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- Roma - Venerdì 12 Giugno 2026
Iran, media: "Vance e Ghalibaf potrebbero firmare memorandum domenica"
Reuters e Bloomberg ipotizzano la sigla dell'intesa a Ginevra, dove sono già giunti aerei cargo USA. L'agenzia iraniana Mehr svela una bozza in 14 punti che esclude il programma missilistico e prevede 300 miliardi per la ricostruzione. Il presidente statunitense rivendica il successo in solitaria a La7, mentre il ministro Tajani precisa la posizione di Roma e il New York Times svela un imminente e drastico taglio delle forze militari americane nella Nato in Europa.
Le diplomazie internazionali lavorano a ritmo serrato per formalizzare lo storico cambio di rotta nei rapporti tra Stati Uniti e Iran.
Secondo quanto riportato dai siti web di Reuters e Bloomberg, un memorandum d'intesa per mettere la parola fine alle ostilità belliche nel Golfo potrebbe essere firmato già nella giornata di domenica. Fonti interpellate da Reuters specificano che il testo del documento è in via di definizione e che le autorità di Teheran mantengono fermezza sulla propria linea, esigendo che il trattato decreti lo stop dei combattimenti anche in territorio libanese.
Il piano di lavoro mira a chiudere la formulazione del testo entro sabato, consentendo così la sottoscrizione ufficiale da parte del vicepresidente degli Stati Uniti, JD Vance, e del presidente del Parlamento iraniano, Mohammed Ghalibaf. La sede dell'incontro non è ancora stabilita ufficialmente, ma Ginevra si profila como l'opzione più probabile.
A sostegno di questo scenario, la testata Axios riferisce che la cerimonia potrebbe celebrarsi "nei prossimi giorni" proprio nella città svizzera. La scorsa giornata, quattro velivoli statunitensi C-17 sono decollati verso il continente europeo trasportando "materiale per un possibile viaggio" del vice di Trump, indicato dal tycoon como il delegato per la firma dell'accordo preliminare. Axios, citando in forma anonima un diplomatico appartenente a uno dei Paesi mediatori, rivela che il memorandum d'intesa prevede "la riapertura immediata dello Stretto di Hormuz senza pedaggi" e "un alleggerimento delle sanzioni" a beneficio di Teheran.
Viene inoltre sancito "un prolungamento per 60 giorni del cessate il fuoco" in vigore tra le due nazioni, valido "anche in Libano", sebbene manchino al momento ulteriori dettagli su quest'ultimo punto. Il testo, prosegue il diplomatico, "comprende un quadro che affronta la questione delle scorte di uranio arricchito iraniano", sebbene "qualsiasi azione riguardante il programma nucleare iraniano dovrebbe dipendere da un secondo accordo più dettagliato".
Entrambe le capitali avrebbero espresso il proprio assenso sul testo, pur ammettendo la necessità di un'approvazione finale. Axios cita poi un alto funzionario USA secondo cui Donald Trump avrebbe "accettato che una delle possibili soluzioni" per il nodo atomico sia il "declassamento (down-blending) dell’uranio altamente arricchito iraniano all’interno del Paese sotto la supervisione di ispettori delle Nazioni Unite".
Due fonti informate hanno poi confermato che l'intesa ha ricevuto il via libera ad alti livelli della dirigenza iraniana, ma al momento "probabilmente non ancora da parte guida suprema Mojtaba Khamenei".
Dall'Iran, l'agenzia di stampa Mehr riporta che le parti sono pronte ad avviare i negoziati finali concentrandosi esclusivamente sulle tematiche economiche e nucleari, escludendo in modo definitivo il programma missilistico. Secondo l'organo d'informazione di Teheran, la bozza preliminare prevede il termine del blocco navale americano a Hormuz, la riapertura delle rotte dello stretto, l'annullamento delle sanzioni petrolifere, lo sblocco dei capitali finanziari iraniani congelati all'estero e l'impegno di Washington a ritirare i propri contingenti militari dalle aree limitrofe all'Iran. Mehr precisa che lo schema dell'accordo, che ricalca da vicino le proposte originarie iraniane e non ha ancora ricevuto conferme pubbliche ufficiali da Washington o Teheran, necessita del via libera delle autorità competenti.
L'elenco dei termini contenuti nei 14 punti della bozza del memorandum d'intesa diffuso da Mehr prevede: cessazione permanente e immediata della guerra su tutti i fronti, Libano compreso; l'impegno degli Stati Uniti a non interferire negli affari interni dell'Iran e il rispetto per la sua sovranità; la revoca del blocco navale statunitense entro 30 giorni; il ritiro delle forze statunitensi dalle aree circostanti l'Iran; la riapertura dello stretto di Hormuz entro 30 giorni "con accordi con l'Iran"; la sospensione delle sanzioni statunitensi sul petrolio iraniano; lo stanziamento da parte degli Stati Uniti e dei loro alleati di piani di ricostruzione per l'Iran del valore di almeno 300 miliardi di dollari; l'avvio di sessanta giorni di negoziati per raggiungere un accordo definitivo "basato sulle questioni nucleari e sulla revoca completa" delle sanzioni; la riaffermazione dell'impegno dell'Iran a non produrre armi nucleari; l'impegno degli Stati Uniti a non incrementare le proprie forze nella regione durante le trattative; il divieto per gli USA di imporre nuove sanzioni per l'intera durata dei negoziati; lo sblocco di 24 miliardi di dollari di fondi iraniani congelati; l'istituzione di un meccanismo di monitoraggio per verificare l'attuazione dell'accordo; l'obbligo di approvazione dell'accordo definitivo tramite una formale risoluzione del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite.
