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  • Roma - Martedì 14 Luglio 2026

Medio Oriente, Trump: "Hormuz aperto a tutti, non per l'Iran. Accordi commerciali al posto della tassa del 20%"

Teheran minaccia una risposta catastrofica in caso di attacco al sito nucleare di Pickaxe Mountain.

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Uno scontro militare e diplomatico senza precedenti sta infiammando lo scacchiere del Medio Oriente. Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha annunciato una svolta radicale sia sul piano economico che militare nella regione, a seguito di colloqui di altissimo livello con i partner arabi, proprio mentre la notte registrava una drammatica escalation di attacchi missilistici, raid aerei e minacce nucleari tra Washington e Teheran.

In un post sulla sua piattaforma Truth, il tycoon ha reso noto di aver congelato la controversa tassa di rimborso del 20% destinata ai paesi del Golfo, convertendola in massicci piani d'investimento bilaterali. “Sulla base di colloqui estremamente produttivi con i leader del Medio Oriente, ho deciso di sostituire la tassa di rimborso del 20% agli Stati Uniti con accordi commerciali e di investimento che i vari Stati del Golfo stipuleranno con gli Stati Uniti stessi. Tali investimenti saranno ingenti ma, al contempo, straordinariamente vantaggiosi per loro e per il loro futuro. Come tutti sanno, gli Stati Uniti vantano il più grande volume di investimenti in dollari della storia, ma questi nuovi accordi faranno crescere ulteriormente tale cifra”, ha scritto Trump.

Il presidente Usa ha poi elogiato la postura militare americana nell'area: “Il petrolio scorre come mai prima d'ora, grazie alla straordinaria potenza delle forze armate degli Stati Uniti. L'America sta vincendo di nuovo, vincendo como mai prima d'ora. Sono finiti i tempi in cui l'Iran uccideva centinaia di migliaia di persone, inclusi 52.000 manifestanti. E, cosa più importante, l'Iran non avrà mai un'arma nucleare!”.

Nel post, Trump ha formalizzato il blocco navale selettivo nello snodo marittimo più strategico del pianeta: “Lo stretto di Hormuz è aperto a tutto il traffico navale, eccetto quello dell'Iran. Ciò è dovuto alla sua leadership bugiarda, violenta e malevola, che sta trascinando il Paese verso la distruzione totale”.

Gli Stati Uniti, ha precisato, limiteranno le misure restrittive esclusivamente alle imbarcazioni collegate a Teheran. Poco prima, parlando direttamente dallo Studio Ovale, il leader della Casa Bianca aveva avvertito che il nuovo conflitto contro Teheran “sarà molto veloce”, aggiungendo: “Attacchiamo stanotte e colpiremo tutte le loro capacità che hanno a che fare con lo Stretto di Hormuz. Hanno rotto l'accordo, hanno scoperto che c'era qualcosa che non gli piaceva e noi non intendiamo accettarlo. Alla fine finiremo per controllare tutto quello che stanno facendo: è folle e molto stupido”.

Nonostante i toni durissimi, il presidente americano ha comunque chiosato sostenendo che un accordo con l'Iran “è ancora possibile”, ribadendo con fermezza che “Teheran non avrà l'arma nucleare”.

La reazione delle autorità della Repubblica Islamica non si è fatta attendere, arrivando sia per via diplomatica che sul campo di battaglia. In merito alla ventilata minaccia di Washington di colpire il complesso sotterraneo di Pickaxe Mountain (un sito nucleare segreto nei pressi di Natanz), una fonte di alto livello della sicurezza di Teheran ha rilasciato una durissima dichiarazione alla Cnn. “Se Trump agirà in base alle sue minacce, daremo una risposta devastante e il prezzo da pagare saranno i soldati americani e i suoi partner regionali”, ha avvertito l'alto funzionario iraniano.

