
- Prima Notizia 24
- Roma - Mercoledì 29 Luglio 2026
Gianni Rivera, il grande assente. E il calcio italiano continua a cercare la sua identità
Gianni Rivera emerge come figura chiave per la rifondazione del calcio italiano, proponendo un equilibrio tra esperienza e innovazione.
C'è un nome che, in queste settimane di dibattiti, polemiche e decisioni discusse, torna con forza nella mente di tanti appassionati di calcio: Gianni Rivera.
Mentre il calcio italiano cerca una nuova strada, una parte consistente del mondo del pallone sembra aver accolto con più interrogativi che entusiasmi i primi passi della nuova gestione federale guidata da Giovanni Malagò. Non tanto per le persone coinvolte, quanto per alcune scelte che hanno lasciato tifosi e addetti ai lavori con più domande che certezze.
Le domande, del resto, sono il sale del giornalismo.
Ad esempio: come è stata gestita la vicenda che ha riguardato Andrea Pirlo? Era davvero impossibile prevedere che il contratto dell'allenatore comprendesse anche accordi commerciali con un operatore di scommesse? Chi seguiva quella trattativa conosceva tutti gli aspetti dell'intesa? E, se sì, perché si è scelto comunque di andare avanti, salvo poi ritrovarsi al centro di un inevitabile dibattito?
Sono interrogativi che meritano chiarezza, senza processi mediatici ma anche senza reticenze.
E c'è poi il tema della coerenza.
Se il principio è quello di tutelare l'immagine della Nazionale, allora dovrebbe valere sempre. Con lo stesso metro bisognerebbe interrogarsi anche sull'opportunità di convocare calciatori che in passato sono stati squalificati per vicende legate alle scommesse su siti illegali. I nomi sono noti ai tifosi e appartengono ormai alla cronaca sportiva degli ultimi anni. Nessuno mette in discussione il diritto di chi ha scontato una sanzione a riprendere la propria carriera, ma è legittimo chiedersi se la maglia azzurra debba rappresentare anche un modello simbolico oltre che tecnico.
E ancora.
Si è davvero pensato di poter ripartire richiamando Roberto Mancini dopo la sua scelta di lasciare la Nazionale per accettare l'incarico in Arabia Saudita? Una decisione che molti tifosi hanno vissuto come una rottura improvvisa con il progetto azzurro. Ognuno è libero di compiere le proprie scelte professionali, ma è altrettanto naturale che una parte dell'opinione pubblica si domandi se un rapporto così interrotto possa essere ricostruito con la stessa credibilità.
Poi è arrivato Claudio Ranieri. Persona stimata, professionista esemplare, uomo di grande esperienza. Ma in molti si sono chiesti quale fosse il disegno complessivo. Era davvero questa la direzione che il calcio italiano voleva intraprendere? Oppure si è trattato dell'ennesima soluzione dettata dall'emergenza?
Forse il vero punto è un altro.
Da anni il nostro calcio sembra aver smarrito il coraggio di affidarsi ai propri grandi maestri. Eppure esiste una figura che continua a rappresentare tecnica, cultura calcistica, eleganza, competenza e una visione del gioco maturata ai massimi livelli internazionali: Gianni Rivera.
Rivera non è soltanto il "Golden Boy" del calcio italiano, il Pallone d'Oro del 1969 o una delle più grandi bandiere del Milan e della Nazionale. È un uomo che conosce profondamente il calcio, le sue dinamiche, la crescita dei giovani, il valore della tecnica e dell'intelligenza tattica. Ha vissuto il calcio da protagonista assoluto e continua ad avere una lucidità di analisi rara.
Perché non immaginare un progetto diverso?
Perché non affidare proprio a Rivera il ruolo di guida tecnica e culturale di una rifondazione del calcio italiano, affiancandolo a un allenatore giovane, innovativo e vicino alle nuove generazioni? Una coppia capace di coniugare esperienza e futuro, tradizione e modernità.
Oggi i ragazzi crescono spesso in un sistema dominato dagli interessi economici, dai procuratori, dalle plusvalenze, dalle operazioni di mercato. Sempre meno si parla di educazione calcistica, di formazione umana, di appartenenza e di identità.
E forse è proprio qui che il calcio italiano dovrebbe ripartire.
Da uomini che il calcio lo hanno costruito sul campo e non soltanto dietro una scrivania. Gianni Rivera appartiene a questa categoria.
Forse non rappresenterebbe la soluzione di tutti i problemi. Nessuno può affermarlo. Ma è difficile pensare che una personalità della sua autorevolezza non possa offrire un contributo prezioso alla rinascita del nostro calcio.
Perché il futuro non si costruisce rincorrendo ogni emergenza.
Si costruisce scegliendo idee, competenze e uomini che abbiano dimostrato, nella loro storia, di sapere davvero cosa significhi indossare la maglia azzurra.
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