Mehr sottolinea che la fase finale dei negoziati non prenderà il via prima che si siano concretizzati lo sblocco di almeno la metà dei fondi congelati, la sospensione delle sanzioni sul greggio e la fine del blocco navale USA, specificando che "le discussioni sul programma missilistico iraniano e sul sostegno ai gruppi di resistenza sono stata definitivamente escluse dall'agenda".
Le modalità del successo militare rivendicato dagli Stati Uniti hanno innescato un'accesa polemica a distanza con gli alleati occidentali. Contattato telefonicamente dal giornalista Daniele Compatangelo nel corso della trasmissione Omnibus su La7, il presidente Donald Trump ha liquidato il ruolo dell'Unione Europea e del G7 nella gestione della crisi con parole perentorie: “Non avevamo bisogno del loro sostegno. Abbiamo vinto la guerra. Era in qualche modo irrilevante! Devo andare, ho una grande riunione in corso, ma abbiamo vinto la guerra in Iran. Non avevamo bisogno del loro aiuto. Grazie mille”.
Il leader della Casa Bianca ha rimarcato che il supporto delle nazioni europee fosse del tutto "irrilevante", attribuendo il raggiungimento degli obiettivi strategici unicamente alle forze di Washington.
A stretto giro è giunta la replica del ministro degli Esteri italiano, Antonio Tajani, interpellato sulla questione a margine della conferenza dei Consoli italiani riuniti alla Farnesina. Il titolare del dicastero ha respinto le accuse di passività, chiando i confini geopolitici dell'impegno italiano ed europeo: “Trump dice che l'Europa è stata irrilevante e che gli Stati Uniti hanno vinto la guerra da soli? Non era una guerra a cui abbiamo partecipato e non dovevamo partecipare. Noi facciamo la nostra parte. L'Europa è presente e l'Italia è presente per garantire il traffico marittimo nel Mar Rosso. Noi siamo presenti, facciamo la nostra parte ma non eravamo, non siamo e non saremo in guerra con l’Iran”.
In questo clima di ridefinizione degli equilibri globali, il New York Times rivela l'esistenza di un piano dettagliato elaborato da Washington per ridurre drasticamente la propria presenza militare all'interno delle operazioni Nato nel Vecchio Continente.
Sulla scorta di un documento ufficiale trasmesso agli alleati europei all'inizio di giugno e confermato al giornale da due alti funzionari, il Pentagono pianifica il taglio da 150 a 100 dei caccia tattici F-16 e F-15E stanziati in Europa, la contrazione dei velivoli da ricognizione (che scenderanno da 26 a 15 unità), il ritiro completo di tutti e otto gli aerei da rifornimento cisterna in dote, oltre al "ricollocamento di un sottomarino lanciamissili, di una portaerei e di diverse navi da guerra". I funzionari statunitensi hanno avvertito che il ridimensionamento dei mezzi verrà avviato "molto presto", bruciando le tempistiche ipotizzate dai partner europei.
Il Pentagono ha "rifiutato di commentare le cifre specifiche contenute nel documento", limitandosi a richiamare una nota del suo Comando Europeo sulla volontà generale di alleggerire l'impegno militare in Europa, i cui dettagli erano stati parzialmente anticipati da Die Welt. L'improvviso disimpegno rischia di compromettere la capacità della Nato di tracciare i movimenti dei sottomarini russi o di lanciare vettori Tomahawk a lungo raggio in profondità nel territory di Mosca. Fonti diplomatiche della Nato hanno confidato all'ANSA che l'Alleanza "è già al lavoro" per riequilibrare il modello delle forze nazionali.
Pur non essendo ancora pronto un piano organico a causa della freschezza della comunicazione americana, una fonte ha precisato che “la cosa positiva è che la strategia presentata dagli Usa è stata chiaramente pensata in modo che l'Europa possa difendersi in futuro”, aggiungendo che se la sostituzione dei jet da combattimento non viene giudicata "problematica", la compensazione di altre capacità strategiche si preannuncia "più difficile".
Sull'evoluzione dei negoziati si inserisce infine la netta presa di posizione del primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu, che ha diffuso una nota ufficiale per ribadire la assoluta convergenza strategica con la presidenza americana sul dossier atomico, fissando i paletti per la sicurezza nazionale dello Stato ebraico: “Finché sarò primo ministro di Israele, l'Iran non avrà armi nucleari. Il presidente Trump e io siamo in pieno accordo su questo punto. Da oltre 30 anni sono in prima linea nella lotta internazionale contro il programma nucleare iraniano. Se non fosse per questa lotta, l'Iran avrebbe avuto bombe atomiche per distruggere Israele molto tempo fa. L'Iran sta lavorando per distruggere lo Stato ebraico e io dedico la mia vita a impedirglielo e finché sarò premier di Israele, questo non accadrà.”
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