Hamas: "Gaza trasformata in un cimitero per le forze israeliane"
Il portavoce di Hamas in Libano: "I soldati e gli ufficiali nemici stanno tornando da Gaza a pezzi, disabili o pazzi".
(Prima Notizia 24)
Venerdì 15 Dicembre 2023
Roma - 15 dic 2023 (Prima Notizia 24)
Il portavoce di Hamas in Libano: "I soldati e gli ufficiali nemici stanno tornando da Gaza a pezzi, disabili o pazzi".
Il premier israeliano, Benjamin Netanyahu, “deve solo dichiarare il proprio fallimento nel raggiungere qualsiasi obiettivo” nell'attacco lungo la Striscia di Gaza.

A dirlo è stato il portavoce di Hamas nel Libano, Osama Hamdan, nel corso di una conferenza stampa svoltasi ieri a Beirut.

Le Brigate al-Qassam, che costituiscono il braccio armato del movimento fondamentalista, “hanno mantenuto la loro promessa di trasformare Gaza in un cimitero per le forze israeliane. I soldati e gli ufficiali nemici stanno tornando da Gaza a pezzi, disabili o pazzi”, ha continuato Hamdan.

“Non negoziamo sulla ostaggi a meno che non vi sia la completa cessazione dell’aggressione e il rispetto delle nostre condizioni”, ha proseguito. In merito al piano israeliano di inondare i tunnel di Gaza con acqua di mare, ha detto Hamdan, “i tunnel fanno parte del sistema di resistenza. Sono stati costruiti da ingegneri esperti. Siamo pronti ad affrontare potenziali rischi”.

Il governo statunitense di Joe Biden vuole che Israele termini le sue operazioni militari nelle prossime settimane e passi ad “una fase più mirata” della guerra contro Hamas. E' quanto hanno fatto sapere funzionari della Casa Bianca, dopo che il Consigliere statunitense per la Sicurezza Nazionale, Jake Sullivan, ha incontrato i leader politici e militari di Tel Aviv. Sullivan ha detto che Biden vuole che la campagna militare abbia fine entro tre settimane, ma non ha fornito tempi precisi.

Secondo quanto riporta il "New York Times", la stessa richiesta sarebbe stata fatta da altri funzionari Usa alle controparti israeliane.

“Voglio si concentrino su come salvare vite civili. Non che smettano di combattere Hamas, ma che siano più prudenti”, aveva detto ieri Biden, prima di visitare l’Istituto nazionale della salute di Bethesda.

La “nuova fase” consisterebbe nel porre fine ai bombardamenti e nella discesa in campo di piccole unità militari che, entrando e uscendo velocemente da Gaza, potrebbero condurre azioni mirate contro i vertici di Hamas, ricercare gli ostaggi e anche distruggere le gallerie usate dai militanti islamisti.

Intanto, le Idf hanno recuperato i cadaveri di due soldati israeliani tenuti in ostaggio dal 7 ottobre: si tratta, nello specifico, del caporale Nik Beizer e del sergente Ron Shermann, entrambi 19enni. Beizer era operativo al Gaza District Coordination and Liaison delle Idf, il Dipartimento di Coordinamento dei permessi e del passaggio di merci verso la Striscia di Gaza tramite il valico di Erez.“L’ironia della sorte è che in questa base tutti si prendono cura dei palestinesi”, ha detto la madre del caporale, Katy Beizer, al "Times of Israel".

Il conflitto tra Israele e Hamas “durerà più di diversi mesi”. Così il Ministro della Difesa israeliano, Yoav Gallant, incontrando ieri il Consigliere degli Stati Uniti per la Sicurezza Nazionale, Jake Sullivan.

“Hamas è un’organizzazione terroristica che si è costruita nell’arco di un decennio per combattere Israele, e ha costruito infrastrutture sotto terra e sopra la terra, e non è facile distruggerle”, ha detto, annunciando che Tel Aviv vincerà e riuscirà anche a “distruggere Hamas”.

Israele e Stati Uniti, ha proseguito Gallant, “condividono interessi comuni, valori comuni e in questa guerra – a Gaza – condividiamo anche obiettivi comuni”. Il fatto che ci siano interessi condivisi, ha continuato il Ministro della Difesa israeliano, “è importante per lo Stato di Israele ed è essenziale per il resto della regione, per il Medio Oriente“.

Sullivan si è recato in visita a Tel Aviv più di due mesi dopo l'attacco perpetrato da Hamas, avvenuto il 7 ottobre, e l'inizio delle operazioni militari israeliane lungo la Striscia di Gaza. Stando ad alcune voci diffuse la scorsa settimana, Washington avrebbe esortato Tel Aviv a portare a termine le operazioni militari entro la fine di quest'anno.

Per quel che riguarda il fronte libanese, Sullivan ha affermato che la minaccia di Hezbollah nel Nord di Israele può essere affrontata con la diplomazia, senza intraprendere un'altra guerra. E' necessario “affrontare la minaccia” per permettere ai civili di tornare a casa, ha detto Sullivan in merito alla tensione tra Tel Aviv e il movimento libanese, scoppiata l'8 ottobre, aggiungendo che bisogna usare anche la “deterrenza”.

Nel corso dell'incontro, Gallant e Sullivan hanno parlato, oltre che delle situazioni in corso a Gaza e nel Libano e della situazione dei civili nel Nordi di Israele, anche di “varie minacce nella regione del Medio Oriente, inclusa l’aggressione iraniana attraverso i gruppi affiliati in Libano, Yemen, Iraq e Siria”.

