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- Venezia - Mercoledì 17 Giugno 2026
IA, Mattarella: "L'UE deve passare dalle enunciazioni ai fatti concreti"
Al simposio Cotec di Venezia, il Capo dello Stato avverte sui rischi dell'IA per democrazia e disuguaglianze, esortando a una governance responsabile.
I profondi mutamenti introdotti dall'automazione digitale richiedono una transizione rapida dalle intenzioni programmatiche alla governance reale.
Dal palco del diciannovesimo simposio Cotec, ospitato nella cornice della città lagunare, il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha tracciato un'articolata analisi di stampo geopolitico e sociale sulla diffusione dei sistemi computazionali avanzati. Il Capo dello Stato ha evidenziato come l'attuale transizione tecnologica non si limiti a ridefinire i vecchi schemi manifatturieri, ma vada a impattare direttamente sui gangli vitali delle istituzioni e della democrazia: “Con il suo impatto e il suo potenziale trasformativo l’Intelligenza Artificiale sta cambiando profondamente il modo in cui apprendiamo, lavoriamo, produciamo, organizziamo la società. L’Intelligenza Artificiale sta incidendo – con una velocità senza precedenti – su processi industriali e servizi, sulla pubblica amministrazione, su ricerca scientifica, sulla scuola, sulla sanità, sull’accesso ai beni della cultura e dell’informazione”.
L'inquilino del Quirinale ha riconosciuto i benefici intrinseci legati all'ottimizzazione delle risorse e all'innalzamento degli indici di produttività per il sistema economico, marcando tuttavia il carattere inedito e pervasivo di strumenti capaci di rimodellare l'agire umano a un livello molto più profondo rispetto alle passate rivoluzioni industriali: “Questo affascinante strumento offre nuove opportunità per istituzioni, imprese e singoli. Può accrescere la produttività, migliorare i servizi ai cittadini, rendere più efficienti i diversi passaggi, liberando quindi tempo e risorse. Al tempo stesso appare pervasiva e suscettibile di incidere sui comportamenti umani e sugli ordinamenti sociali decisamente più di innovazioni, anche di grande portata, intervenute nel passato.
A differenza di precedenti rivoluzioni tecnologiche – che hanno riguardato soprattutto attività manuali e ripetitive – si tratta di sviluppi di capacità generative che intervengono direttamente su funzioni ad alto contenuto cognitivo: elaborazione di informazioni, scrittura, analisi, progettazione, consulenza, supporto decisionale”.
Il fulcro del monito presidenziale si è concentrato sui profili etici della programmazione algoritmica e sul pericolo di una asimmetria conoscitiva ed economica. Mattarella ha paventato il rischio che l'accentramento dei dati e delle infrastrutture nelle mani di pochissimi attori globali possa scardinare l'autorità stessa degli Stati sovrani, creando un quadro di instabilità internazionale e un ampliamento delle sacche di marginalità sociale: “I calcolatori elettronici che fanno vivere la intelligenza artificiale da quali valori sono guidati? Per quali obiettivi sono stati programmati? In una società libera, il criterio che regola la vita di tutti è quello della responsabilità, del rendere conto.
Assistiamo, certamente, a un processo di ridefinizione di compiti, di competenze richieste, di trasformazione del contributo fornito dall’elemento umano e del suo significato nella catena del valore dei prodotti. Il processo indotto non comporta solamente trasformazioni nel mercato del lavoro e delle professioni, con la potenziale perdita di posti di lavoro in attività esistenti, ma pone il tema del possibile allargarsi delle disuguaglianze, a livello nazionale e fra i Paesi, a partire dal monopolio e dall’accesso a competenze sempre più qualificate”.
L'analisi si è poi spinta sui nodi della sovranità e della pretesa dei grandi cartelli privati di operare in una sorta di vuoto giuridico extrastatale, minacciando le prerogative dei cittadini: “L’Intelligenza Artificiale rappresenta, in ampia misura, un acceleratore per chi sia dotato di capitali e di risorse energetiche, di infrastrutture tecnologiche, dati e competenze avanzate. Il divario tra chi ne dispone e chi ne rimane escluso potrà ampliarsi.
La concentrazione del controllo delle nuove tecnologie nelle mani di pochissimi soggetti privati – che stanno invadendo domini sino a ieri riservati a responsabilità degli Stati e delle organizzazioni deputate a tali scopi dai trattati internationalen, a partire dallo spazio – ne ha fatto realtà talmente potenti da pretendere di disattendere se non di travolgere ogni regola.
Nuovi pretesi attori di imponderabile legittimità, per un nuovo disordine internazionale. Eppure, qualsiasi attività umana sollecita norme di comportamento e di relazione, un codice, una grammatica. Si presenta, quindi, un palese tema di sovranità, su questioni che coinvolgono sicurezza della società e diritti dei cittadini”.
