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- Imperia - Martedì 9 Giugno 2026
Giallo di Bordighera, la zia di Beatrice chiede l'affido delle sorelline: "Non abbiamo avuto un segnale delle violenze"
Sonia Rao rompe il silenzio sulle colonne de La Stampa per respingere le accuse di disinteresse mosse alla famiglia del padre: "Se avessi avuto un sospetto, anche minimo, sarei intervenuta immediatamente".
A quattro mesi esatti dal dramma che ha sconvolto la comunità di Bordighera, la famiglia paterna della piccola Beatrice, la bimba di soli due anni deceduta il 9 febbraio scorso, ha deciso di prendere la parola pubblicamente per fare chiarezza sulla propria posizione.
Sonia Rao, zia della vittima, ha affidato una lunga e dettagliata intervista al quotidiano La Stampa, intervenendo per smentire con fermezza le indiscrezioni circolate di recente che dipingevano i parenti del padre come distanti o indifferenti alle sorti delle tre sorelline.
Per la morte della bambina si trovano attualmente ristretti in istituto di pena la madre, Manuela Aiello, e il partner di quest'ultima, Emanuel Iannuzzi, entrambi iscritti nel registro degli indagati dalla Procura di Imperia con la pesante accusa di maltrattamenti aggravati.
Il fulcro della reazione della Rao risiede nella ferma volontà di ottenere la custodia istituzionale delle altre due figlie della Aiello, le sorelle maggiori di Beatrice, attualmente collocate all'interno di una struttura protetta subito dopo la tragedia di febbraio: “È una cosa che ritengo fondamentale. Non si discute”.
La donna ha quindi ripercorso i contorni di una rete di relazioni familiari profondamente logorata e resa difficile dall'ostilità della cognata, spiegando come i contatti fossero legati esclusivamente alla mediazione del proprio congiunto: “Noi non avevamo rapporti con la signora Aiello. Le bambine le vedevamo soltanto quando c'era mio fratello. Era lui a portarle dai nonni, a passare in negozio da me. Senza di lui non avevamo contatti”.
Sollecitata a quantificare la durata di tali frizioni parentali, Sonia Rao ha ammesso la natura cronica dei contrasti, attribuendone la causa principale al comportamento della Aiello: “Da sempre. La madre delle bambine non mi ha mai sopportata. Lo diceva anche a mio fratello. Non c'era un motivo preciso, semplicemente non voleva la mia presenza. Forse all'inizio della relazione c'era qualche occasione in più per incontrarsi, ma sempre perché c'era di mezzo mio fratello Maurizio. Io e lei non siamo mai uscite insieme, non ci siamo mai frequentate, mai”.
Le barriere interpersonali avrebbero di fatto impedito alla famiglia paterna di costruire un legame solido e costante con la più piccola del nucleo, nata appena ventiquattro mesi fa: “L'ho vista davvero pochissimo. Era sempre con la mamma. Anche mio fratello l'ha vissuta poco perché quando è nata era in carcere”.
Una distanza materiale e comunicativa che si sarebbe tradotta in un vero e proprio blackout relazionale a partire dalla scorsa estate: “Dall'agosto del 2025 non sentivo più le bambine. L'avrei fatto ma non avevo i loro numeri di telefono e lei mi aveva bloccato. Quando Manuela Aiello mi incrociava in macchina o per la strada mi insultava, gesticolava. Come poteva esserci un dialogo? L'unico dialogo lo aveva con mio padre, era lui che mandava ogni mese l'assegno di mantenimento”.
La zia ha poi risposto all'interrogativo più doloroso dell'intera vicenda, ovvero come sia stato possibile che nessuno all'esterno del nucleo domestico avesse colto i segni fisici dei ripetuti abusi patiti dalla piccola Bea: “Io lavoro e ho orari completamente diversi dai suoi, dalla Aiello. Le bambine andavano a scuola, purtroppo non vivevamo la loro quotidianità. Se avessi avuto un sospetto, anche minimo, sarei intervenuta immediatamente. Ma non c'è mai stato alcun segnale che arrivasse fino a noi”.
Guardando al futuro delle due minori sopravvissute, la Rao ha confermato di aver già avviato le pratiche legali e logistiche per poter garantire loro un ambiente sereno e protetto in cui superare il trauma: “Ho presentato istanza per ottenere l'affidamento. Mi sono già messa a sistemare la casa. Sto preparando quella che potrebbe diventare la loro stanza, un luogo accogliente dove poter ricominciare, con intorno il calore di una famiglia”.
L'ultimo pensiero è andato infine alla celebrazione delle esequie di Beatrice, i cui tempi rimangono subordinati alle determinazioni della magistratura ligure: “Stiamo aspettando il nullaosta da parte della procura della Repubblica di Imperia. Vogliamo che venga fatta massima chiarezza su questa terribile vicenda. Non devono esserci dubbi”.
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