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Per due anni abbiamo chiesto la verità di quello che è realmente accaduto, dei tanti morti dell’Ospedale Moscati di Taranto, delle inefficienze della sanità pugliese, perché il dolore merita rispetto, e risposte. Ed invece abbiamo ricevuto cartelle cliniche scarne, prive di documenti, denunce per diffamazione.
Neanche alle domande pubbliche del comitato “Verità e Giustizia per i parenti delle vittime covid Moscati di Taranto” vi è mai stata risposta.
Quindi il libro, attraverso ricerche documentali, giornalistiche, testimonianze ho ricostruito quello che si è verificato da ottobre 2020 a maggio 2021, passando dalle tristi storie raccontate da figli, fratelli, mogli di chi non c’è più e che nel Moscati ha perso la vita, anche documentando con il cellulare (quando non spariva) la dura realtà.
Tutto questo derubricato a “percezioni personali” (così definite da Lo Palco), percezioni che però hanno cambiato per sempre le nostre vite.
Nessuno si è preoccupato di verificare se fossero vere, magari tanti morti non ci sarebbero stati.
Girone dopo girone, questo libro, denuncia con coraggio la realtà atroce e spaventosa della sanità italiana, spesso ormai percepita dai pazienti come un vero e proprio ostacolo alla propria sopravvivenza: mancanza di attrezzature mediche, cartelle cliniche inesistenti, terapie errate; sistemazioni improvvisate e precarie, reparti di fortuna, posti letto «arrangiati in locali che non avrebbero dovuto essere presi nemmeno in considerazione»; bagni inaccessibili o non funzionanti, pazienti abbandonati tra i loro stessi escrementi; parenti che non ricevono notizie dei loro cari per giorni; oggetti scomparsi, smarriti o rubati. Persone maltrattate psicologicamente, vessate, umiliate, private della propria dignità di malati.
Pazienti sulla via della guarigione, improvvisamente morti a causa di infezioni ospedaliere, spesso antibiotico-resistenti.
Un crudo spaccato di una malasanità tutta italiana di cui, ancora oggi, i cittadini sono vittime. Non un luogo di cura ma un vero e proprio “canale terminale”, vite sospese, abbandonate su un binario morto.
“Carmelo era morto sulla sedia. Passarono gli infermieri come se niente fosse e non lo degnarono neppure di uno sguardo. Si accorsero che era morto quando vennero per portargli la colazione, chiedendo:
“Il signore vuole la colazione?”.
“Ehi, ma questo è morto?!
Chiamarono l’infermiere, vennero, gli tolsero la maschera, fecero per metterlo sul letto e lui cascò a terra, perché era un pezzo d’uomo. Rimase a terra un’ora.
Poi lo presero e lo misero nella busta”
Grazie per l’attenzione che vorrà dare a questo libro, scomodo e intriso di dolore, di ricerca della verità sottaciuta, ma che oggi merita di essere raccontata. (Eleonora Coletta)

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