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La Procura Europea scoperchia un network tra Napoli e Palermo: appalti truccati in università, CNR e scuole in cambio di regali di lusso e gadget tecnologici.
La Procura Europea scoperchia un network tra Napoli e Palermo: appalti truccati in università, CNR e scuole in cambio di regali di lusso e gadget tecnologici.
Sono sedici le richieste di arresti domiciliari presentate dalla Procura Europea (EPPO) per smantellare un radicato sistema di corruzione che legava dipendenti pubblici e aziende informatiche nella gestione dei fondi UE e del PNRR.
L’indagine, coordinata dai magistrati della sede di Palermo, rappresenta l'inquietante evoluzione del filone investigativo che tre anni fa portò all'arresto della preside di una scuola del quartiere Zen. Se in quel caso lo scandalo riguardava la sottrazione di cibo dalla mensa e l'acquisto di tablet in cambio di regali personali, l'inchiesta odierna rivela che quel meccanismo non era un episodio isolato, ma un modello sistematico esteso a prestigiose università campane, importanti enti di ricerca nazionali e fondazioni lombarde.
Il cuore del sistema era basato su quello che gli inquirenti definiscono l’asservimento della funzione pubblica a scopi privati. Docenti universitari, ricercatori e dirigenti di istituti tecnici garantivano l'affidamento di forniture informatiche — con appalti che in alcuni casi sfioravano il mezzo milione di euro — a società di primo piano nel settore della rivendita di prodotti tecnologici.
In cambio della discrezionalità nelle procedure di gara e negli affidamenti diretti, i dipendenti pubblici accumulavano dei "tesoretti" occulti: crediti che venivano prontamente spesi per l’acquisto di beni di uso personale, come smartphone di ultima generazione, smart TV, tablet e dispositivi di archiviazione.
Dalle rivelazioni fornite dai collaboratori di giustizia e dai dipendenti delle società coinvolte, è emerso un quadro in cui la corruzione era considerata una prassi consolidata, definita dagli indagati come "assolutamente normale" per assicurarsi i contratti.
Come sottolineato dai magistrati, la causa personalistica prevaleva sistematicamente su quella pubblica, trasformando le risorse destinate alla digitalizzazione e alla modernizzazione del Paese in una riserva privata di gadget hi-tech.
Mentre il GIP procede con gli interrogatori preventivi, l'inchiesta mette a nudo la fragilità dei controlli sui fondi del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, dirottati dai laboratori di ricerca verso il tornaconto individuale.
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