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- Roma - Sabato 20 Giugno 2026
Rette RSA e Alzheimer, nuova sentenza apre la strada ai rimborsi: nullo il contratto firmato dai familiari
Una sentenza del Tribunale di Castrovillari stabilisce la nullità dei contratti di ricovero per pazienti con demenza, favorendo il rimborso delle spese familiari.
di Giovanna Guidi
Una nuova pronuncia giudiziaria potrebbe avere importanti conseguenze per molte famiglie che negli anni hanno sostenuto le spese per il ricovero di parenti affetti da Alzheimer o da altre forme di demenza grave. Con la sentenza n. 763 del 2026, depositata il 29 maggio scorso, il Tribunale di Castrovillari ha stabilito che il contratto di ospitalità sottoscritto dai familiari all'ingresso in una RSA può essere dichiarato nullo quando il paziente necessitava fin dall'inizio di prestazioni sociosanitarie ad elevata integrazione sanitaria. Nel caso esaminato, la struttura è stata condannata a restituire quasi 50 mila euro agli eredi di una donna affetta da Alzheimer.
Il caso della paziente ricoverata nel 2019
La vicenda riguarda una donna accolta in una struttura specializzata nel maggio 2019. La formale presa in carico da parte della ASL sarebbe arrivata soltanto alcuni mesi dopo il ricovero, mentre nel frattempo la famiglia aveva sostenuto integralmente i costi della degenza. Secondo il giudice, le condizioni cliniche della paziente richiedevano sin dal primo giorno un'assistenza caratterizzata da una stretta integrazione tra cure sanitarie e attività assistenziali. Proprio questa circostanza ha portato il Tribunale a ritenere che gli oneri economici non potessero essere trasferiti ai familiari attraverso un semplice accordo privatistico.
Perché il contratto è stato dichiarato nullo
L'aspetto più significativo della sentenza riguarda proprio la validità del contratto sottoscritto all'ingresso nella struttura. Il Tribunale ha affermato che l'accordo non può costituire una base giuridica sufficiente per addebitare le rette ai familiari quando il paziente presenta fin dall'origine bisogni sanitari e assistenziali inscindibili tra loro. In questi casi, infatti, le prestazioni rientrano nell'ambito delle tutele garantite dal Servizio sanitario nazionale. La nullità, secondo la decisione, opera fin dall'inizio del rapporto e coinvolge anche il periodo precedente alla formale autorizzazione della ASL.
I tre principi destinati a incidere sui contenziosi
Dalla sentenza emergono tre elementi che potrebbero influenzare numerose controversie analoghe. Il primo riguarda l'inscindibilità delle prestazioni. Nei casi di Alzheimer e di altre patologie neurodegenerative gravi, assistenza e cura possono costituire un unico percorso terapeutico e, di conseguenza, essere integralmente a carico del sistema sanitario pubblico. Il secondo principio riguarda la nullità dei contratti sottoscritti dai familiari quando le prestazioni erogate rientrano nei Livelli essenziali di assistenza (LEA), indipendentemente dagli impegni economici assunti al momento del ricovero. Infine, il Tribunale ha precisato che la struttura sanitaria deve essere tenuta indenne dalla ASL competente rispetto alle somme da restituire, trasferendo quindi il peso economico sull'ente pubblico responsabile della copertura delle prestazioni.
Le recenti conferme della Cassazione
La decisione di Castrovillari si inserisce in un orientamento giurisprudenziale che negli ultimi anni si è progressivamente consolidato. La Corte di Cassazione ha infatti più volte riconosciuto che, nei casi caratterizzati da una stretta integrazione tra bisogni sanitari e assistenziali, i costi non possono essere scaricati sulle famiglie. A rafforzare ulteriormente questo indirizzo sono arrivate anche cinque nuove ordinanze depositate dalla Suprema Corte tra il 27 e il 28 maggio 2026. Le pronunce confermano il principio secondo cui le prestazioni necessarie per pazienti affetti da Alzheimer o da demenze particolarmente invalidanti devono essere considerate all'interno del percorso sanitario garantito dal sistema pubblico.
Un tema che riguarda sempre più famiglie
La questione assume un'importanza crescente anche alla luce dell'aumento delle diagnosi di demenza registrato negli ultimi anni. Secondo le stime riportate nel rapporto Alzheimer Europe 2025, in Italia convivono con una forma di demenza oltre 1,4 milioni di persone, un numero destinato ad aumentare sensibilmente nei prossimi decenni. Per molte famiglie, il ricovero in una RSA comporta costi elevati che possono superare i 2.000 o 3.000 euro al mese e tradursi in spese complessive di decine di migliaia di euro nel corso degli anni.
Un orientamento sempre più favorevole ai caregiver
La sentenza del Tribunale di Castrovillari rappresenta quindi un ulteriore tassello di un orientamento che guarda sempre più alle effettive condizioni cliniche dei pazienti piuttosto che agli accordi contrattuali sottoscritti al momento del ricovero. In attesa di un intervento legislativo che disciplini in modo uniforme la materia delle rette RSA sul territorio nazionale, le decisioni dei tribunali continuano a delineare un quadro sempre più favorevole alle famiglie che chiedono il rimborso delle somme versate per l'assistenza di parenti affetti da Alzheimer e demenze gravi.
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