro del Lavoro nel 1991 e prendendo la guida della corrente di “Forze Nuove”. Nella travagliata stagione della fine della “Prima Repubblica” è Marini a collocare saldamente il Partito popolare nel campo del centrosinistra: sarà successivamente tra i promotori della Margherita e traghettatore di quest’ultima nel Partito democratico. Scrive a questo proposito Dario Franceschini: “Marini ha sempre guardato al futuro, senza lasciarsi imbrigliare dalla nostalgia, fedele ai propri valori ma duttile sugli strumenti, sapendo che per offrire un orizzonte più largo alla propria tradizione culturale era necessario mettersi in gioco”.

Parlando di sé stesso, in una intervista nei giorni dell’elezione alla seconda carica dello Stato, Marini ricordava, citando don Milani che “fare il sindacalista è uno dei mestieri più nobili che esistano”.  “Da segretario generale - scrive Luigi Sbarra, attuale Segretario Generale della CISL, un uomo che è cresciuto respirando le sue idee e condividendo le sue battaglie dall’inizio alla fine - Franco Marini esercita magistralmente una leadership forte, ma mai “padronale”, sempre ispirata alla valorizzazione del pluralismo e della collegialità. Il “lupo marsicano” mai dimentica di essere guida, e non capo della sua comunità. Mai dimentica la natura profonda dell’azione sindacale, che è prima di tutto servizio verso le fasce deboli”.

Marini era, per tutti, “il lupo marsicano”. A questo proposito scrivono gli autori che lui, nato sotto il Gran Sasso, che è distante dalla Marsica, “non stava a piantare pignolerie territoriali anche perché c’è da supporre che tra sostantivo e aggettivo il suo interesse andasse al primo. Il lupo è animale forte, nobile, da temere, pronto a ingaggiare battaglia, arduo da piegare alla ritirata, disposto a rischiare tutto per il suo branco. Parallelo, insomma, di cui andare legittimamente fieri. E tra l’altro identikit assai preciso”.

Dal libro – sottolinea commosso Nicodemo Oliverio- non emerge soltanto la figura di un “combattente”, di un uomo avvezzo alle trattative, anche le più spinose e ostiche, ma di un dirigente politico e di un uomo che ha sentito nel profondo del suo animo le sperequazioni sociali del Novecento, e i turbamenti del XXI secolo. Forte dell’insegnamento e della collaborazione con Giulio Pastore, a cui gli autori dedicano correttamente ampio spazio perché è un tratto decisivo della sua cultura e del suo ruolo pubblico, Marini ha svolto gran parte della sua attività nel sindacato, nella visione di una forza che fosse autonoma, sia dai partiti che dalle altre sigle sindacali, ma che allo stesso tempo fosse aperta alla collaborazione con gli altri sindacati, ricercando fino in fondo l’unitarietà dell’azione.  Ha condotta su questa linea battaglie importanti, da quella sul referendum della scala mobile fino alla critica forte ed aspra, e allo sciopero, contro l’inserimento dei ticket sanitari introdotti dal governo De Mita. Il sindacato è stato inteso e vissuto da Marini come motore di democrazia e libertà. Da qui anche l’appoggio e l’impegno a favore di Solidarnosc in Polonia e dei liberi sindacati cileni sotto la dittatura di Pinochet.

Il Marini leader politico non ha incertezze, quando il sistema politico acquista i caratteri del bipolarismo, a collocare il Ppi nel centrosinistra. Meno entusiasmo invece avverte nella cancellazione di questa esperienza politica per dare vita ad un soggetto politico unico. La sua preoccupazione però non è la sopravvivenza delle sigle quanto quella delle culture politiche che sono segno di pluralismo e vitalità. Scriverà nel 2007 che il Pd “deve essere un partito innovatore ma che non tradisce in nome di un asfittico nuovismo i patrimoni culturali che in esso confluiscono”. E non mostra nemmeno tentennamenti, nella stagione politica che prende il via con le elezioni politiche del ’94 dando vita al bipolarismo, a ricercare sempre il dialogo con l’altra parte nel nome dell’interesse generale.

Un saggio storico, che è anche però il romanzo della Prima Repubblica, e la storia personalissima e affascinante di un grande Uomo di Stato.

 


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