Lella Golfo: Al posto di Mattarella una donna? Epocale.

Usa il profilo ufficiale della “Fondazione Marisa Bellisario”, di cui è presidente, la giornalista calabrese Lella Golfo, già parlamentare del Polo della Libertà e protagonista di primissimo piano della vita politica e sociale di questo ultimo mezzo secolo in Italia, per commentare l’elezione del Capo dello Stato e il clima generale in cui la riconferma del Presidente Sergio Mattarella si è verificata.

di Pino Nano
Martedì 08 Febbraio 2022
Roma - 08 feb 2022 (Prima Notizia 24)

Usa il profilo ufficiale della “Fondazione Marisa Bellisario”, di cui è presidente, la giornalista calabrese Lella Golfo, già parlamentare del Polo della Libertà e protagonista di primissimo piano della vita politica e sociale di questo ultimo mezzo secolo in Italia, per commentare l’elezione del Capo dello Stato e il clima generale in cui la riconferma del Presidente Sergio Mattarella si è verificata.

“Ho appena inviato al Presidente Mattarella le nostre più sentite congratulazioni per il nuovo mandato presidenziale. Non ci fosse stato lui, probabilmente saremmo ancora qui, con il Parlamento bloccato dalle beghe dei partiti, in un momento in cui il tempo è la risorsa più preziosa che abbiamo. E sono certa che anche Sergio Mattarella, come me, è consapevole che queste elezioni abbiano rappresentato un’occasione persa sul fronte della democrazia paritaria. Anche lui avrebbe salutato, commosso e sollevato, l’elezione di una donna come una svolta epocale in un Paese che sulla parità sconta ancora troppi gap. Il discorso di insediamento davanti al Parlamento sta lì a dimostrare come sia il garante istituzionale più convinto della parità”.

Lella Golfo non concede sconti a nessuno mai, tanto meno in questa occasione così particolare della storia della Repubblica: “Certamente – scrive la Presidente della Fondazione Bellisario-è stata l’elezione presidenziale in cui abbiamo sperato e creduto di più. E i numeri lo confermano: siamo state a un soffio. Se pensate che i 382 voti di Elisabetta Alberti Casellati trovano un precedente al ribasso solo nel 1992 con Nilde Iotti che ne prese 256. Il resto è storia di poche manciate e di un gioco di potere tra uomini. I primi voti per le donne segnano l’anno 1978: 4 per Camilla Cederna, 3 Eleonora Moro – moglie dello statista Dc assassinato – e 2 per Ines Boffardi, partigiana e prima donna nominata sottosegretario alla Presidenza della Repubblica. Raccontano le cronache parlamentari che le due preferenze registrate per la Boffardi scatenarono qualche risata e toccò a Sandro Pertini, allora Presidente della Camera, bacchettare i colleghi dicendo: «Non c’è nulla da ridere, anche una donna può essere eletta». Profetico, sono passati più di 40 anni…”

Forse era meglio allora- commenta sorniona Lella Golfo-, “quando la misoginia e il maschilismo del Parlamento venivano fuori così, allo scoperto. Meglio di adesso quando ci tocca sentire segretari di partito emozionati e commossi per essere “a un passo” dal “regalare” al Paese la prima Presidente della Repubblica donna. Salvo capire qualche ora dopo che eravamo su “Scherzi a parte”… E poi leggere sui quotidiani retroscena indecorosi e capire che di eleggere una donna non c’è mai stata alcuna vera intenzione”.

Un accusa al potere tradizionale senza mediazione alcuna, e che riconferma Lella Golfo storica passionaria della parità di genere: “E le donne? Le 339 parlamentari??? Il primo commento fatto è che non abbiano votato una donna, in qualche caso anche non presentandosi al voto. Ma, ancor prima, mi chiedo: mentre l’opinione pubblica e tutti i quotidiani da mesi ventilavano e in alcuni casi sostenevano l’opportunità di una donna Presidente, loro cosa facevano? Perché, invece, di sperare nell’illuminismo dei loro leader di partito (quasi tutti uomini) non hanno preso l’iniziativa, scelto una candidata – una al di sopra di ogni sospetto, capace di superare i rispettivi snobismi ideologici – e non hanno lavorato a mani basse per la sua elezione? Questo era il segnale da dare al Parlamento e alla politica: non prendiamo più ordini, ora siamo noi a sceglierci la candidata. E a votarla! È stato un brutto spettacolo, in cui ho visto amiche buttate nel tritacarne, vivisezionate per valutarne l’idoneità, tradite da parlamentari che avevano sì l’occasione per dare un nuovo corso alla Repubblica”.

Lella Golfo va giù dura come un macigno in caduta libera lungo la montagna, e agginge: “Non abbiamo perso solo l’occasione di avere la prima Presidente della Repubblica donna. Abbiamo perso l’opportunità di dimostrare ai nostri figli e figlie che in questo Paese vince il merito, le competenze, al di là del genere, religione o razza. Continuiamo a chiedere ai nostri ragazzi di rimboccarsi le maniche, studiare, fare sacrifici ma perché? Perché dovrebbero farlo se poi dimostriamo loro che non vincerà il più bravo tra di loro ma solo chi ha qualche Santo in paradiso?”

Lella Golfo chiude la sua analisi, affidata oggi alla newsletter della Fondazione Marisa Bellisario- con una amarezza di fondo che traspare tutta dalle sue parole: “Ha ragione anche il neoeletto Presidente della Corte Costituzionale Giuliano Amato quando dice che un Presidente donna non è garanzia di uno Stato in cui le donne godono di pari diritti. Pensiamo al Pakistan di Benazir Bhutto o all’India di Indira Gandhi. È anche vero che Paesi occidentali guidati da donne hanno mostrato il contrario. Il punto, però, non sono tanto e solo i diritti femminili ma lo sviluppo del Paese. E un Paese  –brava qui Lella Golfo-  che discrimina in base al sesso, che non dà l’opportunità ai migliori, è un Paese in lenta ma inesorabile agonia”.

Dalla Fondazione Marisa Bellisario ancora oggi una nuova lezione di stile e di democrazia, e di questo il Paese non può che essere riconoscente alle tante battaglie politiche che Lella Golfo ha guidato sempre in prima persona e mai delegato il suo ruolo scomodo a nessuno. Deputata eletta tra le file del Pdl nel 2008, il suo nome ricordiamo rimarrà per sempre legato alla Legge 120/2011 che ha introdotto in Italia le quote di genere nei Consigli di Amministrazione e nei collegi sindacali delle società quotate e controllate dalle Pubbliche Amministrazioni, di cui è stata prima firmataria.Una donna leader, insomma, in tutti i sensi.


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