Contemporaneamente, un portavoce delle forze armate di Teheran ha spento ogni speranza di una rapida distensione marittima nello Stretto, dichiarando alla tv di Stato: “Lo Stretto di Hormuz non verrà mai riaperto a causa di guerre, aggressioni o trasgressioni americane. Il rispetto dei diritti del popolo iraniano è l'unica via per riaprire lo Stretto di Hormuz”.

Sul piano politico interno, il capo della Commissione per la Sicurezza Nazionale del Parlamento di Teheran, Ebrahim Azizi, ha annunciato l'avvio dell'iter di una nuova legge strategica a tutela del Golfo Persico, commentando su X: “Il Parlamento rimane fermo e deciso nel difendere le linee rosse dell'Iran, in particolare la gestione dello Stretto di Hormuz. Questo è il primo passo. I passi successivi toglieranno il somno ai nostri nemici”.

I Guardiani della Rivoluzione iraniana (Pasdaran) si sono invece rivolti direttamente alla popolazione della Giordania — il cui esercito ha intercettato e abbattuto quattro missili iraniani nel proprio spazio aereo — tentando di rassicurare il paese confinante in merito alle proprie intenzioni geopolitiche. “Sapete che non nutriamo alcuna animosità nei confronti del vostro Paese, anzi, vi amiamo profondamente, popolo nobile. Voi comprendete il dolore e la sufrenza del popolo palestinese meglio di qualsiasi altra nazione e siete consapevoli dei crimini del regime sionista, in particolare del massacro di 70.000 palestinesi, tra cui 20.000 bambini a Gaza, perpetrato con il diretto coinvolgimento degli Stati Uniti. La vostra ferma richiesta di smantellare le basi di occupazione americane nella regione contribuirebbe notevolmente a salvare il popolo palestinese e a ripristinare la sicurezza nella regione. Auguriamo alla Giordania successo”, si legge nel lungo comunicato diffuso dall'agenzia Irna.

Mentre la diplomazia internazionale vacilla, il bilancio degli scontri sul campo si fa drammatico. I media iraniani riferiscono di almeno tre morti a seguito dei raid aerei statunitensi condotti nella notte nella provincia di Hormozgan. Poco prima, le forze aeree del Centcom avevano mobilitato oltre una dozzina di jet da guerra e aerei cisterna nel Golfo di Oman e sui cieli sauditi. In tutta risposta, i droni e i missili dei Pasdaran hanno preso di mira le strutture militari americane in Bahrein, attivando le sirene antiaeree nella capitale Manama.

Secondo i comunicati diffusi dalla Guardia Rivoluzionaria, l'offensiva ha colpito duramente i depositi logistici di armi, un centro comunicazioni satellitari e gli alloggi delle truppe Usa. Nel secondo ciclo di raid, l'Iran rivendica inoltre di aver colpito la base della Quinta flotta della Marina statunitense in Bahrein, danneggiando un deposito di carburante, un radar di controllo aereo, un sistema Patriot e distruggendo interamente il centro di monitoraggio per le imbarcazioni a guida autonoma.

La battaglia ha investito in pieno anche il traffico mercantile. Il ministero della Difesa degli Emirati Arabi Uniti ha denunciato che due proprie petroliere, la Mombasa e la al-Bahiyah, sono state centrate da missili da crociera iraniani nelle acque territoriali dell'Oman. L'attacco ha provocato la morte di un marittimo indiano e il ferimento di altri otto membri dell'equipaggio.

Quasi contemporaneamente, nel Mar Arabico, un missile ha colpito la petroliera norvegese Stolt Magnesium provocando un incendio nella sala macchine, sebbene l'intero equipaggio sia fortunatamente scampato al rogo.

Sullo sfondo della crisi resta infine il dossier Yemen: fonti statunitensi rivelano che Trump ha formalmente garantito il pieno sostegno di Washington al principe ereditario saudita Mohammed bin Salman per una massiccia operazione militare contro i ribelli Houthi.

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