- Prima Notizia 24
- Roma - Domenica 3 Maggio 2026
Ordine Giornalisti. Libertà di stampa, Bartoli: “Servono azioni concrete, non celebrazioni rituali”
Nella Giornata mondiale della libertà di stampa, il presidente nazionale dell’Ordine dei giornalisti, Carlo Bartoli, ha chiesto da Roma interventi concreti contro norme ostative, azioni giudiziarie intimidatorie e aggressioni ai cronisti. Sullo sfondo, il peggioramento della posizione italiana nella classifica RSF, con il Paese scivolato al 56° posto.
di Maurizio Pizzuto
Il 3 maggio, giornata dedicata alla memoria dei giornalisti uccisi e alla libertà di stampa, è tornato a essere in Italia non solo un momento di commemorazione, ma anche una richiesta esplicita di responsabilità politica e istituzionale. A rilanciare l’allarme è stato Carlo Bartoli, presidente nazionale dell’Ordine dei giornalisti, che da Roma ha invitato a evitare che le celebrazioni si trasformino in una ritualità vuota, priva di conseguenze concrete.
Il cuore del suo messaggio è netto: onorare davvero la memoria dei cronisti uccisi significa creare condizioni reali di libertà per chi oggi esercita la professione. Secondo Bartoli, non basta ricordare il tributo di sangue pagato dal giornalismo italiano, con 31 giornalisti uccisi per aver raccontato criminalità organizzata, poteri occulti, corruzione, guerre e traffici internazionali; occorre intervenire sulle norme che ostacolano il lavoro dei cronisti e rafforzare la loro piena agibilità professionale.
Le sue parole arrivano in un momento particolarmente delicato. Le più recenti valutazioni internazionali sulla libertà dei media registrano infatti un peggioramento del quadro italiano. La classifica Reporters sans frontières colloca l’Italia al 56° posto, in arretramento rispetto all’anno precedente, mentre anche altre organizzazioni europee continuano a segnalare criticità sul terreno dell’indipendenza, della sicurezza e della sostenibilità del lavoro giornalistico.
Bartoli ha puntato l’attenzione soprattutto sulle SLAPP, le azioni giudiziarie intimidatorie civili e penali che continuano a gravare come una minaccia costante sui giornalisti. A questo si aggiungono, secondo il presidente dell’Ordine, le aggressioni e le minacce ai cronisti, in crescita, e il mancato scioglimento di nodi strutturali come il lavoro precario e l’equo compenso, temi che restano sospesi e irrisolti.
Nel suo intervento, Bartoli ha ricordato che l’Ordine nazionale ha già portato questi temi all’attenzione del Presidente della Repubblica, dei presidenti di Senato e Camera e del Parlamento, sottolineando che la posta in gioco non riguarda un interesse di categoria, ma il diritto dei cittadini a essere informati correttamente. È un passaggio decisivo, perché lega direttamente la condizione del giornalismo alla qualità democratica del Paese.
La ricorrenza di quest’anno si è intrecciata anche con il richiamo di Papa Leone, che nel corso del Regina Coeli ha ricordato come la libertà di stampa sia un diritto troppo spesso violato, apertamente o in modo nascosto. Un richiamo che ha dato ulteriore peso a una giornata già segnata da una forte preoccupazione internazionale sullo stato dei media e della libertà d’informazione.
Da Roma, dunque, l’appello di Bartoli ha assunto un valore che va oltre la cronaca di una ricorrenza. Il messaggio è che la memoria dei giornalisti uccisi non può essere affidata soltanto alle parole, ma deve tradursi in riforme, tutele e garanzie capaci di proteggere chi informa e, insieme, il diritto dei cittadini a conoscere la verità dei fatti.
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