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La difesa degli avvocati “oltre ogni confine”. Forti e determinati i passaggi fondamentali dell'intervento della neoeletta presidente del Consiglio Nazionale Forense Maria Masi, alla cerimonia in Corte di Cassazione per l'inaugurazione dell'Anno giudiziario 2022.
La difesa degli avvocati “oltre ogni confine”. Forti e determinati i passaggi fondamentali dell'intervento della neoeletta presidente del Consiglio Nazionale Forense Maria Masi, alla cerimonia in Corte di Cassazione per l'inaugurazione dell'Anno giudiziario 2022.
Il Presidente del Consiglio Nazionale Forense, Maria Masi questa volta scende in campo con tutta la forza del suo carattere e della sua formazione professionale per rivendicare l’autonomia dell’Ordine degli Avvocati. Senza perifrasi, e senza nessun tentativo di mediazione verso nessuno, dice con chiarezza che “È necessario affrontare insieme e risolvere da subito l’attuale formidabile problema di educazione nell'ordinamento giudiziario”.
Tradotto in parole più chiare- spiega il Presidente del Consiglio Nazionale Forense, diventa oggi fondamentale riconoscere “costituzionalmente attrice al pari della magistratura, l’avvocatura di cui dovrà sempre esserne salvaguardata l’autonomia e l’indipendenza, per garantire l’equilibrio necessario al sistema giudiziario, se vogliamo essere in grado di realizzare come si deve o meglio assecondare l'avvertita esigenza di una Giustizia sostanziale, equa, solidale e perché no anche empatica”.
“Giustizia empatica”, provocazione forte questa di Maria Masi, quasi una sfida aperta, illuminata, diretta al sistema che non intende avvallare aggettivi di sorta: “in quanto solo con la capacità di immedesimarsi nei sentimenti e nelle ragioni sottese alle richieste di tutela -ripete con forza la leader del Consiglio Nazionale Forense-si può alimentare il processo necessario a creare spazio per un bilanciamento complesso e non sempre prevedibile di valori e principi”.
Non ha dubbi Maria Masi: “Urge, oggi più che mai- ripete la “pasionaria” dell’Ordine Forense Italiano- che le norme, siano almeno chiare, perché, soprattutto se dettate da condizioni emergenziali, una errata interpretazione ne condiziona inevitabilmente l'attuazione”.
Come dare torto a questa giurista che non conosce perifrasi per dire quello che pensa?
“Confusione e poca chiarezza – grida Maria Masi alla cerimonia di Inaugurazione dell’Anno Giudiziario 2022 in Cassazione- stanno alimentando, oltre alla paura per il pericolo che ancora incombe, stanchezza e disillusione anche da parte di chi ha sempre rispettato doveri e regole e ha collaborato con convinzione alle politiche per il Paese. Sentimenti diffusi gravi che chi ha la responsabilità di decidere per gli altri e di governare non può ignorare ma deve affrontare, impedendo che si traducano in rassegnazione o peggio in assuefazione”.
Per un attimo in sala qualcuno immagina che Maria Masi non toccherà il tema della “crisi generale del sistema”, ma si sbaglia di grosso.
Eccola la Maria Masi che tanto piace soprattutto agli avvocati di ultima generazione: “Oggi a distanza di quasi un secolo – dice-“scontiamo” un altrettanto formidabile problema di educazione che investe tutta la comunità civile e anche l’ordinamento giudiziario. Da un lato la crisi dell'avvocatura che oggi è anche e soprattutto una crisi identitaria, imputabile sicuramente alla sua endemica resistenza al cambiamento, ma soprattutto a riforme inique e confuse che puntualmente mirano a mettere in discussione la sua funzione di carattere pubblico, dall’altra la crisi morale della magistratura, determinata evidentemente anche dalle leggi invecchiate che la disciplinano”.
Come se ne esce? Maria Masi ha una sola certezza, che è questa: “È l'ora in cui ogni classe, che non voglia essere spazzata via dall'avvenire che incalza, deve compiere il suo esame di coscienza e domandarsi su quali titoli di utilità comune essa potrà basare il suo diritto ad esistere domani in una società migliore di questa”: questa l'esortazione che un Padre nobile dell’avvocatura e della politica, già nei primi anni del secolo scorso, avvertiva come un'esigenza educativa e sosteneva allora che la crisi dell'avvocatura era soprattutto una crisi morale imputabile non tanto alle leggi invecchiate che la disciplinano, quanto agli uomini che la esercitano e aggiungeva “la crisi dell'avvocatura non è che un aspetto di quella più generale crisi italiana che si riduce ad essere soprattutto un formidabile problema di educazione”.
Standing ovation finale per questa donna che oggi, in questa solenne occasione pubblica, ha consapevolmente scelto di indossare la sua toga di sempre, cosa che fa con un senso di orgoglio che è palese, dichiarato, quasi ostentato, ma forse la forza della donna leader sta anche in questo suo atteggiamento fiero e protagonista, da paladina moderna di un Ordine che da lei si aspetta ora un restyling di fondo.
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