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- Roma - Mercoledì 1 Luglio 2026
Pizzaiolo ucciso a Reggio Emilia, la sorella: "Per 35 euro? Avremmo continuato a fargli credito"
Antonella Stipa, ferita mentre tentava di salvare il fratello Raffaele, ricostruisce gli istanti dell'aggressione avvenuta nella pizzeria di famiglia. "Lo conoscevamo da 25 anni, non aveva mai dato problemi". Il presunto killer, Andrea Pellati, è stato arrestato con l'accusa di omicidio.
A distanza di pochi giorni dall'omicidio di Raffaele Stipa, il pizzaiolo ucciso a coltellate nella sua attività di Reggio Emilia, la sorella Antonella, rimasta ferita nel tentativo di difenderlo, prova a dare un senso a una tragedia che continua a sembrarle incomprensibile. Dal letto dell'ospedale, dove è ancora ricoverata, ha raccontato alla Gazzetta di Reggio Emilia quei drammatici momenti e il rapporto che la sua famiglia aveva con il presunto aggressore. "Mi deve dire il perché, perché lo ha fatto. Per i soldi? Per 35 euro? Non c'era alcun bisogno, avremmo continuato a fargli credito. Chissà cosa gli è passato per la testa. Davvero non me lo spiego."
"Lo conoscevamo da venticinque anni"
Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, a colpire mortalmente il pizzaiolo sarebbe stato Andrea Pellati, 43 anni, arrestato poco dopo il delitto anche grazie all'identificazione fornita dalla stessa Antonella Stipa. La donna racconta che Pellati era un cliente abituale della pizzeria e che la famiglia lo conosceva da moltissimo tempo. "L'assassino lo conosciamo benissimo, da ben 25 anni. E non ha mai creato problemi. Non so cosa gli sia scattato in testa: la rabbia, pura rabbia."
Il debito di 35 euro
Secondo il racconto della sorella della vittima, il presunto aggressore si trovava spesso in difficoltà economiche e i titolari della pizzeria gli concedevano abitualmente di pagare in un secondo momento. Lunedì, poche ore prima dell'omicidio, al locale si era presentata un'amica di Pellati. "Le ho fatto presente della promessa del giorno prima e le ho detto: 'Stavolta ti servo, ma non venire più, ormai hai un debito di 35 euro'." La risposta, ricorda Antonella, era stata rassicurante. "Lei ha risposto che avrebbe saldato quando avrebbe riscosso la pensione, ai primi di luglio."
L'aggressione ripresa dalle telecamere
La sera, intorno alle 21, Pellati sarebbe tornato personalmente nella pizzeria. Antonella racconta che in quel momento si trovava in bagno, mentre il fratello era rimasto solo dietro il bancone. "Raffaele in quel momento era da solo accanto al forno perché io ero in bagno." Secondo la sua ricostruzione, il quarantatreenne non avrebbe pronunciato alcuna parola. "Quell'uomo non ha detto nemmeno una parola. È entrato, ha appoggiato lo zaino a terra vicino alla macchinetta del caffè, ha tirato fuori il coltello da cucina che si era portato da casa, ha girato dietro al bancone e ha aggredito mio fratello." L'intera scena sarebbe stata registrata dalle telecamere di videosorveglianza installate all'interno del locale.
"Poi ha colpito anche me"
Vedendo il fratello sotto attacco, Antonella è intervenuta nel tentativo di fermare l'aggressore. "Dopo mio fratello, ha accoltellato me, che mi sono messa in mezzo." La donna ricorda un particolare che continua a tormentarla. "L'aspetto strano è che non c'è stato un grido, una parola, niente." Nella sala accanto erano presenti alcuni clienti che, proprio per il silenzio con cui si è consumata l'aggressione, inizialmente non si sarebbero accorti di quanto stava accadendo. "Tanto che c'erano dei clienti, nella saletta a fianco, che non si sono accorti di nulla. Finché io, a terra in una pozza di sangue, ho urlato 'aiuto, aiuto' e a quel punto le persone presenti hanno dato l'allarme al 112."
Un movente ancora da chiarire
Gli investigatori stanno lavorando per chiarire il motivo dell'aggressione. Tra le ipotesi al vaglio c'è anche quella che il gesto possa essere maturato nell'ambito del piccolo debito accumulato dal presunto aggressore nei confronti della pizzeria. Per Antonella Stipa, però, questa spiegazione resta difficile da accettare. "Per i soldi? Per 35 euro? Non c'era alcun bisogno, avremmo continuato a fargli credito." Una domanda che, almeno per ora, resta senza risposta mentre proseguono le indagini sull'omicidio che ha sconvolto la comunità di Reggio Emilia.
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