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- Roma - Giovedì 21 Maggio 2026
Hantavirus, gli internisti avvertono: “Non provoca pandemie ma può causare epidemie gravi”
Dopo il focolaio sulla nave MV Hondius, la SIMI richiama l’attenzione sulla preparazione dei medici e sulla necessità di riconoscere rapidamente la patologia.
di Paola Carrella
L’hantavirus non rappresenta un rischio pandemico globale come avvenuto con il Covid-19, ma può comunque provocare epidemie anche molto gravi. È questo il messaggio lanciato dagli specialisti della Società Italiana di Medicina Interna (SIMI) dopo il recente focolaio registrato a bordo della nave da crociera MV Hondius.
A sottolineare la necessità di maggiore preparazione clinica è stato Emanuele Durante Mangoni, professore associato presso Università degli Studi della Campania Luigi Vanvitelli e membro del direttivo SIMI. “Non può causare una pandemia, ma epidemie anche gravi sì. I medici dovrebbero imparare a riconoscerlo”, ha spiegato lo specialista commentando i rischi legati all’Andes virus, uno dei ceppi più pericolosi appartenenti alla famiglia degli hantavirus.
Secondo quanto annunciato, Mangoni e il suo gruppo di lavoro hanno predisposto un dossier scientifico contenente informazioni cliniche e indicazioni operative per aiutare medici internisti e medici di medicina generale a identificare e gestire correttamente eventuali casi sospetti. Il documento sarà pubblicato nei prossimi giorni sullo European Journal of Internal Medicine.
L’obiettivo degli esperti è evitare sottovalutazioni e migliorare la capacità diagnostica, soprattutto dopo le lezioni apprese durante la pandemia da Covid-19.
“L’esperienza maturata con la pandemia ci ha insegnato quanto sia cruciale la preparazione tempestiva”, ha aggiunto Durante Mangoni, evidenziando il ruolo fondamentale della formazione medica e della prevenzione.
Gli hantavirus sono virus trasmessi principalmente attraverso roditori infetti e possono provocare sindromi respiratorie o emorragiche potenzialmente severe. Alcuni ceppi, come l’Andes virus, hanno dimostrato una limitata capacità di trasmissione interumana, elemento che continua a essere monitorato dalla comunità scientifica internazionale.
L’attenzione resta quindi alta sul fronte della sorveglianza sanitaria e della preparazione clinica, soprattutto in contesti internazionali e ad alta mobilità come quello delle crociere.
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