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  • Roma - Giovedì 7 Maggio 2026

Iran, Teheran frena sul memorandum: "Non siamo ancora arrivati ad una conclusione"

Mentre l'Iran istituisce una nuova autorità per tassare lo stretto di Hormuz, Tajani conferma la disponibilità dell'Italia per la sicurezza della navigazione solo dopo il cessate il fuoco.

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L'Iran dovrebbe consegnare oggi ai mediatori la sua risposta alla proposta statunitense per porre fine alla guerra.

Nonostante il presidente Donald Trump abbia parlato di “colloqui molto positivi” nelle ultime 24 ore, affermando che gli iraniani “vogliono fare un accordo” ma che “non possono avere un’arma nucleare”, da Teheran arriva una frenata. Il portavoce del ministero degli Esteri, Esmail Baghaei, ha infatti dichiarato che l’Iran sta esaminando i messaggi tramite la mediazione del Pakistan, ma che “l’Iran non è ancora giunto a una conclusione e non ha fornito alcuna risposta alla parte americana” sul memorandum in 14 punti.

Sul piano strategico, l'Iran ha istituito l'“Autorità dello Stretto del Golfo Persico” per controllare e tassare il transito delle navi a Hormuz, una mossa che gli esperti ritengono violi il diritto internazionale.

In merito a questa crisi, il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha dichiarato: “Abbiamo dato la nostra disponibilità a partecipare a iniziative internazionali una volta raggiunto un cessate il fuoco stabile per far sì che possa essere garantita la libertà di navigazione”, aggiungendo che “quando sarà il momento saremo pronti a fare la nostra parte”.

Tajani ha confermato che domani incontrerà il Segretario di Stato Marco Rubio, ribadendo che “la soluzione diplomatica è l’unico modo per una pace duratura”.

Mentre la Casa Bianca auspica una svolta entro venerdì, un'analisi riservata della Cia rivela che “l’Iran può resistere al blocco navale statunitense per almeno tre o quattro mesi” e che conserva circa il 70% delle scorte di missili pre-belliche.

Sul campo si registrano ancora forti tensioni: un razzo ha colpito la base Unifil di Shama, sede del contingente italiano (senza causare feriti), mentre Israele ha colpito membri della sicurezza di Hamas a Gaza e il figlio del leader Khalil al-Hayya.

Benjamin Netanyahu ha avvertito che “nessun terrorista gode di immunità”, riferendosi ai raid a Beirut contro Hezbollah, mentre il ministro Smotrich ha annunciato lo sradicamento di 3.000 ulivi palestinesi in Cisgiordania per espandere gli insediamenti.

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