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  • Roma - Giovedì 14 Maggio 2026

Iran, Centcom: “Distrutte 161 navi da guerra e il 90% delle mine di Teheran”. Trump: "Xi si è offerto di aiutare, non manderà armi"

Il ministro degli Esteri Araghchi invoca il sostegno dei Brics: “Si deve rompere il falso senso di superiorità dell’Occidente”.

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Il braccio di ferro militare nel Golfo di Oman e nell’Oceano Indiano segna un punto di svolta a favore delle forze alleate.

Durante un'audizione al Congresso, l’ammiraglio Brad Cooper, a capo del Centcom, ha presentato un bilancio pesantissimo sulle capacità operative di Teheran, annunciando che le forze statunitensi hanno eliminato “161 unità navali totali relative a 16 diverse classi di navi da guerra”.

Un'azione chirurgica che, unita alla distruzione di oltre il 90% dell'arsenale di mine navali attraverso 700 attacchi mirati, ha portato Cooper a dichiarare che “la Marina iraniana non può più rivendicare lo status di potenza marittima e non è in grado di proiettare la sua forza” nella regione.

Questo indebolimento bellico si intreccia con i delicati colloqui diplomatici in corso a Pechino tra i presidenti americano e cinese. Donald Trump, in un'intervista a Fox News, ha riferito con ottimismo l'esito dei primi incontri con Xi Jinping, sottolineando che il leader cinese si è offerto di collaborare sul dossier iraniano e ha garantito che “non fornirà equipaggiamento militare” a Teheran.

Tale affermazione è stata definita dal tycoon come una “dichiarazione importante” per la stabilità globale, in una giornata in cui entrambi i leader hanno concordato sulla necessità che lo Stretto di Hormuz “rimanga aperto”.

Nonostante la parziale distensione diplomatica, la situazione sul campo resta estremamente volatile. Mentre l'Arabia Saudita propone ai partner occidentali un patto di non aggressione con l'Iran sul modello degli Accordi di Helsinki per gestire il post-conflitto, i Pasdaran hanno risposto attivando nuovi protocolli per il transito delle navi cinesi nel Golfo, a seguito di pressioni dirette da parte di Pechino.

La tensione si sposta però anche lungo le coste degli Emirati, dove un'agenzia marittima britannica ha denunciato il sequestro di un peschereccio da parte di personale iraniano.

Contemporaneamente, il fronte diplomatico si allarga a Washington con l'avvio del terzo round di colloqui tra Israele e Libano, oscurato però dal ferimento di civili nel nord di Israele a causa di un drone di Hezbollah.

In questo scenario, l'allarme economico della Banca di Spagna ammonisce sulle conseguenze durature dei prezzi energetici, con l'inflazione che potrebbe schizzare al 9,5% se il prezzo del petrolio dovesse toccare i 220 dollari al barile, portando l'economia europea verso una recessione non abituale.

Dal canto suo, l'Iran continua a cercare sponde internazionali attraverso il ministro degli Esteri Araghchi, che ha esortato i Brics a rompere quello che definisce il “falso senso di superiorità e immunità dell’Occidente”, chiedendo una condanna ferma per le azioni di Israele e Stati Uniti.

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