Ultim’ora

Primo Piano

  • Prima Notizia 24
  • Roma - Lunedì 4 Maggio 2026

Mecaer, il caso rilanciato da Gianni Dragoni sul Fatto Quotidiano: se un’azienda è strategica non può finire all’estero

Nell’articolo pubblicato oggi su Il Fatto Quotidiano, Gianni Dragoni riporta la prossima cessione di Mecaer, azienda aeronautica di Borgomanero, al fondo francese Pai Partners. Il punto politico è tutto qui: se l’Italia invoca il golden power per difendere asset sensibili, non può poi accettare che un veicolo a controllo pubblico accompagni fuori dal Paese un’impresa strategica.

Condividi questo articolo

Ci sono operazioni che valgono più di un bilancio e più di una plusvalenza, perché misurano la serietà di una politica industriale. Il caso Mecaer, rilanciato oggi da Gianni Dragoni sulle pagine de Il Fatto Quotidiano, appartiene esattamente a questa categoria.

Secondo quanto riportato da Dragoni e confermato da altre fonti di settore, il Fondo Italiano d’Investimento è vicino alla cessione del controllo di Mecaer Aviation Group al private equity francese Pai Partners. Parliamo di un gruppo con sede a Borgomanero, nel Novarese, attivo nei sistemi e nelle tecnologie per elicotteri e aviazione, nato come spin-off dell’orbita Agusta-Leonardo e considerato un player di rilievo nel comparto aeronautico italiano.

Ed è qui che il caso diventa politico prima ancora che finanziario. Il Fondo Italiano d’Investimento non è un investitore qualsiasi: è nato per sostenere lo sviluppo del sistema produttivo nazionale ed è partecipato in maggioranza da Cdp. Se un soggetto di questa natura entra in un’impresa strategica e poi ne accompagna l’uscita verso capitali esteri, il problema non è soltanto industriale: è di coerenza dello Stato con sé stesso.

Il paradosso è ancora più evidente se lo si confronta con il precedente Microtecnica-Safran. In quel caso il governo italiano ha esercitato il golden power per fermare l’acquisizione da parte del gruppo francese Safran, motivando la scelta con i rischi per difesa, sicurezza nazionale e tenuta produttiva in Italia. Se dunque un asset è abbastanza sensibile da giustificare i poteri speciali dello Stato, dovrebbe esserlo anche quando a venderlo è una struttura partecipata pubblica.

Il nodo vero è la parola strategia. Se Mecaer opera in un settore come l’aerospazio, con competenze industriali avanzate e connessioni con filiere sensibili, la questione non può essere ridotta alla sola convenienza economica dell’exit. Una politica industriale seria dovrebbe domandarsi come consolidare queste imprese in Italia, come farle crescere, come metterle in rete con altre realtà della difesa e dell’aeronautica, non semplicemente come valorizzarle in vista della vendita.

Il rischio, altrimenti, è sempre lo stesso: il Paese difende a parole la sovranità industriale e poi la indebolisce nei fatti. Da una parte si alza la bandiera del golden power; dall’altra si lascia che aziende con tecnologie, competenze e mercato internazionale prendano la strada dell’estero proprio attraverso strumenti creati per rafforzare il capitalismo nazionale.

Il caso Mecaer, così come emerge dall’articolo di Gianni Dragoni su Il Fatto Quotidiano, merita quindi una discussione pubblica che vada oltre il linguaggio neutro della finanza. Perché quando si parla di aerospazio, difesa, filiere tecnologiche e controllo industriale, non è in gioco soltanto una cessione societaria: è in gioco l’idea stessa di che cosa l’Italia voglia ancora tenere dentro i propri confini produttivi.

Se il principio è che le aziende strategiche vadano protette, allora questo principio deve valere sempre, non solo quando conviene politicamente. E se esiste il golden power, esso dovrebbe servire anche a evitare che lo Stato diventi, per via indiretta, il facilitatore della dismissione di pezzi importanti dell’industria italiana.

RIPRODUZIONE RISERVATA © Copyright Prima Notizia 24

iscriviti alla newsletter PN24

Ricevi aggiornamenti, notizie, direttamente sulla tua casella email iscrivendoti alla newsletter settimanale Prima Notizia 24.

Iscriviti