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“Febbraio 1994, dunque 30 anni fa. Per un giorno, certamente, mi sono sentito Senatore della Repubblica di Forza Italia. Scelto e voluto personalmente da Silvio Berlusconi. Berlusconi aveva chiesto di incontrarmi e di conoscermi a Palazzo Grazioli, a Roma, dove lui allora aveva scelto di trasferirsi da Milano, e dove io fui accompagnato personalmente dall’allora Presidente della Regione, prof. Pino Nisticò, e dall’allora numero-uno di Forza Italia Gegè Caligiuri”.
Il ricordo di quei giorni che ne fa il giornalista Pino Nano, già Caporedattore Centrale della RAI, è poi diventato un capitolo del libro del giornalista Attilio Sabato, storico Direttore di Teleuropa Network, “Potere e Poteri” e in cui il famoso giornalista televisivo racconta il backstage della politica calabrese.
“Ricordo – racconta Pino Nano ad Attilio Sabato- che Gegè Caligiuri mi propose di entrare nelle file di Forza Italia nel corso di un breve colloquio, non programmato, ma assolutamente casuale, che avemmo nella sede della Rai di Cosenza dove io allora lavoravo e dove lui venne a cercarmi. Quello stesso giorno mi pregò di fare un salto a Roma, nella settimana successiva al nostro primo contatto, e dove -mi disse- mi avrebbe fatto incontrare personalmente Silvio Berlusconi.
“Quattro giorni dopo ero a Palazzo Grazioli a Roma, dove in realtà incontrai il Cavaliere. Fu un incontro cordiale il nostro, fuori dagli schemi, a cui francamente da vecchio democristiano non ero abituato. La DC, che era allora il mio partito di riferimento, aveva abitudini e rituali molto più solenni, almeno nella forma. Ad accompagnarmi quella mattina da Berlusconi c'era il Presidente Caligiuri, che mi sembrò essere molto di casa a Palazzo Grazioli, tale era la disinvoltura con la quale si muoveva in quel Palazzo storico. Ma insieme a noi, anche il presidente della Regione, prof. Giuseppe Nisticò.
“Ricordo che Silvio Berlusconi ci accolse in maniche di camicia, abbigliamento inusuale per un uomo della sua eleganza. Ci venne incontro sorridente, quanto mai affabile e avvolgente, proprio come eravamo abituati a vederlo in televisione. Mi colpì molto il carisma dell'uomo, e soprattutto quella sua carica umana, senza pari e difficile da descrivere. Un leone pieno di vigore e di certezze.
Ricordo che con me non usò mezzi termini, fu schietto, diretto, immediato, andò dritto al cuore del problema. Mi disse che Gegè Caligiuri gli aveva parlato tantissimo di me, e che i sondaggi già fatti sul mio nome davano a Forza Italia la certezza assoluta della vittoria nel collegio senatoriale di Cosenza.
“Ero confuso, la sicumera con la quale il Cavaliere aveva affrontato l'argomento mi aveva lasciato senza parole. Tuttavia, però, mi feci forza, anche perché avevo necessità di capire come avrei dovuto muovermi sul piano pratico, e chiesi a Berlusconi: " Presidente, ma chi organizzerà di fatto la campagna elettorale?". Lui mi guardò dritto negli occhi, accennò ad un sorriso, mi abbracciò e rivolgendosi a Giuseppe Nisticò disse: " Da questo momento in poi pensa tu a Pino Nano" e, poi guardando Gegè Caligiuri, aggiunse: "È tutto vostro".
“Uscii quella mattina da quel colloquio con mille pensieri che mi ronzavano per la testa. Avvertivo dentro di me che stavo per dare un cambio di traiettoria alla mia vita, è vero! ma nello stesso tempo non riuscivo ad essere perfettamente consapevole di ciò che stava accadendo. Ma la mia giornata a Palazzo Grazioli era appena all'inizio.
“Salutato Silvio Berlusconi, il Presidente Nisticò mi accompagna in una stanza laterale rispetto allo studio del Cavaliere e mi presenta il Generale di corpo d'Armata, Pietro Giannattasio. L’uomo era stato Capo Gabinetto di ben tre diversi ministri della Difesa: Spadolini, Gaspari, e Zanone, ma anche Presidente del Consiglio Superiore delle Forze Armate, e forse non solo questo.
“Mi ricevette con grande cordialità e mi fece capire subito che sapeva tutto di me e della mia famiglia. Era a conoscenza di tutto ciò che faceva riferimento alla mia vita. Sapeva di mio padre e della sua passione per il Tedesco e il Francese, e persino che aveva insegnato Tedesco a Venezia e che, poi, si era definitivamente trasferito in Calabria. Ebbi insomma la netta sensazione che quell’uomo avevano rivoltato la mia vita come un calzino, “Diamoci del tu, so che sei stato Ufficiale dell’Aeronautica Militare italiana all’aeroporto di Sigonella”, e via di questo passo.
“Finito di raccontarmi chi ero, cosa facevo in quel momento in RAI, e chi fossero i miei parenti più stretti, il generale mi fece vedere una valigetta, la aprì e mi disse: "Questa contiene il kit del candidato ideale di Forza Italia". Prima di richiuderla ci tenne a dirmi: "L'unica cosa che non troverai scritto nel vademecum del candidato é di non dimenticare mai di avere l'alito pulito quando incontri qualcuno, perché ricorda che l'elettorale è sacro, e va trattato sempre con immenso rispetto".
“Non presi subito la valigetta, anche perché avrei dovuto pagare il contributo che veniva chiesto ai candidati. Dissi solo al generale Giannattasio che mi serviva qualche giorno di tempo per riflettere, prima di assumere la decisione finale. La sera tornai in Calabria e corsi a casa da mio padre, gli raccontai ogni cosa, e gli chiesi cosa ne pensasse. Mi rispose in modo glaciale: “La politica non è un mestiere, e tu un mestiere interessante lo hai già. Tieniti stretta la Rai e lascia perdere queste tentazioni”.
“Ricordo che per me seguirono ore di grande tormento interiore. In realtà ero al tempo stesso affascinato dall'idea, ma non del tutto convinto di lasciare ciò che facevo e che allora mi appagava pienamente. Dopo una notte insonne mollai tutto in un istante. Il mattino seguente chiamai il Presidente Nisticò per dirgli: "Presidente, non me la sento! " Feci la stessa cosa con Caligiuri che, a dire il vero, tentò in tutti i modi di dissuadermi pregandomi di non gettare via quella opportunità. Al telefono mi disse con tono di voce alterato, come mai fino ad allora mi era capitato di sentirlo: " I sondaggi ti danno già Senatore, è un peccato, lo capisce che è un peccato?".
“La rinuncia di Pino Nano -scriverà poi Attilio Sabato nel suo saggio politico- costrinse Caligiuri a spostare il tiro e individuare un altro profilo che potesse garantire gli "azzurri". La scelta cadde sul presidente degli industriali, Ernesto Marano, ma anche questa volta Gegè non riuscì a chiudere la casella. I vertici di Confindustria convinsero Marano a declinare l'invito…”.
“Fece lo stesso Giorgio Tenuta, ma avevano ragione i sondaggisti di Silvio Berlusconi, per Forza Italia quella tornata politica fu un trionfo elettorale senza pari”. Ma il libro di Attilio Sabato dedica altre pagine al rapporto che Silvio Berlusconi aveva con la Calabria e con i calabresi.(red)
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