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  • Roma - Venerdì 12 Giugno 2026

Lavoro, Istat: sfornata di autonomi a inizio anno, volano gli indipendenti con +67mila occupati

Nel primo trimestre del 2026, l'occupazione in Italia cresce a 24,2 milioni di lavoratori. La disoccupazione cala del 22,4%, inattivi in aumento al 33,8%.

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Il mercato del lavoro italiano apre il primo trimestre del 2026 mostrando un incremento della platea degli occupati, che raggiunge una quota complessiva di 24 milioni 207 mila unità. E' quanto emerge dai dati dell'Istat.

Nel confronto con il quarto trimestre del 2025 si registra un incremento di 67 mila lavoratori, pari a una crescita dello 0,3%. Questo andamento è il risultato del forte balzo in avanti registrato dalle figure indipendenti, cresciute di 72 mila unità (+1,4%), e dell'incremento di 9 mila contratti tra i dipendenti a tempo determinato (+0,3%).

Tali fattori hanno ampiamente compensato la lieve flessione subita dai contratti subordinati a tempo indeterminato, diminuiti di 13 mila unità (-0,1%). Nello stesso arco temporale si rileva una consistente contrazione delle persone in cerca di occupazione, con 110 mila disoccupati in meno in tre mesi (-7,6%).

Di contro, aumenta il bacino della popolazione inattiva tra i 15 e i 64 anni, che fa registrare 44 mila soggetti in più (+0,4%). Al netto dei fattori stagionali, le percentuali vedono il tasso di occupazione attestarsi al 62,7% con un incremento di 0,2 punti percentuali, mentre l'indice di disoccupazione scende al 5,3% perdendo lo 0,4%. Il tasso di inattività si posiziona invece al 33,7%, segnando un aumento di 0,1 punti. 

L'analisi dei dati su base tendenziale mostra una prosecuzione del trend espansivo della platea lavorativa, sebbene con ritmi più contenuti rispetto alle rilevazioni precedenti. Rispetto al primo trimestre del 2025 l'occupazione sale di 50 mila unità (+0,2%), una crescita sostenuta unicamente dalla componente autonoma che segna un +4,7% in un anno, a fronte di una contrazione generale dei lavoratori dipendenti che calano sia nel segmento a termine (-4,2%) sia in quello a tempo indeterminato (-0,5%).

Sempre su base annua, si accentua in modo vistoso il calo della disoccupazione che crolla del 22,4%, traducendosi in 394 mila persone in cerca di lavoro in meno.

Parallelamente, si espande il numero degli inattivi in età lavorativa con un incremento di 320 mila unità (+2,6%). La scomposizione dei tassi annuali vede l'occupazione salire al 62,5% (+0,1 punti), la disoccupazione flettere decisamente al 5,4% (-1,5 punti) e l'inattività portarsi al 33,8%, guadagnando un punto percentuale pieno in dodici mesi.

Dal punto di vista del sistema produttivo, le posizioni lavorative dipendenti mostrano segnali di crescita sia su base trimestrale (+0,5%) sia su base annua (+1,5%). In entrambi i casi lo sviluppo premia la formula del tempo pieno rispetto al part-time. Nel trimestre il full-time cresce dello 0,5% contro il +0,4% del tempo parziale; nell'anno il tempo pieno sale dell'1,6% a fronte del +1,3% del part-time. Questa dinamica determina un lieve arretramento dell'incidenza dei contratti a tempo parziale sul totale delle posizioni, quota che si attesta al 28,8% dopo una flessione di 0,1 punti.

Esaminando le forme contrattuali flessibili, si interrompe la striscia positiva della somministrazione di lavoro, che cede lo 0,3% nei tre mesi e lo 0,6% su base annua. Al contrario, accelera in modo deciso il ricorso al lavoro intermittente o a chiamata, che mette a segno un progresso del 3,1% rispetto al trimestre precedente e un balzo dell'8,7% nel confronto con l'anno scorso, facendo segnare l'incremento più rilevante dalla fase di ripartenza economica post-pandemica.

Le ore lavorate per singolo dipendente contraggono dello 0,3% nel confronto con il trimestre precedente, pur evidenziando una minima tenuta su base annua (+0,1%).

Cala parallelamente il ricorso agli ammortizzatori sociali: l'utilizzo della cassa integrazione diminuisce di 0,3 ore rispetto al primo trimestre del 2025, attestandosi a una quota di 7,7 ore per ogni mille ore lavorate complessive. Il tasso dei posti di lavoro vacanti scende all'1,7%, evidenziando una flessione dello 0,1% sul trimestre e dello 0,4% sull'anno.

In netta ascesa, infine, la spesa per le imprese: il costo del lavoro per Unità di lavoro equivalente a tempo pieno (Ula) registra un incremento congiunturale dell'1,2% spinto in egual misura dal rialzo di retribuzioni e contributi (+1,1% per entrambe le voci). Su base annua la spesa complessiva balza del 3%, trainata soprattutto dalla componente dei contributi sociali (+3,5%) e in seconda battuta dalle retribuzioni (+3/).

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