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Svolta diplomatica tra Gerusalemme e Beirut sul disarmo di Hezbollah, mentre il conflitto iraniano taglia le forniture di petrolio e gas. Tensioni nella Nato dopo gli attacchi di Trump e il monito del Cancelliere tedesco Merz.
Svolta diplomatica tra Gerusalemme e Beirut sul disarmo di Hezbollah, mentre il conflitto iraniano taglia le forniture di petrolio e gas. Tensioni nella Nato dopo gli attacchi di Trump e il monito del Cancelliere tedesco Merz.
Benjamin Netanyahu ha annunciato una svolta potenzialmente storica nei rapporti con il Libano: ''Alla luce dei ripetuti appelli del Libano ad avviare negoziati diretti con Israele, ieri durante la riunione del Consiglio dei Ministri ho dato la direttiva di avviare al più presto negoziati diretti con il Libano. I negoziati si concentreranno sul disarmo di Hezbollah e sull'instaurazione di relazioni pacifiche tra Israele e Libano. Israele apprezza l'appello odierno del Primo Ministro libanese sul disarmo di Beirut''.
Tuttavia, il clima resta di massima allerta: le IDF hanno ordinato l'evacuazione immediata dei quartieri sud di Beirut, precisando che le forze israeliane "continuano a operare e a colpire le infrastrutture militari appartenenti all'organizzazione terroristica Hezbollah", mentre Netanyahu ha ribadito che Israele continuerà a colpire il gruppo "ovunque sia necessario".
La diplomazia internazionale si muove su binari fragili. Donald Trump ha chiesto al premier israeliano di ridurre l'intensità degli attacchi in Libano per favorire i negoziati con l'Iran, con Israele che avrebbe accettato di "essere un partner collaborativo".
Da Mosca, il ministero degli Esteri ha sottolineato che il cessate il fuoco concordato tra USA e Iran deve estendersi regionalmente anche al Libano, condannando i raid israeliani dell'8 aprile.
Di segno opposto la reazione della Francia, che attraverso il portavoce Pascal Confavreux ha definito "sproporzionati" i bombardamenti e ipotizzato che l'accordo di associazione UE-Israele possa essere "ridiscusso".
Sul fronte militare e umanitario, i raid di questa mattina hanno causato almeno 17 vittime nel sud del Paese, portando il bilancio totale dal 2 marzo a 1.739 morti.
A livello globale, il conflitto iraniano sta provocando onde d'urto economiche senza precedenti. Kristalina Georgieva, direttore generale del FMI, ha avvertito che siamo di fronte a "uno shock dell'offerta di vasta portata, con il flusso giornaliero globale di petrolio ridotto di circa il 13% e quello di GNL di circa il 20%".
La situazione è aggravata dalla notizia, riportata dai media iraniani, che lo Stretto di Hormuz sarebbe "completamente chiuso, costringendo le petroliere a fare inversione".
In questo scenario, il Cancelliere tedesco Friedrich Merz ha lanciato un appello all'unità da Berlino: "Noi non vogliamo, io non voglio alcuna divisione della Nato. La Nato è garante della nostra sicurezza. Noi dobbiamo mantenere il sangue freddo", definendo la crisi del Golfo uno "stress test per le relazioni transatlantiche".
Le relazioni interne alla Nato sono messe a dura prova anche dalle parole di Donald Trump, che sul suo social Truth ha attaccato duramente l'organizzazione: "La Nato non c'era quando ne avevamo bisogno, e non ci sarà se ne avremo bisogno di nuovo. Ricordate la Groenlandia: quel grosso pezzo di ghiaccio, mal gestito".
A stemperare i toni ha provato il segretario generale Mark Rutte, che dal Reagan Institute ha assicurato che "quasi senza eccezioni, gli alleati stanno facendo tutto ciò che gli Stati Uniti chiedono", citando gli sforzi logistici per contrastare le ambizioni nucleari di Teheran.
Intanto, una delegazione iraniana è attesa a Islamabad per colloqui definiti "seri", nonostante il capo nucleare di Teheran, Mohammad Eslami, abbia bollato come "illusioni" le richieste di limitare l'arricchimento dell'uranio, affermando che "nessuna legge o individuo può fermarci".
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