
- Prima Notizia 24
- Roma - Domenica 1 Novembre 2026, 10:50
Gabanelli a “L’Elefante”: «I ragazzi manifestano, ma nessuno li ascolta». Poi l’affondo su scuola e mobilità sociale
Ospite di Peter Gomez su Rai 3, la giornalista racconta l’incontro con gli studenti del liceo Copernico di Bologna e affronta merito, fisco e gioco d’azzardo. In chiusura l’augurio alla squadra di Report.
di Giovanna Guidi
Come si fa a essere ascoltati quando una protesta pacifica non trova spazio? Milena Gabanelli porta a “L’Elefante”, il programma di Peter Gomez su Rai 3 e RaiPlay, la domanda ricevuta da un gruppo di studenti del liceo Copernico di Bologna. Un interrogativo dal quale prende avvio una riflessione sulle opportunità offerte ai giovani e sulla capacità del dibattito pubblico di riconoscerne le ragioni.
«Sono mesi che stiamo manifestando pacificamente, ma per vederci qualcuno ha dovuto sfondare le vetrine», le hanno raccontato i ragazzi, secondo quanto riferito dalla giornalista. «Noi non vogliamo sfondare vetrine, però vogliamo sapere cosa dobbiamo fare per farci vedere, per far sì che le nostre istanze vengano capite».
Gabanelli richiama così l’attenzione sulla distanza tra la visibilità degli episodi violenti e quella riservata ai contenuti delle manifestazioni. «Questa settimana si è parlato soltanto dei saccheggi che sono stati fatti e non dei problemi che giustamente questi ragazzi stanno portando avanti», osserva.
La scuola diventa il primo terreno sul quale misurare questa distanza. La giornalista contesta la riduzione degli insegnamenti di base negli istituti tecnici, indicando un taglio di 530 ore e richiamando anche quello delle lingue straniere. «Eppure viviamo in un mondo sempre più globalizzato», sottolinea.
Al tema della formazione si lega quello del merito. «Nel 2015 eravamo ultimi in Europa nell’indice della meritocrazia e nel 2025 siamo ancora ultimi», afferma Gabanelli, che insiste soprattutto sul peso delle condizioni familiari nei percorsi di studio.
A questo proposito cita due percentuali: «Il 63% dei laureati italiani ha almeno un genitore laureato. La percentuale precipita al 15% per chi proviene da famiglie con genitori che si sono fermati alla scuola dell’obbligo». Il nodo, nella sua lettura, è la difficoltà di rendere le opportunità accessibili indipendentemente dal contesto di provenienza: «C’è una questione enorme che riguarda l’ascensore sociale».
Nel corso dell’intervista il confronto si allarga a salari, fisco e conti pubblici. Sul recupero dell’evasione, Gabanelli invita a distinguere i risultati degli incassi dai tempi degli interventi che li hanno prodotti. «Non è corretto dire che il record di incassi del 2025 sia frutto della visione del governo. Gran parte di quei risultati deriva da accertamenti e norme introdotte negli anni precedenti», sostiene.
Anche sul Superbonus la giornalista attribuisce le responsabilità a più parti politiche: «Se il Superbonus è stato un errore, la responsabilità della sua durata è collettiva. Nessuno è innocente. Anche il governo Meloni avrebbe potuto fermarlo prima e non lo ha fatto».
Un altro passaggio riguarda il gioco d’azzardo e il rapporto tra entrate fiscali e costi sociali. «Siamo un Paese biscazziere», afferma Gabanelli, ricordando di avere apprezzato l’intervento pronunciato da Giorgia Meloni in Parlamento nel 2015 contro uno Stato che cerca di fare cassa sulla dipendenza dal gioco.
La giornalista mette quindi a confronto le cifre dei due periodi: secondo i dati da lei richiamati, nel 2015 a 88 miliardi di euro giocati corrispondevano circa 9 miliardi di incassi per il fisco; nel 2025 le somme giocate sarebbero salite a 167 miliardi, con entrate fiscali pari a 11 miliardi. Numeri attraverso i quali solleva il problema delle conseguenze della dipendenza e delle scelte compiute per contrastarla.
Prima del congedo, Gabanelli rivolge infine un «enorme in bocca al lupo» alla squadra della trasmissione di cui è stata a lungo il volto. E chiude con un saluto netto: «Evviva Report».
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