
- Prima Notizia 24
- Roma - Giovedì 7 Maggio 2026
Medio Oriente: attesa la risposta dell'Iran alla proposta di pace Usa, ore decisive per lo Stretto di Hormuz
Washington propone un piano in 14 punti che include lo smantellamento dei siti nucleari in cambio della fine del blocco navale. Trump si dice ottimista, mentre Pezeshkian incontra la Guida Suprema per definire la strategia di Teheran.
Il conflitto in Medio Oriente si trova a un bivio cruciale: l’Iran dovrebbe fornire “entro poche ore” la propria risposta ufficiale alla proposta di pace presentata dagli Stati Uniti. Un alto funzionario regionale ha confermato ad al Arabiya che Teheran sta analizzando attentamente il documento consegnato in data odierna, mentre il presidente Donald Trump ha ribadito con forza di ritenere “vicino” un accordo definitivo.
La proposta statunitense si articola in 14 punti che impongono clausole estremamente stringenti: l'Iran deve riconoscere formalmente di non voler acquisire armi atomiche e accettare lo smantellamento degli impianti di Fordow, Natanz e Isfahan, oltre al congelamento dell'arricchimento dell'uranio per 20 anni.
Il piano prevede inoltre la consegna di circa 400 kg di uranio altamente arricchito, mentre sul piano economico Washington offre la rimozione del blocco navale sui porti iraniani in cambio della revoca delle restrizioni al transito nello Stretto di Hormuz.
Le trattative procedono serrate grazie alla mediazione di Islamabad e fonti pakistane riferiscono che i contatti sono continui e che “non ci sono ostacoli al proseguimento del dialogo”.
Sebbene non siano previsti incontri diretti tra funzionari americani e iraniani, si spera in una svolta imminente sulla situazione delle navi bloccate; l'intesa prevederebbe una riapertura graduale del passaggio strategico in cambio dello stop al blocco navale statunitense.
Il portavoce del ministero degli Esteri pakistano, Tahir Andrabi, ha espresso cauto ottimismo dichiarando che il suo governo accoglie “con favore le indiscrezioni su un possibile accordo nei giorni scorsi”, aggiungendo però che, in qualità di mediatori, non possono rivelare dettagli “per non perdere la fiducia delle due parti”.
Andrabi ha poi sottolineato che, sebbene la sede della firma sia ancora incerta, “sarebbe un grande onore per noi se avvenisse a Islamabad”.
Secondo fonti diplomatiche, Teheran avrebbe già accettato la maggior parte dei punti, con soli quattro nodi ancora da sciogliere.
Sul fronte interno iraniano, il presidente Masoud Pezeshkian ha riferito di un lungo colloquio, durato due ore e mezza, con la Guida Suprema Mojtaba Khamenei, alla sua prima apparizione indiretta dopo la nomina di marzo. “Il colloquio si è svolto in un’atmosfera amichevole”, ha dichiarato Pezeshkian, pur non nascondendo la gravità delle forti pressioni economiche esercitate dagli Stati Uniti.
Il presidente ha accusato apertamente Washington di voler destabilizzare il Paese, affermando che “i responsabili americani parlano apertamente di intensificare la pressione economica sul popolo iraniano per creare malcontento”, denunciando manovre esterne volte a “indebolire la coesione nazionale”.
In questo clima di incertezza, l'appello di Pezeshkian alla nazione è stato univoco: la priorità assoluta resta quella di “evitare divisioni interne” mentre si attende il verdetto finale sull'offerta di Trump.
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