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- Roma - Martedì 14 Luglio 2026
Legge elettorale, Camera: le opposizioni chiedono a Fontana il voto segreto
Maggioranza compatta, anche la Lega e FI dicono sì all'emendamento sulle preferenze.
È scontro frontale a Montecitorio sulla riforma della legge elettorale. Con un'iniziativa congiunta e formale, le opposizioni hanno chiesto al presidente della Camera, Lorenzo Fontana, di blindare l'intero iter del provvedimento dietro lo scrutinio segreto. La richiesta, firmata dai capigruppo di Partito Democratico (Chiara Braga), Movimento 5 Stelle (Riccardo Ricciardi) e Alleanza Verdi e Sinistra (Luana Zanella), fa leva sugli articoli 51, comma 3, e 49, comma 1, del Regolamento della Camera, domandando che la votazione segreta venga applicata a tutti gli emendamenti, ai singoli articoli e al voto finale sulla proposta di legge n. 2822.
Nel frattempo, la maggioranza prova a fare quadrato intorno all'emendamento sulle preferenze presentato da Fratelli d'Italia, Noi Moderati e Udc, incassando il via libera sia della Lega che di Forza Italia, pur con sfumature diverse.
Dall'assemblea congiunta dei gruppi dem, la segretaria del Pd, Elly Schlein, ha respinto con durezza l'impianto della riforma, attaccando frontalmente la premier Giorgia Meloni e denunciando un pesante passo indietro sui diritti di rappresentanza femminile. “Questa pessima legge elettorale è irricevibile, nel metodo e nel merito. Se la sono costruiti su misura per paura di perdere le elezioni, facendo forzature costanti in parlamento. Dopo la sconfitta al referendum costituzionale è un chiaro tentativo di realizzare il premierato con la legge elettorale. Ed è incredibile che questa sia la sola priorità di questa destra in un paese con la crescita a zero, i salari tra i più bassi e le bollette più care d’Europa. Noi continueremo a fare muro insieme alle altre opposizioni contro questa pessima legge elettorale”, ha scandito la leader dem.
Sull'accordo interno alla maggioranza, Schlein ha poi aggiunto: “Con questa destra non voteremo nulla, mentre voteremo tutti gli emendamenti soppressivi e quelli comuni presentati con i nostri alleati. Voteremo anche tutti gli emendamenti dei nostri alleati che pure superano le liste bloccate con collegi uninominali o preferenze. Ma voteremo contro l’emendamento presentato da FdI che è un compromesso farsa in cui hanno fatto vergognosamente saltare il rispetto dell’alternanza di genere. Significa che se passa, i capilista potrebbero anche essere tutti uomini. A dimostrazione che pur di difendere il suo potere Meloni è disposta a sacrificare le altre donne”.
Sulla stessa linea il leader del Movimento 5 Stelle, Giuseppe Conte, che in un'intervista a la Repubblica ha accusato l'esecutivo di ignorare le vere emergenze del Paese per concentrarsi su una riforma di pura autoconservazione. “Con tutte le urgenze del Paese, questo governo ha bloccato i lavori parlamentari per cambiare le regole del gioco elettorale. Con la scusa della stabilità, Meloni punta direttamente all’inamovibilità: la sua priorità è questa, non le interessano giovani e donne sottopagati, gli anziani che rinunciano alle cure, le imprese che non reggono il peso di tasse e caro-bollette”, ha denunciato l'ex premier.
Conte ha poi chiarito la strategia dei pentastellati per contrastare il testo in Aula: “Abbiamo presentato una proposta di legge elettorale che prevede un proporzionale puro, soglia di sbarramento al 3% e preferenze. Ma abbiamo lavorato anche con le altre forze di opposizione per condurre una battaglia unitaria per fermare con durezza la legge. Qualora il ‘Melonellum’ non dovesse essere bloccato, pensiamo al male minore, alla riduzione del danno: per questo, da ultimo, come M5s abbiamo presentato un emendamento per introdurre le preferenze, abrogando anche l’indicazione del premier e riconducendo il premio di maggioranza a una dimensione accettabile. Tutto questo per riconoscere ai cittadini, completamente esautorati, un ruolo nella formazione del nuovo Parlamento. Sono i profili di incostituzionalità più gravi”.
Dalla piazza di Montecitorio, anche il leader di Avs, Nicola Fratoianni, ha evocato lo spettro di un "finto" premierato introdotto aggirando la Carta costituzionale. “Quella del governo è una forzatura inaccettabile: tentano di far passare il premierato con la legge elettorale, una forzatura sulle regole che tenteremo in ogni modo di respingere con le opposizioni unite. Le opposizioni sono unite e lo dimostreranno oggi in Aula contro una legge che giudichiamo tutti inemendabile: non c’è emendamento che possa cambiare la natura di questa forzatura inaccettabile, con un enorme premio di maggioranza, con l’indicazione del premier che è di fatto una lesione alle prerogative del Capo dello Stato, con l’introduzione del premierato per via di legge ordinaria. E questo perché hanno capito bene che cambiare la Costituzione non conviene, l’ultima volta si sono scottati con 15 milioni di voti repubblicani e costituzionali. E allora provano una scorciatoia, ma questa scorciatoia, in particolare a pochi mesi dalle elezioni, è del tutto inaccettabile”, ha concluso Fratoianni.
Nonostante i duri attacchi delle minoranze, la coalizione di governo si presenta compatta alla prova dell'Aula. La Lega, al termine di una riunione del partito, ha formalizzato il via libera all'emendamento FdI-Nm-Udc sulle preferenze con una nota, definendolo un compromesso che "prevede un sistema misto in grado di garantire la governabilità e dare voce ai territori".
Stessa posizione per Forza Italia. Al termine di una discussione interna nella Sala Colletti, i gruppi azzurri hanno deliberato l'indicazione di voto favorevole. A chiarire la posizione dei forzisti è stato il deputato Paolo Emilio Russo durante la riunione del comitato dei nove. “Forza Italia ha condiviso e continua a condividere l’impianto della legge elettorale, che ha contribuito a scrivere e a migliorare rispetto alla versione iniziale. Non ha sottoscritto la proposta fatta da Fdi, Nm e UDC sui meccanismi per la composizione delle liste, ma, con spirito di collaborazione, voterà a favore dell’emendamento”, ha spiegato l'esponente azzurro, confermando la volontà del partito di blindare la tenuta della maggioranza.
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