Per quel che riguarda gli attacchi commessi dai ribelli Houthi dello Yemen, Gallant ha evidenziato che Tel Aviv darà il suo appoggio agli sforzi internazionali contro le minacce navali, oltre a difendersi da qualunque minaccia. Per quel che riguarda gli ostaggi, Gallant si è detto grato all'amministrazione Biden per l'appoggio a Israele.

A Tel Aviv, Sullivan ha avuto anche un incontro con il premier, Benjamin Netanyahu, il consigliere per la Sicurezza nazionale, Tzachi Hanegbi, e l’inviato del presidente degli Stati Uniti per il Medio Oriente, Brett McGurk.

Washington e Tel Aviv sono d'accordo sul fatto che per sconfiggere Hamas saranno necessari mesi, ha detto Sullivan, ma l'America non detterà le tempistiche a Israele su cosa fare. La Casa Bianca, ha spiegato, ha “avuto ottime discussioni” per quanto riguarda i tempi e le fasi successive alla guerra, però “non siamo qui per dire a nessuno ‘devi fare X, devi fare Y’”.

Nel corso delle ultime settimane ci sono state varie indiscrezioni secondo cui Washington avrebbe esortato Tel Aviv a terminare il conflitto entro poche settimane, visto che sono già morte più di 18mila persone. Sul futuro della Striscia, Sullivan ha parlato dell'ipotesi di un nuovo governo guidato dall'Autorità Nazionale Palestinese (Anp), cosa che ha incontrato l'opposizione da parte del governo di Netanyahu.

“Crediamo che l’Autorità palestinese abbia bisogno di essere rinnovata e rivitalizzata, abbia bisogno di essere aggiornata in termini di metodo di governo e di rappresentanza del popolo palestinese. Ciò richiederà molto lavoro da parte di tutti coloro che sono impegnati nell’Autorità palestinese, a cominciare dal presidente, Mahmoud Abbas, che andrò a trovare. Alla fine, spetterà al popolo palestinese lavorare attraverso la propria rappresentanza”, ha detto Sullivan.

Israele avrebbe fatto richiesta all'Egitto di mediare una nuova intesa con Hamas per liberare gli oltre 130 ostaggi israeliani ancora prigionieri, in cambio della fine del conflitto. E' quanto hanno fatto sapere fonti egiziane riprese dal quotidiano qatariota “Al Araby al Jadeed”.

I negoziati potrebbero puntare a ottenere un'intesa simile a quella stipulata il 24 novembre e infranta il 1 dicembre, che ha portato alla liberazione di un centinaio di ostaggi israeliani e al rilascio, in contemporanea, di 300 palestinesi, ma il responsabile politico di Hamas a Gaza, Bassem Naim, ha detto ad “Al Araby al Jadeed” che “non vi sono nuovi negoziati tra i mediatori e il movimento Hamas per un cessate il fuoco simile a quello avvenuto a Gaza lo scorso mese”, per poi riaffermare che nessuna intesa sarà stipulata per la liberazione degli ostaggi, senza che prima si arrivi al cessate il fuoco.

Anche fonti palestinesi citate dal quotidiano "Haaretz" hanno confermato la notizia del colloquio tra Israele e Hamas.Stando alle autorità di Tel Aviv, a Gaza ci sarebbero ancora 135 ostaggi, 20 dei quali morti. Nelle scorse settimane sono state liberate 105 persone.

Nel frattempo, Israele ha messo una taglia di 400 mila dollari sul capo di Hamas, Yahya Sinwar: secondo quanto spiega un volantino distribuito dalle Idf, coloro che forniranno informazioni su suo fratello, Muhammad Sinwar, sarà ricompensato con 300 mila dollari, mentre chi darà notizie su Muhammad Deif , leader delle Brigate al-Qassam, riceverà 100 mila dollari.

Almeno 70 presunti terroristi di Hamas si sono arresi alle Idf. E' quanto hanno fatto sapere le stesse Forze di Difesa di Israele. I presunti terroristi hanno consegnato armi ed equipaggiamento nelle vicinanze dell'ospedale Kamal Adwan, nel Nord della Striscia, per poi essere trasferiti in altre località per gli interrogatori.

Nei giorni scorsi, la Brigata corazzata 460 delle Idf e l’intelligence avevano scovato una struttura nei pressi dell'ospedale, utilizzata da Hamas. Dall'inizio del conflitto, i militari hanno focalizzato la loro attenzione sulle aree vicine agli ospedali, considerate come nascondigli sicuri.

Durante le ultime settimane, le operazioni si sono concentrate soprattutto a Sud, specialmente a Khan Younis, dove, secondo gli israeliani, si nasconderebbe la leadership di Hamas.

Secondo il Ministero della Salute di Gaza, controllato da Hamas, dall'inizio del conflitto il bilancio è di 18.787 morti e 50.897 feriti e, stando al portavoce Ashraf al Qudra, “un gran numero di vittime si trova ancora sotto le macerie e per le strade”.

Almeno 116 soldati israeliani delle Idf sono morti dall'inizio della guerra. Gli scontri tra Idf e palestinesi non si fermano neppure in Cisgiordania: secondo l'ong Palestinian Prisoners’ Club, dall'inizio del conflitto sono stati arrestati 4.400 palestinesi in molte città, come Gerusalemme Est, Jenin, Betlemme, Nablus, Ramallah, Hebron e Tubas.

Martedì, inoltre, l'esercito israeliano ha iniziato un'operazione contro i gruppi armati a Jenin.

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