Matteo Renzi, se c’è, venga in Calabria a Steccato di Cutro
Che fine ha fatto Matteo Renzi? Dove andrà? Con chi andrà? Cosa farà da grande? Cosa gli rimane della grande eredità del suo passato?
di Gregorio Corigliano
Lunedì 01 Maggio 2023
Roma - 01 mag 2023 (Prima Notizia 24)
Che fine ha fatto Matteo Renzi? Dove andrà? Con chi andrà? Cosa farà da grande? Cosa gli rimane della grande eredità del suo passato?

E’ bastato davvero poco a Matteo Renzi per ringalluzzirsi dopo la pessima figura fatta con Calenda, quando insieme hanno deciso di non decidere se fare o non fare il partito unico del Terzo polo. E cioè il passaggio dal Pd ad Italia Viva di Enrico Borghi, famoso per non essere famoso.

A differenza di Marco Meloni, coordinatore dei democrat fino a pochi mesi fa. E se Borghi si è scervellato a trovare la motivazioni dell’abbandono di quello che è stato il partito che lo ha portato, tra l’altro, al Copasir –non ha condiviso le dichiarazioni programmatiche della Schlein- Meloni, invece, ha ribadito che il Pd è casa anche per noi cattolici”.

Che è, poi, il motivo vero del passaggio con Renzi del senatore Borghi. Renzi, intanto. Non si è reso conto, probabilmente del danno di immagine che si è creato e che gli ha prodotto Calenda.

E se su Calenda non c’è preoccupazione alcuna da parte degli elettori e dei social, non si può dire la stessa cosa per il senatore di Firenze che dalla diatriba col figlio della regista Comencini ha preso un'ammaccatura che nessun lattoniere è in grado di riparare, almeno nel breve- medio periodo. Entusiasta della vita e di come agisce, Renzi considera il passaggio di Borghi come attrattivo verso Italia viva.

E questo perché adesso può costituire il gruppo autonomo al Senato, a differenza di Calenda che non ha i numeri. Che abbiano lasciato il Pd Fioroni e Marcucci che oggi contano poco, sul piano politico, a Renzi non fa né caldo né freddo. Anche perché ad Italia viva non sono andati quando contavano. Adesso, se fosse stato attrattivo, avrebbe dovuto ricevere l’abbraccio di Caterina Chinnici che ha lasciato, inspiegabilmente, il Pd per approdare a Forza Italia, negando a Renzi il supporto siciliano.

Che Renzi sia un leader vero non lo mette in dubbio buona parte dei politici italiani, ma che si ami in maniera smisurata e che non controlli il suo ego smisurato appare evidente.

“Deve guardarsi dallo stesso Renzi, ha scritto il senatore Pierferdinando Casini nel suo libro “quando una volta c’era la politica”. Ed il dramma è che non riesca a cambiare atteggiamento.


Adesso si prepara alle europee con una maxi lista – dice chi non gli vuole bene- con la Bonino e Pizzarotti. Cosa abbia a che spartire il senatore toscano con più Europa ma anche con Cateno De Luca, il sindaco beat di Messina, nessuno riesce a comprenderlo.

Se dovesse riuscire a prendere il voti di Pizzarotti e De Luca quanti ne perderà dei suoi? Tantissimi. Anche perché, Renzi cosa vorrà costituire? Ancora il Terzo polo? Non c’è lo spazio sufficiente per contare davvero.

I tentativi esperiti sono stati fallimentari, sia a Roma che a soprattutto a Milano, dove gli elettori gli hanno preferito Fontana e non la Moratti che pure aveva il suo forte appeal.

E se non ha avuto successo con l’ex sindaco di Milano, l’ex ministro, l’ex presidente della RAI, con chi vincerà di grazia? Calenda è tosto, De Luca al di là dello Stretto è un signor nessuno, Pizzarotti, invece… Perché non ha puntato a far pendere dalla sua parte quanti erano legatissimi a lui nel Pd? Se è vero – e non lo è- che la Schlein non vuole i cattolici perché non le si va incontro per fare da argine alla Meloni e Fratelli d’Italia? La segreteria voluta dalla nuova leader del Nazareno non si può dire che abbia trascurato i cattolici. E non solo perché Prodi, di cui è estimatrice, l’ha esortata a guardare al centro, ma per garantire il pluralismo interno al Pd.

C’è il problema delle alleanze perché da solo non basta. Se Conte è riluttante e fa le bizze, Renzi guarda ancora a destra? La Carfagna, che ancora, guida Azione, come la pensa? Torna a Forza Italia e pende dal lato di Berlusconi? E Calenda decide cosa farà da grande, visto che i pentastellati perdono pezzi (di Maio, Di Battista, Barbara Lezzi, Morra, Dessì, Giarrusso, il calabrese Misiti).

E se Lia Quartapelle, Marianna Madia, con Filippo Sensi, stanno organizzando un ciclo di “seminari sul futuro” perché Renzi non si inserisce per discutere di temi fondamentali per la vita degli italiani, come il sistema sanitario, il Mezzogiorno, i salari, le disuguaglianze, l’autostrada Salerno Reggio che non sono proprio prioritari nell’agenda della Meloni.

Gli è che nessuno deve dettare i proponimenti all’ex presidente del Consiglio che, dovrà un giorno farci capire cosa vorrà fare da grande, visto che da piccolo lo abbiamo già visto? E del ruolo dei cattolici perché deve parlare il senatore Gennaro Acquaviva,88 anni, con il dibattito su Camaldoli ed il cattolicesimo democratico? Sarebbe stato interessante davvero ascoltare Nuccio Fava! Renzi, se c’è, come c’è, batta un colpo.

Venga in Calabria e a Steccato di Cutro!

 


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