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La Camera dei deputati ospita domattina, dalle 10 alle 13, nell’Aula dei Gruppi Parlamentari, la sesta edizione del Premio Francesco Cossiga, promosso dalla Società Italiana di Intelligence, il cui presidente è Mario Caligiuri, professore all’Università della Calabria.
La Camera dei deputati ospita domattina, dalle 10 alle 13, nell’Aula dei Gruppi Parlamentari, la sesta edizione del Premio Francesco Cossiga, promosso dalla Società Italiana di Intelligence, il cui presidente è Mario Caligiuri, professore all’Università della Calabria.
Il Premio, uno dei tradizionali “gioielli artistici” del Maestro orafo crotonese Gerardo Sacco, sarà conferito alla memoria dell’Ammiraglio Fulvio Martini e consegnato alla figlia Adriana Martini alla quale Federico Mollicone, Presidente della 7ª Commissione Cultura della Camera dei deputati, consegnerà anche la Medaglia della Camera dei deputati.
Ma non sarà solo una celebrazione di Fulvio Martini- sottolinea il Presidente della Società di Intelligence Mario Caligiuri- “ma sarà soprattutto un momento di riflessione sulla natura dell’Intelligence quale funzione dello Stato: servizio fondato su eccellenza, discrezione e responsabilità”.
E’ lo stesso Mario Caligiuri, Presidente della Società di intelligence che ci anticipa i motivi di questo premio all’ammiraglio Fulvio Martini: “Fulvio Martini attraversò l’intera storia repubblicana dei Servizi italiani con una cifra distintiva: coniugare rigore atlantico e sensibilità mediterranea. Dalla previsione della guerra del Kippur all’anticipazione del tentativo di golpe contro Gorbaciov, la sua traiettoria testimonia una capacità analitica orientata all’anticipazione del mutamento”.
Parliamo di un uomo raccontato ammirato e imitato dai servizi di intelligence di tutto il mondo per le sue intuizioni e la sua classe istituzionale.
Alla guida del SISMI, ricordiamo, consolidò una struttura autonoma, fondata su professionalità e fiducia, sottratta a logiche estranee all’interesse nazionale. “L’autonomia dell’Intelligence, sottolinea Mario Caligiuri- nella sua visione, non era opzione ma condizione”.
Ma lo tesso vale per Francesco Cossiga, il Presidente della Repubblica “che fece della sicurezza nazionale un ambito di elaborazione strategica”.
Da ministro dell’Interno e presidente del Consiglio, promosse una riforma capace di bilanciare efficacia operativa e controllo democratico, strutturando un sistema fondato su indirizzo politico e vigilanza parlamentare. L’Intelligence, nella sua concezione- ripete ormai da anni lo stesso prof. Mario Caligiuri- “non è strumento di potere ma funzione dello Stato: chiamata a orientare la decisione pubblica nei contesti di maggiore complessità”.
Mi piace ricordare qui che nel saggio “Nome in codice “Cesare”. Francesco Cossiga e l’Intelligence”, pubblicato su GNOSIS, la prestigiosa rivista dell’Intelligence italiana (rivista magistralmente diretta da Alessandro Ferrara) Mario Caligiuri restituisce il profilo di uno statista che seppe trasformare l’Intelligence da apparato di sicurezza a pilastro strategico e culturale della Repubblica. Un’eredità che continua a rappresentare un modello di responsabilità istituzionale, visione strategica e fedeltà all’interesse nazionale.
“Cossiga – spiega lo studioso- promosse con convinzione una cultura dell’Intelligence intesa come disciplina trasversale. Non soltanto strumento di sicurezza nazionale, ma risorsa applicabile all’economia, alla ricerca scientifica, alla gestione aziendale, sempre nel rispetto dei valori democratici. La sua passione per la tecnologia, testimoniata dall’attività di radioamatore (Andy Capp), si intrecciava a una capacità di visione che gli consentiva di cogliere in anticipo mutamenti e tensioni del sistema internazionale. Profondo conoscitore delle istituzioni e della Costituzione, considerava l’Intelligence non un corpo estraneo allo Stato di diritto, ma un fattore di ampliamento degli spazi civili e culturali”.
Il Premio Francesco Cossiga per l’Intelligence 2025 segna, dunque, un passaggio ideale: ricorda che l’Intelligence non è tecnicismo né esercizio di influenza, ma disciplina morale e servizio alla Repubblica.
Ad aprire i lavori sarà lo stesso Presidente Mollicone. Seguiranno poi saluti dei vicepresidenti della Giuria, Mario Caligiuri e Giuseppe Cossiga. Interverranno Lorenzo Guerini, presidente del COPASIR, e Vittorio Rizzi, direttore del DIS. La relazione conclusiva sarà invece affidata al presidente della Giuria, Gianni Letta che nei fatti è l’uomo che ha attraversato la storia Repubblica, e che della storia della Repubblica rimarrà uno degli esempi istituzionali più rigorosi e moralmente più impeccabili e trasparenti. Quasi un uomo di Stato. Coordina invece i lavori come sua tradizione Giorgio Rutelli.
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