Richiamando la tradizione giuridica nazionale, il Presidente ha citato l'antico principio romano sulla tutela della sfera d'azione e dell'indipendenza individuale all'interno della propria giurisdizione: “Diritti dei cittadini: ottocento anni fa un brillante giurista italiano definì un principio che infrangeva il potere assoluto degli Stati di allora, affermando – nella lingua comune di quel tempo, il latino – “Quilibet in domo sua dicitur rex” – “Chiunque, in casa propria, va considerato sovrano”. In casa propria non in quella altrui o negli ambiti comuni, come rischia di avvenire”.
Per orientare positivamente il cambiamento, respingendo posizioni di sterile rifiuto o demonizzazione del progresso, Mattarella ha invocato una saggia gestione della transizione, trovando una sponda ideale nelle riflessioni contenute nella prima enciclica di Papa Leone XIV, incentrate sulla difesa dell'occupazione come valore identitario e relazionale: “La dicotomia tra benefici e minacce di un salto tecnologico si presenta ciclicamente nella storia. Ogni grande innovazione ha sollecitato speranze e timori, generando progressi quando compresa nei suoi fini intrinseci e orientata al progresso dell’umanità. Questa dicotomia va sciolta. Non nella direzione di una demonizzazione del cambiamento. Al contrario: per esaltarne gli immensi effetti positivi. Sapendolo sapientemente governare, con il fine ultimo di tutelare la dignità delle persone, moltiplicare la consapevolezza – dunque la libertà – dei cittadini e sapendo che il lavoro di ciascuno vi è strettamente connesso.
Pochi giorni addietro, nella sua prima enciclica “Magnifica humanitas” il Pontefice Leone XIV – che, nei giorni scorsi, ha svolto un importante viaggio in Spagna – ha richiamato questa esigenza: l’Intelligenza Artificiale deve rispettare le capacità di ogni persona, non ridurla a elemento marginale di processi automatizzati. Perché – ha scritto – “il lavoro resta una dimensiona fondamentale dell’esperienza umana: non soltanto un mezzo di sostentamento, ma luogo di espressione, di relazioni, di contributo alla comunità””.
La necessità di un'inversione di tendenza diventa urgente a fronte di un pianeta composto quasi interamente da utenti passivi delle infrastrutture digitali, una condizione che penalizza l'accesso ai diritti civili di ultima generazione e impone una massiccia operazione di alfabetizzazione e riqualificazione per le nuove generazioni di lavoratori: “L’alternativa riguarda i giovani, e milioni di persone, di ogni età e condizione, per l’accesso ai servizi più elementari – nuova frontiera della cittadinanza – e milioni di lavoratori che dovranno acquisire nuove capacità per operare in ambienti produttivi integrati con sistemi di IA. Oggi il 99% della popolazione mondiale è un mero utilizzatore passivo delle nuove tecnologie: la capacità di comprenderne i meccanismi, di intervenire nella loro programmazione, è di pochi. Una tendenza che va invertita. Con urgenza”.
In conclusione, il Capo dello Stato ha spronato i partner continentali e le fondazioni scientifiche di Italia, Spagna e Portogallo a fare rete, chiedendo alle istituzioni di Bruxelles di superare i veti e i particolarismi per tradurre l'architettura delle regole in strumenti operativi immediati: “I nostri Paesi devono rafforzare l’ecosistema dell’innovazione e si comprende quindi il valore del memorandum firmato poc’anzi dai presidenti dei tre Cotec. L’Unione Europea deve compiere un salto. Passare dalla enunciazione di principi alle decisioni concrete. Le strategie sono state ampiamente discusse. Vanno messe in atto, adesso, le politiche necessarie, con il passaggio dalla, necessaria, produzione di regole alla operatività.
E’ indispensabile che i governi membri abbandonino timidezze e riserve e che non siano di freno per l’azione comune. La sfida che abbiamo dinanzi è plurale e complessa. È una delle grandi prove del nostro tempo e nessun Paese può immaginare di affrontarla in solitaria. Che forma prenderà il mondo nei primi anni, è uno degli interrogativi che si pone, opportunamente, questa sessione Cotec di Venezia.
L’incontro odierno assume, pertanto, un valore particolare. Le Fondazioni Cotec di Portogallo, Spagna e Italia hanno promosso negli anni un dialogo fecondo sull’innovazione. Oggi sono chiamate a misurarsi con una responsabilità conseguente: contribuire a una risposta europea alla trasformazione del lavoro nel tempo dell’Intelligenza Artificiale. Non lasciamoci sfuggire l’opportunità di rinnovare – adeguandole al futuro – le basi del connubio tra innovazione, lavoro e democrazia, che ha caratterizzato il XX secolo. Lo dobbiamo alle giovani generazioni”.
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