
- Prima Notizia 24
- Roma - Martedì 30 Giugno 2026
Madre malata terminale chiede di rivedere le figlie date in adozione: i giudici dicono no
Secondo i magistrati, l'incontro sarebbe pregiudizievole per le adolescenti.
Il drammatico incrocio tra il diritto alla tutela psicologica dei minori e la richiesta di pietà umana da parte di un genitore in fin di vita ha trovato una rigida linea di demarcazione nelle aule di giustizia. Il Tribunale per i minorenni ha respinto l'istanza presentata dai legali di una donna, affetta da una patologia terminale, che chiedeva di poter incontrare un'ultima volta le sue due figlie biologiche, oggi adolescenti e inserite da tempo in un nucleo adottivo.
I difensori avevano sollecitato l'organizzazione di uno o più colloqui in forma protetta, da svolgersi sotto la stretta vigilanza dei servizi sociali e dei tutori legali, incassando tuttavia un definitivo diniego da parte del collegio giudicante. I magistrati, pur esprimendo una formale partecipazione sul piano umano, hanno anteposto la stabilità emotiva delle ragazze a qualsiasi altra valutazione clinica o sentimentale, come si legge nel testo dell'ordinanza: "Pur prendendo atto umanamente della situazione drammatica in cui versa la madre, non si ritiene opportuno un riavvicinamento con le minori, in quanto risulterebbe pregiudizievole per le stesse".
La complessa vicenda giudiziaria, ricostruita in un'inchiesta del quotidiano "Il Messaggero", ha inizio nel 2019. In quell'anno, l'autorità giudiziaria dispose la sospensione della responsabilità genitoriale e il contestuale allontanamento di tutti i figli della coppia — comprese le due bambine e i fratelli maggiori, questi ultimi ormai prossimi alla maggiore età — disponendone il collocamento in una casa famiglia.
Alla base del drastico provvedimento vennero formalizzate gravissime condotte materiali e morali: un contesto abitativo precario, episodi di violenza domestica agiti dal padre (gravato da precedenti penali) alla presenza dei figli, e gravi omissioni assistenziali segnalate anche dall'istituzione scolastica, che aveva verbalizzato frequenti ritardi, assenza di cura igienica e la sistematica mancanza di pasti e materiale didattico.
Nel corso degli anni, nonostante i tentativi di ricorso intrapresi dai genitori biologici, l'iter amministrativo ha decretato lo stato di abbandono e la successiva adozione definitiva delle due sorelle. Di recente, la comunicazione della diagnosi terminale alla madre ha spinto la difesa a tentare un'ultima carta, motivata dal superamento della tossicodipendenza e dalla ricostruzione della propria condotta esistenziale.
La decisione del Tribunale ha sollevato la dura reazione dei legali della donna, che hanno stigmatizzato la rigidità della pronuncia giurisprudenziale: "Si è scelta la strada più radicale: impedire qualsiasi contatto, perfino davanti alla morte imminente della madre".
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