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  • Roma - Mercoledì 6 Maggio 2026

Salario giusto e produttività, la proposta Unicoop per rendere sostenibile il lavoro nei settori più fragili

Nel confronto sul Decreto Lavoro, Unicoop rilancia il tema decisivo della sostenibilità: tutelare i salari è necessario, ma nei comparti a bassa marginalità serve accompagnare l’aumento delle retribuzioni con contrattazione di produttività, formazione e percorsi di transizione salariale.

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Nel dibattito aperto dal Decreto Lavoro, la questione del salario giusto si conferma uno dei nodi centrali della politica economica e sociale. Il provvedimento del 2026 ha infatti rafforzato il riferimento ai trattamenti economici previsti dai contratti collettivi nazionali sottoscritti dalle organizzazioni comparativamente più rappresentative, senza introdurre un salario minimo legale fissato in euro all’ora.

È dentro questo scenario che si inserisce la proposta di UNICOOP, che prova a spostare il baricentro della discussione da una logica puramente normativa a una logica di sostenibilità concreta.

L’idea di fondo è chiara: il rafforzamento delle tutele retributive non può essere separato dalla capacità reale delle imprese di sostenerle nel tempo, soprattutto nei settori dove i margini sono più compressi e il rapporto tra costo del lavoro, produttività e prezzi resta strutturalmente più delicato.

Turismo, servizi alla persona, commercio tradizionale e ristorazione rappresentano, in questa prospettiva, il punto più sensibile del problema. In questi comparti, un aumento dei livelli retributivi non accompagnato da strumenti di adattamento organizzativo e produttivo rischia di produrre squilibri, scaricando tensioni sulle imprese, sui livelli occupazionali o sui prezzi finali. Da qui la scelta di affiancare il principio del salario giusto a un sistema di accompagnamento costruito attorno alla contrattazione collettiva.

Il cuore della proposta si muove lungo tre direttrici: contrattazione di produttività, formazione e riqualificazione professionale, contratti di transizione salariale per i comparti più esposti. In questa architettura, il salario minimo di tutela non viene contestato, ma collocato dentro un percorso più ampio, nel quale il miglioramento retributivo deve intrecciarsi con innovazione organizzativa, crescita delle competenze e recupero di efficienza.

La contrattazione, in altre parole, non resta soltanto il luogo in cui si fissano i trattamenti economici, ma diventa lo spazio in cui si costruisce una strategia di equilibrio tra qualità del lavoro e sostenibilità d’impresa. Il tema non è secondario, anche perché la dinamica della produttività italiana continua a rappresentare uno dei principali limiti alla crescita salariale. Secondo un’analisi ADAPT che richiama i dati del Rapporto annuale CNEL 2025, dal 1995 al 2024 la produttività del lavoro in Italia è cresciuta in media appena dello 0,2% l’anno, contro l’1,2% della media europea, mentre nel periodo 2019-2024 avrebbe registrato addirittura un andamento negativo pari a -0,1%, a fronte del +0,4% dell’Unione europea.

In questo quadro, legare salari e produttività non significa depotenziare le tutele, ma affrontare il nodo strutturale che da anni frena il sistema italiano. Un altro elemento rilevante della proposta riguarda il rapporto con le politiche pubbliche già esistenti. Il Decreto Lavoro 2026 ha confermato e ridefinito un pacchetto di incentivi all’occupazione, tra cui misure rivolte a giovani e donne, dentro un impianto più ampio che collega lavoro, salario giusto e contrasto alle distorsioni del mercato.

L’impostazione richiamata da UNICOOP non modifica questi strumenti, ma punta a coordinarli meglio con percorsi contrattuali strutturati, così da evitare frammentazioni e rafforzare l’integrazione tra incentivi, produttività e politiche salariali. Il punto politico, prima ancora che tecnico, è che la tenuta delle politiche retributive non si misura solo sulla soglia minima fissata come tutela, ma sulla capacità del sistema produttivo di reggerne l’impatto nel medio periodo.

Per questo la proposta insiste su un principio di fondo: salario giusto e produttività devono camminare insieme. Non come obiettivi alternativi, ma come componenti complementari di un equilibrio senza il quale né la crescita salariale né la competitività possono reggere davvero.

È su questo terreno che si giocherà una parte importante della credibilità del Decreto Lavoro nei prossimi anni. Perché se il salario giusto rappresenta il principio, la produttività resta la condizione che può trasformarlo in una politica durevole, capace di tenere insieme tutela del lavoro, sostenibilità economica e sviluppo.

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