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  • Roma - Mercoledì 1 Luglio 2026

Giallo della ricina a Pietracatella, nuove analisi sui superstiti: prelievi di sangue e reperti inviati in Germania

L'inchiesta sulla morte di Sara Di Vita e della madre Antonella Di Ielsi entra in una nuova fase. I campioni di sangue dei due familiari sopravvissuti saranno analizzati in Germania per verificare l'eventuale presenza di anticorpi contro la ricina. Nel frattempo partiranno per Berlino anche alimenti e reperti sequestrati nelle abitazioni della famiglia.

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A sei mesi dalla morte di Sara Di Vita e della madre Antonella Di Ielsi, il caso della presunta intossicazione da ricina a Pietracatella, in provincia di Campobasso, conosce un'importante svolta investigativa. La Procura di Larino ha deciso di affidarsi anche agli specialisti del Robert Koch Institute di Berlino, uno dei principali centri di ricerca europei nel campo della tossicologia e delle sostanze altamente pericolose, per approfondire gli accertamenti sulla vicenda. L'obiettivo è ricostruire con maggiore precisione le modalità dell'avvelenamento e verificare ogni possibile elemento utile a chiarire quanto accaduto.

Al lavoro un team di esperti italiani e tedeschi

Le nuove verifiche vengono svolte da un gruppo composto da specialisti italiani e tedeschi. Le attività sono iniziate presso l'Istituto Maugeri di Pavia, la struttura che nei mesi scorsi aveva individuato la presenza della ricina nel sangue delle due vittime. Gli esperti stanno riesaminando i reperti biologici già acquisiti durante le precedenti indagini, affiancando nuove analisi che potrebbero fornire ulteriori risposte sull'origine e sulle modalità dell'esposizione al veleno.

Prelievi di sangue sui due familiari sopravvissuti

Parallelamente, a Campobasso sono stati eseguiti nuovi prelievi di sangue su Gianni e Alice Di Vita, gli unici familiari sopravvissuti. I campioni saranno inviati in Germania, dove verranno sottoposti a esami specifici per accertare l'eventuale presenza di anticorpi contro la ricina. Gli investigatori vogliono capire se anche loro possano essere entrati in contatto con il veleno senza aver sviluppato conseguenze letali. L'eventuale riscontro di anticorpi potrebbe infatti indicare una precedente esposizione alla sostanza tossica e contribuire a ricostruire con maggiore precisione la dinamica dei fatti.

In Germania anche gli alimenti sequestrati

Le nuove indagini non riguarderanno soltanto i campioni biologici. Nei prossimi giorni partiranno infatti per Berlino anche numerosi reperti sequestrati durante le perquisizioni effettuate nelle abitazioni della famiglia Di Vita. L'operazione sarà coordinata dalla Squadra Mobile e interesserà circa settanta alimenti prelevati dalle due case della famiglia. Gli specialisti del Robert Koch Institute dovranno verificare se all'interno dei prodotti alimentari siano presenti tracce della tossina.

Vestiti, mobili e oggetti sotto esame

Le verifiche saranno estese anche a numerosi oggetti recuperati durante le indagini. Gli esperti analizzeranno indumenti, mobili e altri materiali presenti nelle abitazioni, con l'obiettivo di individuare eventuali residui di ricina che possano fornire indicazioni sul luogo e sulle modalità della contaminazione. Secondo il programma degli investigatori, tutto il materiale arriverà in Germania nei prossimi giorni e le analisi dovrebbero iniziare a partire dal 7 luglio.

Un'indagine ancora aperta

La collaborazione tra gli specialisti italiani e il Robert Koch Institute rappresenta un passaggio fondamentale in un'inchiesta che, a distanza di sei mesi dalle due morti, presenta ancora numerosi punti da chiarire. Gli accertamenti sui campioni biologici e sui reperti sequestrati potrebbero consentire agli investigatori di ricostruire il percorso della ricina e stabilire se anche i due familiari sopravvissuti siano stati esposti alla sostanza, aggiungendo nuovi elementi a uno dei casi più complessi degli ultimi mesi.

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