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  • Rimini - Martedì 9 Giugno 2026

Giallo di Rimini: attesa per il verdetto sull'omicidio di Pierina Paganelli, Louis Dassilva in tribunale. I legali: "Piste alternative concrete"

I giudici della Corte d'Assise si pronunciano oggi sul destino del trentaseienne senegalese, unico imputato per il brutale delitto di via del Ciclamino. La Procura ha sollecitato il massimo della pena, mentre la difesa punta sull'insufficienza di prove a carico dell'uomo. Il figlio della vittima, Giuliano Saponi: "Aspettiamo, lasciamo parlare loro".

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È giunto al momento della verità il percorso processuale di primo grado relativo a uno dei fatti di cronaca nera più complessi e mediatici degli ultimi anni.

Presso l'aula del Tribunale di Rimini è attesa per la giornata di oggi la lettura del dispositivo della sentenza nei confronti di Louis Dassilva, il trentaseienne cittadino straniero accusato dell'omicidio volontario pluriaggravato di Pierina Paganelli. L'anziana di 78 anni venne brutalmente assassinata il 3 ottobre del 2023 all'interno dell'area sotterranea del complesso condominiale situato in via del Ciclamino numero 31, dove fu attinta da ben ventinove coltellate.

Il rappresentante della pubblica accusa, a conclusione della propria requisitoria, ha avanzato formale richiesta di condanna alla pena dell'ergastolo.

La tensione e l'emozione dei familiari della vittima sono emerse chiaramente all'ingresso del palazzo di giustizia romagnolo. Giuliano Saponi, figlio dell'anziana donna rimasta uccisa nel garage, ha preferito mantenere una linea di rigorosa prudenza, affidando le sue brevi riflessioni ai cronisti presenti: “Aspettiamo, lasciamo parlare loro”.

Sul fronte opposto, il collegio difensivo che assiste il cittadino trentaseienne ha espresso fiducia nell'operato della magistratura, auspicando che la decisione dei giudici riconosca l'estraneità dell'imputato rispetto ai fatti contestati. L'avvocato Riario Fabbri, legale di Dassilva, ha manifestato le aspettative del proprio assistito per l'imminente verdetto: “Speriamo che emerga quella che è la sua verità e che le cose che diciamo e che si arrivi a un risultato positivo per la sua persona”.

A fare eco alle parole del collega è stato l'altro difensore dell'imputato, l'avvocato Andrea Guidi, il quale ha voluto tracciare i confini del mandato professionale ricevuto, soffermandosi sulle lacune investigative che a dire della difesa avrebbero viziato l'indagine fin dal principio: “Il nostro compito è di difenderlo, non abbiamo alcuna necessità di trovare responsabili ulteriori, a noi interessa che emerga che non ci sono elementi di responsabilità a suo carico”.

Il legale ha infine rilanciato la tesi secondo cui l'attenzione degli investigatori si sarebbe focalizzata in modo precoce ed esclusivo sul proprio assistito, trascurando scenari paralleli e altrettanto verosimili: “Poi ci sono piste alternative concrete che erano percorribili che avrebbero potuto portare altrove. Ma non è un problema della difesa, noi dovevamo sottolinearlo perché avrebbero portato lontano da Dassilva”.

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