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  • Roma - Domenica 14 Giugno 2026

Imane Laloua, dopo 23 anni una possibile svolta: c'è un indagato per l'omicidio della giovane scomparsa da Prato

Il caso di Imane Laloua, scomparsa nel 2003, si riapre con un indagato albanese accusato di omicidio, dopo anni di misteri e indagini.

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di Roberta Damiata

Un caso rimasto senza risposte per oltre due decenni

Dopo oltre vent'anni di misteri, piste investigative e domande rimaste senza risposta, il caso di Imane Laloua potrebbe essere arrivato a un punto di svolta. La giovane marocchina, scomparsa da Prato nel 2003 all'età di 22 anni, è al centro di una nuova fase dell'inchiesta che, per la prima volta, vede l'iscrizione di una persona nel registro degli indagati. Si tratta di un cittadino albanese di 45 anni residente a Firenze, accusato di omicidio e soppressione di cadavere. Una novità significativa in una vicenda che per anni è rimasta avvolta nell'ombra e che rappresenta uno dei casi irrisolti più inquietanti della cronaca toscana.

La terribile scoperta lungo l'Autosole

Il drammatico ritrovamento risale al 21 giugno 2006. Quel giorno un camionista, fermatosi in una zona boschiva lungo l'autostrada A1, nel tratto compreso tra Barberino di Mugello e Roncobilaccio, notò alcuni sacchi di plastica abbandonati tra la vegetazione. Avvicinandosi per capire di cosa si trattasse, si trovò davanti a una scena agghiacciante: all'interno delle buste erano nascosti resti umani smembrati e in avanzato stato di deterioramento. Per lungo tempo l'identità della vittima rimase sconosciuta. Solo successivamente, grazie agli esami genetici, fu possibile stabilire che quei resti appartenevano a Imane Laloua, scomparsa tre anni prima senza lasciare tracce.

Anni di indagini e piste senza esito

Da quel momento gli investigatori hanno seguito numerosi filoni investigativi nel tentativo di ricostruire gli ultimi giorni di vita della giovane e individuare il responsabile del delitto. Nel corso degli anni sono emerse diverse ipotesi, comprese alcune suggestioni legate a presunti ambienti esoterici e gruppi satanisti, ma nessuna di queste ha mai trovato conferme concrete. L'inchiesta ha attraversato fasi alterne, tra nuovi accertamenti e richieste di archiviazione, senza però arrivare a una soluzione definitiva.

I reperti dimenticati che riaprono il caso

La nuova pista nasce da alcuni oggetti recuperati all'interno dell'automobile dell'uomo oggi indagato. I reperti erano stati rinvenuti poche settimane prima del ritrovamento dei resti di Imane e successivamente conservati negli uffici di un commissariato delle Marche. Per anni quel materiale non è stato sottoposto ad approfondimenti specifici perché non era stato ritenuto collegato all'omicidio della giovane marocchina. Oggi, però, quegli stessi oggetti sono diventati il fulcro della nuova attività investigativa. La Procura di Firenze ha notificato all'indagato un avviso per accertamenti irripetibili, autorizzando una serie di analisi scientifiche finalizzate a verificare l'eventuale presenza di tracce biologiche riconducibili alla vittima.

Le nuove analisi genetiche

Gli esperti sono chiamati a svolgere un lavoro particolarmente complesso. Il lungo periodo trascorso dai fatti rende infatti più difficile il recupero di eventuali elementi utili, ma gli investigatori ritengono che gli esami possano ancora fornire indicazioni decisive. Proprio dai risultati delle analisi genetiche potrebbe arrivare una conferma o una smentita della nuova ipotesi investigativa. Per il momento gli inquirenti mantengono il massimo riserbo, evitando di diffondere dettagli che possano compromettere gli accertamenti in corso.

La battaglia della famiglia per la verità

Nel frattempo cresce l'attesa dei familiari di Imane, che da oltre vent'anni chiedono di conoscere la verità su quanto accaduto alla giovane. L'avvocato Francesco Filograsso, che assiste la madre della vittima, Chakir Zoubida, ha sottolineato come la famiglia non abbia mai smesso di credere nella possibilità di arrivare a una svolta. “Credo che ci sia ancora molto da fare”, ha dichiarato il legale. “Lo abbiamo sostenuto opponendoci alla richiesta di archiviazione e chiedendo la riapertura delle indagini. Diverse persone sono rimaste nell'ombra durante i precedenti accertamenti”. Parole che evidenziano come, secondo la difesa dei familiari, vi siano ancora aspetti della vicenda che meritano di essere approfonditi.

Il lavoro del Ros sui cold case

La riapertura dell'attenzione sul caso Laloua sarebbe maturata nell'ambito delle attività di approfondimento condotte dai carabinieri del Ros su una serie di donne scomparse e delitti rimasti irrisolti. Queste verifiche sono state sviluppate anche nel contesto dell'inchiesta coordinata dalla Procura di Prato su Vasile Frumuzache, guardia giurata accusata dell'omicidio di due giovani escort romene. Gli investigatori precisano che non sono emersi collegamenti diretti tra il caso di Imane e l'uomo coinvolto nell'altra indagine. Tuttavia, proprio il riesame di vecchi fascicoli e di elementi rimasti a lungo inutilizzati avrebbe portato alla scoperta dei reperti oggi considerati potenzialmente rilevanti.

Il passaggio degli atti alla Procura di Firenze

Secondo quanto emerso, il 45enne attualmente indagato avrebbe percorso l'autostrada transitando anche in Toscana prima di essere fermato nelle Marche. Da questa circostanza sarebbe nata la trasmissione degli atti alla Procura di Firenze, che ha deciso di approfondire la posizione dell'uomo fino a iscriverlo formalmente nel registro degli indagati. Un passaggio che non equivale a una condanna, ma che rappresenta un importante sviluppo investigativo in una vicenda rimasta per anni senza un responsabile.

Il mistero del cellulare ancora acceso

Tra gli aspetti che attendono ancora una spiegazione figura anche quello legato al telefono cellulare della giovane. La difesa della famiglia aveva infatti evidenziato nei mesi scorsi come il dispositivo risultasse agganciarsi a intermittenza alle reti telefoniche anche dopo la scomparsa di Imane. Un elemento che potrebbe contribuire a ricostruire gli ultimi spostamenti della ragazza e che resta uno dei tasselli più enigmatici dell'intera vicenda. A distanza di ventitré anni, il caso Imane Laloua continua dunque a sollevare interrogativi. Le nuove analisi disposte dalla Procura potrebbero finalmente fare luce su uno dei più dolorosi cold case italiani e offrire alla famiglia quelle risposte attese da oltre due decenni.

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