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  • Roma - Venerdì 26 Giugno 2026

Medio Oriente, svolta a Hormuz: aperta una linea di comunicazione diretta tra Usa e Iran

Accordo a Zurigo per disinnescare i rischi di incidenti nel canale strategico, mentre in Libano la tregua vacilla sotto i raid israeliani.

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Svolta diplomatica strategica per ridurre il rischio di un’escalation militare nel Golfo Persico. È stata stabilita una linea di comunicazione diretta tra gli Stati Uniti e l'Iran all'interno dello Stretto di Hormuz, con l'obiettivo prioritario di prevenire incidenti e abbassare l'intensità delle tensioni nell'area. A darne notizia è stata Press Tv, il canale televisivo in lingua inglese della Repubblica islamica.

Secondo una fonte citata dall'emittente, l'attivazione del canale di contatto è avvenuta in stretta aderenza con la dichiarazione finale sottoscritta dai mediatori la settimana scorsa a Zurigo, dando formale attuazione alle disposizioni previste dall'articolo 5 del memorandum d'intesa di Islamabad.

Nonostante i recenti focolai di tensione e i passati attacchi alle imbarcazioni commerciali, l'agenzia Bloomberg conferma che il traffico navale nello Stretto prosegue regolarmente in entrambe le direzioni, con un aumento dei transiti a trasponder attivi che segnala una parziale ripresa della fiducia da parte delle compagnie di navigazione.

L'intesa tra Washington e Teheran incassa però il netto rifiuto delle fazioni sul campo. In un discorso trasmesso in diretta televisiva, il leader di Hezbollah, Naim Qassem, ha liquidato l'accordo definendo il memorandum in discussione fra Usa e Iran “una sconfitta per gli Stati Uniti e per Israele”, intimando contestualmente allo Stato ebraico di ritirare tutte le sue forze dal territorio libanese “incondizionatamente”.

Sullo sfondo di queste trattative, il Wall Street Journal rivela che il Pentagono sta valutando il trasferimento di alcune basi militari dal Golfo Persico direttamente in Israele, a causa dei ripetuti raid iraniani che tra febbraio e giugno hanno gravemente danneggiato la base navale in Bahrein, sede della Quinta Flotta statunitense.

Sul fronte del dossier nucleare si registra inoltre l'intervento del capo dell'Aiea, Rafael Grossi, il quale ha ribadito da Tokyo la necessità di un sistema di ispezione ferreo: “Credo che l'obiettivo dell'accordo tra Usa e Iran sia di garantire che non vi sia sviluppo di armi nucleari in Iran. Il governo iraniano ha dichiarato in modo piuttosto chiaro che questa non is la sua intenzione. Ma ovviamente le intenzioni non bastano. Dobbiamo avere un sistema di verifica molto rigoroso in atto... il prima possibile”.

Nel frattempo, la situazione sul confine tra Libano e Israele resta incandescente e mette a dura prova la tenuta del cessate il fuoco entrato in vigore sabato scorso. Questa mattina due caccia israeliani hanno preso di mira i dintorni di Nabatiye durante le processioni religiose dell'Ashura, segnando la prima incursione aerea con velivoli pilotati dall'inizio della tregua. Hezbollah ha denunciato una nuova e “palese violazione” dell'accordo da parte israeliana a seguito di un attacco con drone lungo la strada tra Zawtar Sharqiye e Mayfadun, costato la vita a tre persone: “L'esercito israeliano ha deliberatamente preso ancora una volta di mira civili libanesi mentre si recavano nelle loro abitazioni, sulla strada Zawtar Sharqiye-Mayfadun, con il pretesto che rappresentavano una minaccia per le sei forze di occupazione”, ha accusato l'organizzazione sciita in una nota ufficiale.

Proprio sul futuro del Libano si concentra l'azione diplomatica europea, coordinata dal vertice di Antibes in Francia. Il presidente libanese, Joseph Aoun, ha accolto con favore il piano d'azione comune annunciato dal presidente francese Emmanuel Macron e dalla premier italiana Giorgia Meloni, volto a dare vita a una coalizione internazionale multinazionale che subentri alla missione Unifil alla scadenza del mandato prevista per dicembre. Se da un lato l'asse Parigi-Roma si rinsalda sulla gestione dello scenario libanese, dall'altro si registrano forti attriti diplomatici tra l'Italia e l'Iran. Teheran ha infatti accusato il governo italiano di complicità bellica a seguito delle dichiarazioni del segretario della Nato, Mark Rutte, relative all'utilizzo delle basi aeree italiane per il decollo di centinaia di velivoli statunitensi diretti verso il territorio iraniano.

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