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  • Roma - Mercoledì 6 Maggio 2026

Iran, Trump: "Se Teheran accetta l'accordo, Hormuz verrà riaperto a tutti"

Svolta nello Stretto di Hormuz: il presidente USA sospende temporaneamente il "Project Freedom" per testare la volontà di Teheran. Si attende una risposta iraniana entro 48 ore su un memorandum d'intesa, ma resta la minaccia di nuovi bombardamenti.

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Giornata di altissima tensione e spiragli diplomatici nel Golfo Persico. Il presidente statunitense Donald Trump ha annunciato su Truth una breve sospensione del "Project Freedom" (le operazioni di scorta e sblocco navale a Hormuz) per verificare se sia possibile chiudere un accordo definitivo con l'Iran.

 Trump ha chiarito che lo Stretto tornerà navigabile per tutti, comprese le imbarcazioni iraniane, a patto che Teheran accetti i termini proposti: "Supponendo che l'Iran accetti di dare quanto concordato, il che è forse un'ipotesi azzardata, la già leggendaria Epic Fury giungerà al termine".

Il monito resta però drastico: se l'intesa fallirà, "inizieranno i bombardamenti" con un'intensità "molto maggiore rispetto a prima".

Secondo fonti citate da Axios, la Casa Bianca ritiene di essere vicina a un memorandum d'intesa di una sola pagina: l'Iran si impegnerebbe a una moratoria sull'arricchimento nucleare in cambio della revoca delle sanzioni e dello sblocco di miliardi di dollari di fondi congelati. Teheran ha 48 ore per rispondere, ma dal vertice a Pechino con l'omologo cinese Wang Yi, il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi ha frenato gli entusiasmi: "L'Iran accetterà solo un accordo equo e completo", definendo la pressione statunitense un "chiaro atto di aggressione".

Mentre i negoziati proseguono, la violenza non si ferma. La nave portacontainer francese 'San Antonio' è stata colpita nello Stretto di Hormuz, causando feriti tra l'equipaggio (cittadini filippini). Il presidente francese Emmanuel Macron ha minimizzato l'accaduto durante il Consiglio dei ministri: "In nessun caso è stata presa di mira la Francia".

Nel frattempo, il conflitto si allarga: l'IDF ha ordinato l'evacuazione di 12 villaggi nel Libano meridionale, colpendo oltre 25 obiettivi legati a Hezbollah.

Sul fronte umanitario, l'ONU ha chiesto a Israele il rilascio immediato di due attivisti internazionali, citando gravi maltrattamenti subiti durante la detenzione. La Cina, attraverso Wang Yi, ha ribadito che un cessate il fuoco completo è ormai "necessario e inevitabile".

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