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  • Roma - Martedì 9 Giugno 2026

Iran: elicottero Apache Usa si schianta vicino a Hormuz. Trump annuncia "vittoria totale molto presto". Teheran: "Non siamo proxy del Libano"

I due membri dell'equipaggio del velivolo militare d'attacco sono rimasti illesi dopo l'incidente avvenuto lunedì nei pressi dello stretto strategico. Il capo della Casa Bianca conferma l'accaduto e rilancia l'offensiva diplomatica, promettendo la resa della Repubblica Islamica entro quattordici giorni. Il portavoce del governo iraniano frena sulle definizioni occidentali: "Iran e Libano hanno un nemico comune".

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La crisi geopolitica che vede contrapposti gli Stati Uniti e la Repubblica Islamica dell'Iran si arricchisce di un nuovo, delicato capitolo militare e verbale, mentre i canali diplomatici tentano faticosamente di contenere l'escalation.

Un elicottero d’attacco AH-64 Apache in dotazione all’esercito statunitense si è schiantato nella giornata di lunedì non lontano dalle acque strategiche dello Stretto di Hormuz, uno dei passaggi marittimi più sensibili del globo per il transito delle forniture energetiche mondiali.

Stando a quanto rivelato dal quotidiano New York Times, l'impatto non ha fortunatamente causato vittime: entrambi i membri dell'equipaggio presenti a bordo del mezzo militare sono infatti riusciti a salvarsi. Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha successivamente confermato in via ufficiale la notizia del sinistro aeronautico.

Nonostante l'incidente sul campo, la presidenza americana ha voluto esibire estrema fermezza e sicurezza circa l'esito della contrapposizione in corso con il regime sciita. Nel corso di un intervento programmato in teleconferenza, l'inquilino della Casa Bianca ha formulato una previsione temporale categorica e perentoria sul collasso delle resistenze di Teheran, annunciando il raggiungimento degli obiettivi geopolitici di Washington nel giro di quattordici giorni: “Vinceremo davvero nelle prossime due settimane, quando dichiareremo la vittoria totale. Sarà una vittoria totale e accadrà molto presto”.

Sul fronte opposto, le istituzioni della Repubblica Islamica hanno affidato alla televisione satellitare Al Jazeera la propria replica ufficiale, respingendo con forza le categorie geopolitiche utilizzate dalle cancellerie occidentali per descrivere l'architettura delle alleanze mediorientali, in particolare i legami storici con le milizie sciite libanesi di Hezbollah.

Il portavoce del governo di Teheran ha voluto marcare una netta distinzione tra la cooperazione strategica e la subordinazione militare, puntualizzando la sovranità delle rispettive nazioni: “I percorsi della diplomazia e l’utilizzo delle nostre capacità difensive saranno impiegati per rivendicare i diritti del nostro popolo. Iran e Libano non sono agenti l’uno per l’altro e nessuno dei due combatte per conto dell’altro”.

La dichiarazione dell'esecutivo iraniano giunge in una fase di estrema vulnerabilità e frizione sul terreno e punta a disinnescare la narrazione che riduce i partner regionali a semplici pedine di un conflitto per procura. Nello specificare che Teheran e Beirut “non sono wali (proxy) l’uno dell’altro”, il portavoce ha concluso indicando nell'asse israelo-americano il fattore di minaccia per l'integrità territoriale dei paesi dell'area: “Iran e Libano hanno un nemico comune che vuole distruggere il Libano, frammentare l’Iran e indebolirlo”.

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