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- Roma - Martedì 14 Luglio 2026
Legge elettorale, Meloni sfida le opposizioni: "No al voto segreto, metteteci la faccia"
Schlein: "Meloni sacrifica le donne per il potere". Conte: "Mirano all'inamovibilità". Maggioranza compatta col sì di Lega e FI.
“L’emendamento venga votato a scrutinio palese e non con voto segreto. Sfido le opposizioni a non chiedere il voto segreto. Ognuno si assuma la responsabilità del proprio voto e ci metta la faccia davanti agli italiani. Sì alle preferenze. No al voto segreto”. Con questo durissimo post su Facebook, la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, lancia un guanto di sfida aperto ai leader delle minoranze per farle rinunciare alla tutela dell'anonimato in Aula sull'emendamento relativo all'introduzione delle preferenze.
La presa di posizione della premier arriva a stretto giro dalla formale e congiunta iniziativa delle opposizioni, che hanno chiesto al presidente della Camera, Lorenzo Fontana, di blindare l'intero iter della riforma elettorale dietro lo scrutinio segreto. La richiesta, firmata dai capigruppo di Partito Democratico (Chiara Braga), Movimento 5 Stelle (Riccardo Ricciardi) e Alleanza Verdi e Sinistra (Luana Zanella), fa leva sugli articoli 51, comma 3, e 49, comma 1, del Regolamento della Camera, domandando che la votazione segreta venga applicata a tutti gli emendamenti, ai singoli articoli e al voto finale sulla proposta di legge n. 2822.
Dall'assemblea congiunta dei gruppi dem, la segretaria del Pd, Elly Schlein, ha respinto con durezza l'impianto della riforma, attaccando la premier anche sulla parità di genere. “Questa pessima legge elettorale è irricevibile, nel metodo e nel merito. Se la sono costruiti su misura per paura di perdere le elezioni, facendo forzature costanti in parlamento. Dopo la sconfitta al referendum costituzionale è un chiaro tentativo di realizzare il premierato con la legge elettorale. Ed è incredibile che questa sia la sola priorità di questa destra in un paese con la crescita a zero, i salari tra i più bassi e le bollette più care d’Europa. Noi continueremo a fare muro insieme alle altre opposizioni contro questa pessima legge elettorale”, ha dichiarato Schlein.
Sull'accordo interno alla maggioranza, la segretaria del Pd ha poi aggiunto: “Con questa destra non voteremo nulla, mentre voteremo tutti gli emendamenti soppressivi e quelli comuni presentati con i nostri alleati. Voteremo anche tutti gli emendamenti dei nostri alleati che pure superano le liste bloccate con collegi uninominali o preferenze. Ma voteremo contro l’emendamento presentato da FdI che è un compromesso farsa in cui hanno fatto vergognosamente saltare il rispetto dell’alternanza di genere. Significa che se passa, i capilista potrebbero anche essere tutti uomini. A dimostrazione che pur di difendere il suo potere Meloni è disposta a sacrificare le altre donne”.
Sulla stessa linea il leader del Movimento 5 Stelle, Giuseppe Conte, che in un'intervista a la Repubblica ha accusato l'esecutivo di ignorare le vere urgenze del Paese per concentrarsi su una riforma di pura conservazione del potere. “Con tutte le urgenze del Paese, questo governo ha bloccato i lavori parlamentari per cambiare le regole del gioco elettorale. Con la scusa della stabilità, Meloni punta direttamente all’inamovibilità: la sua priorità è questa, non le interessano giovani e donne sottopagati, gli anziani che rinunciano alle cure, le imprese che non reggono il peso di tasse e caro-bollette”, ha denunciato il leader M5S.
Conte ha poi chiarito la strategia dei pentastellati in Aula: “Abbiamo presentato una proposta di legge elettorale che prevede un proporzionale puro, soglia di sbarramento al 3% e preferenze. Ma abbiamo lavorato anche con le altre forze di opposizione per condurre una battaglia unitaria per fermare con durezza la legge. Qualora il ‘Melonellum’ non dovesse essere bloccato, pensiamo al male minore, alla riduzione del danno: per questo, da ultimo, come M5s abbiamo presentato un emendamento per introdurre le preferenze, abrogando anche l’indicazione del premier e riconducendo il premio di maggioranza a una dimension accettabile. Tutto questo per riconoscere ai cittadini, completamente esautorati, un ruolo nella formazione del nuovo Parlamento. Sono i profili di incostituzionalità più gravi”.
Dalla piazza di Montecitorio, anche il leader di Avs, Nicola Fratoianni, ha evocato lo spettro di un "finto" premierato introdotto aggirando la Carta costituzionale con una legge ordinaria. “Quella del governo è una forzatura inaccettabile: tentano di far passare il premierato con la legge elettorale, una forzatura sulle regole che tenteremo in ogni modo di respingere con le opposizioni unite. Le opposizioni sono unite e lo dimostreranno oggi in Aula contro una legge che giudichiamo tutti inemendabile: non c’è emendamento che possa cambiare la natura di questa forzatura inaccettabile, con un enorme premio di maggioranza, con l’indicazione del premier che è di fatto una lesione alle prerogative del Capo dello Stato, con l’introduzione del premierato per via di legge ordinaria. E questo perché hanno capito bene che cambiare la Costituzione non conviene, l’ultima volta si sono scottati con 15 milioni di voti repubblicani e costituzionali. E allora provano una scorciatoia, ma questa scorciatoia, in particolare a pochi mesi dalle elezioni, è del tutto inaccettabile”, ha concluso Fratoianni.
Dall'altra parte, la coalizione di governo si presenta compatta alla prova dell'Aula. La Lega ha formalizzato l'ok all'emendamento FdI-Nm-Udc sulle preferenze, riscontrando che si tratta di un sistema misto in grado di garantire la governabilità e dare voce ai territori. Forza Italia, pur non avendo firmato la proposta iniziale sui meccanismi di composizione delle liste, ha garantito il proprio voto favorevole con spirito di collaborazione. Lo ha chiarito il deputato azzurro Paolo Emilio Russo durante i lavori del comitato dei nove. “Forza Italia ha condiviso e continua a condividere l’impianto della legge elettorale, che ha contribuito a scrivere e a migliorare rispetto alla versione iniziale. Non ha sottoscritto la proposta fatta da Fdi, Nm e UDC sui meccanismi per la composizione delle liste, ma, con spirito di collaborazione, voterà a favore dell’emendamento”, ha spiegato Russo.
Poco dopo, il leader di Forza Italia e vicepremier, Antonio Tajani, ha ribadito l'unità del partito e del centrodestra intero al termine dell'assemblea congiunta a Montecitorio, minimizzando i rischi legati ai franchi tiratori e rassicurando sulla presenza delle donne. “Nessuna marcia indietro. Eravamo a favore del testo originario sulla legge elettorale, è stata fatta una proposta da Fdi che è di compromesso e che può essere accettabile, rimane il principio fondamentale, poi c’è il listone di coalizione. E poi tutto il centrodestra è a favore, lungi da noi dividere” la maggioranza, ha detto Tajani ai cronisti. In merito ai rischi dello scrutinio segreto, il vicepremier ha infine tagliato corto: “L’indicazione è chiara, il centrodestra rispetterà l’indicazione, quanto al problema delle donne io ho garantito in assemblea che avranno ampia rappresentanza nelle liste”.
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