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- Roma - Domenica 16 Agosto 2026
Italiani nel mondo. La Calabria insegna il dialetto all’intelligenza artificiale: il progetto che vuole salvare parole e memoria
Un progetto innovativo in Calabria utilizza l'AI per raccogliere e preservare la varietà dei dialetti locali, coinvolgendo attivamente la comunità.
di Demetrio Crucitti
Per una volta non è l’uomo a interrogare l’intelligenza artificiale. Accade esattamente il contrario: è l’AI a fare domande ai calabresi, chiedendo loro come si pronuncia una parola, quale vocabolo viene utilizzato in un paese e come cambia magari pochi chilometri più avanti. L’obiettivo è ambizioso: utilizzare le tecnologie del futuro per evitare che una parte della memoria del passato scompaia.
È la filosofia alla base di AI Calabria, progetto presentato dall’ingegnere informatico Domenico Corchiola (NELLA FOTO), originario di Luzzi, nel corso della trasmissione Fatti Vivi su RLB.
Tutto nasce da un esperimento apparentemente leggero: provare a far parlare un chatbot come ChatGPT non nell’italiano standard, ma in dialetto calabrese.
«L’idea nasce durante una “fissata” tra informatici – racconta Corchiola – dove professionisti che lavorano sempre per gli altri ogni tanto si riuniscono e, chiaramente, non possono parlare d’altro che di informatica. Quella sera decidiamo, quasi per scherzo, di far parlare un chatbot come ChatGPT invece che nell’italiano classico in dialetto».
Il gioco, però, mette immediatamente in evidenza il vero problema: non esiste un unico dialetto calabrese.
La Calabria è un mosaico linguistico. Parole, inflessioni e pronunce possono cambiare tra territori vicinissimi e, talvolta, persino all’interno della stessa area.
«Ci rendiamo conto subito del primo ostacolo – spiega Corchiola –: il dialetto calabrese in realtà come lingua non esiste. A Luzzi si parlano tre dialetti, c’è il dialetto di Cosenza, c’è quello di Reggio, passi una vallata e il dialetto cambia».
Ed è proprio questa straordinaria frammentazione a trasformare l’esperimento informatico in un progetto culturale.
La Calabria conta 404 Comuni, molti dei quali di piccole dimensioni, e la varietà territoriale rappresenta uno degli elementi che rendono particolarmente complesso, ma anche prezioso, il tentativo di costruire una mappa del patrimonio linguistico regionale.
Di fronte all’impossibilità di “insegnare” alla macchina un fantomatico calabrese universale, gli ideatori hanno quindi rovesciato completamente il metodo.
«Abbiamo cambiato il paradigma: invece di inventarci un’intelligenza artificiale da interrogare, ci facciamo interrogare da un’intelligenza artificiale».
Nasce così AI Calabria.
Il meccanismo punta sulla semplicità. Il cittadino può entrare nella piattaforma e contribuire alla costruzione dell’archivio linguistico attraverso un sistema pensato per essere intuitivo e persino divertente.
«Esistono due modi di contribuire – racconta Corchiola –. Se non hai proprio voglia di stressarti perché sei al mare, ti fai chiedere dall’intelligenza artificiale che cosa vuole sapere: ti dice il vocabolo e tu le dici, ad esempio, come si dice “forchetta” nel tuo dialetto».
Dietro l'aspetto ludico c'è però, sottolinea l'ingegnere, una piattaforma strutturata con finalità scientifiche, destinata alla costruzione di un archivio pubblico e consultabile.
Ogni contributo può così diventare una minuscola tessera di una gigantesca carta linguistica regionale: la stessa parola può essere pronunciata in un modo a Cosenza, in un altro nel Reggino e assumere ancora una diversa forma attraversando una vallata o raggiungendo uno dei tanti piccoli centri dell'entroterra.
L'ambizione del progetto va oltre la raccolta del dialetto comunemente inteso. AI Calabria punta infatti a coinvolgere anche le comunità arbëreshe, grecaniche e occitane, che rappresentano una componente preziosa della storia linguistica e culturale della regione.
L'archivio è pensato per raccogliere parole, pronunce e varianti provenienti dall'intero territorio calabrese, permettendo di collegare i contributi ai luoghi di provenienza e, quindi, di confrontare le differenti forme linguistiche.
Una sorta di atlante digitale costruito non soltanto dagli studiosi, ma soprattutto dalle persone.
Ed è forse questo l'aspetto più originale dell'iniziativa: trasformare ogni calabrese in un potenziale custode della propria lingua.
Il progetto guarda anche oltre i confini regionali e nazionali. Una parte importante della memoria linguistica della Calabria viaggia infatti da generazioni insieme alle sue comunità emigrate.
Parole ascoltate dai nonni, modi di dire conservati nelle famiglie, pronunce appartenenti a paesi lasciati decenni prima possono essere sopravvissuti a migliaia di chilometri di distanza.
Per questo AI Calabria vuole coinvolgere anche i calabresi emigrati e i loro discendenti, insieme alle scuole e alle comunità presenti sul territorio.
Una scelta particolarmente significativa in una regione nella quale spopolamento e progressivo invecchiamento dei piccoli centri pongono anche un problema di trasmissione della memoria tra generazioni. Secondo i dati del Censimento permanente riferiti al 2024 riportati da QuiCosenza, oltre la metà dei Comuni calabresi ha tra 1.001 e 5.000 abitanti e proprio i centri più piccoli sono tra quelli maggiormente interessati dal calo demografico.
In questo scenario, digitalizzare una parola significa potenzialmente sottrarla alla scomparsa.
AI Calabria propone così una visione dell'intelligenza artificiale diversa da quella che domina spesso il dibattito pubblico.
La macchina, in questo caso, non deve creare al posto dell'uomo. Ha bisogno dell'uomo per imparare.
Sono gli anziani che ricordano una parola ormai poco utilizzata, i giovani che registrano una pronuncia, gli studenti che interrogano i propri nonni, le famiglie emigrate che conservano espressioni del paese d'origine a fornire la materia prima.
L'intelligenza artificiale diventa lo strumento capace di organizzare e rendere accessibile questa memoria.
Anche la scelta di rendere l'archivio pubblico va nella stessa direzione: il patrimonio linguistico raccolto deve poter diventare una risorsa per cittadini, studiosi e comunità.
Ad accompagnare simbolicamente l'iniziativa ci sono anche due testimonial, Bergamotta ed Enotrio, nomi che richiamano immediatamente identità e territorio calabrese.
La vera sfida, a questo punto, non è soltanto tecnologica. È soprattutto partecipativa.
Più persone contribuiranno, più dettagliata potrà diventare la mappa delle differenze linguistiche tra i territori. Ed è per questo che l'appello finale di Domenico Corchiola assume il significato di una chiamata collettiva.
«Noi pensiamo che da soli, da solo, nessuno ci può riuscire. Tutti insieme possiamo dimostrare che possiamo salvare il nostro patrimonio linguistico».
Una frase che sintetizza la scommessa di AI Calabria: affidare alla tecnologia più avanzata uno dei patrimoni più antichi e fragili di una comunità.
Perché nell'epoca in cui si teme che l'intelligenza artificiale possa cancellare mestieri, abitudini e persino pezzi della nostra identità, dalla Calabria arriva un esperimento che prova a percorrere la strada opposta: usare l'AI per impedire che la memoria venga cancellata.
E così una parola pronunciata oggi da un anziano in un piccolo paese della Sila, del Pollino o dell'Aspromonte potrebbe continuare a essere ascoltata domani da un ragazzo che vive dall'altra parte del mondo. Non perché l'intelligenza artificiale l'abbia inventata, ma perché qualcuno, prima che fosse troppo tardi, ha deciso di insegnargliela.
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