Mercato auto Europa, febbraio in crescita (+1,7%): l'Italia corre ma resta ultima nell'elettrico

Le immatricolazioni nel continente sfiorano il milione di unità, con Roma che segna la miglior performance (+14%). Resta però il divario sui veicoli ricaricabili: la quota italiana (16%) è la metà di quella dei partner Ue. Unrae: "Senza riforma fiscale per le auto aziendali rischiamo un mercato di serie B".

(Prima Notizia 24)
Martedì 24 Marzo 2026
Roma - 24 mar 2026 (Prima Notizia 24)

Le immatricolazioni nel continente sfiorano il milione di unità, con Roma che segna la miglior performance (+14%). Resta però il divario sui veicoli ricaricabili: la quota italiana (16%) è la metà di quella dei partner Ue. Unrae: "Senza riforma fiscale per le auto aziendali rischiamo un mercato di serie B".

Il mercato europeo dell’automobile torna a registrare un risultato positivo nel mese di febbraio, segnando una crescita dell’1,7% con 979.321 immatricolazioni. Sebbene il primo bimestre riduca il calo complessivo all’1,0% rispetto al 2025, il settore sconta ancora un ritardo del 18,3% sui volumi pre-pandemia del 2019.

In questo scenario, l'Italia emerge come la locomotiva del mese con un incremento del 14,0%, distanziando nettamente Spagna (+7,5%), Regno Unito (+7,2%) e Germania (+3,8%), mentre la Francia crolla del 14,7%.

Nonostante l'ottima performance nei volumi totali, l'Italia si conferma fanalino di coda per la diffusione dei veicoli ricaricabili (ECV): con una quota del 16,0%, il Belpaese è lontanissimo dalle medie di Germania (33,4%), Regno Unito (35,8%) e Francia (32,3%).

Escludendo il dato italiano, la quota di auto elettriche pure (BEV) nel resto d'Europa salirebbe dal 19,5% al 21,7%, evidenziando un isolamento tecnologico preoccupante.

Secondo Andrea Cardinali, Direttore Generale di Unrae, il nodo centrale risiede nel comparto business: “Come Unrae non si stanca di ricordare da anni, le auto aziendali rappresentano il principale motore della transizione energetica nel settore. Queste, infatti, si rinnovano con una frequenza quasi tripla rispetto al parco privato, alimentano il mercato dell’uso con veicoli freschi e moderni a prezzi accessibili e favoriscono la diffusione capillare delle tecnologie a basse emissioni.

Senza una riforma della fiscalità orientata alla sostenibilità ambientale – che intervenga su detraibilità dell’Iva, deducibilità dei costi e durata dell’ammortamento – l’Italia non sarà in grado di centrare gli obiettivi europei, correndo il concreto rischio di trasformarsi in un mercato di serie B”.

Attualmente l'Italia registra la quota più bassa di flotte aziendali (45,8%) contro il 66,4% della Germania, penalizzata da una deducibilità ferma a valori del 1997. Oltre al fisco, pesano le carenze infrastrutturali e l'assenza di incentivi strutturali. La rete di ricarica italiana appare fortemente sbilanciata, con il 60% delle colonnine concentrate al Nord e solo il 20% al Sud e nelle Isole. Risulta quindi urgente investire nello smart charging e nel potenziamento delle reti elettriche urbane per sostenere la domanda.

Sul fronte del sostegno all'acquisto, la situazione è altrettanto critica: “Dal lato della domanda, l’Italia si trova in una posizione di netto svantaggio: nel nostro Paese non è attualmente previsto alcun piano di incentivazione per l’acquisto di vetture BEV e PHEV, mentre tutti gli altri quattro principali mercati europei dispongono di programmi di sostegno attivi. In particolare, tutte le misure in vigore includono i privati, nel Regno Unito e in Spagna sono estese anche alle persone giuridiche. La Francia e la Spagna si limitano al 2026, mentre il Regno Unito e la Germania si distinguono per piani pluriennali che garantiscono una pianificazione stabile nel tempo”, conclude Cardinali.


RIPRODUZIONE RISERVATA © Copyright Prima Notizia 24

#AutoElettriche
#automotive
#MercatoAuto
#UNRAE
PN24
Prima Notizia 24

APPUNTAMENTI IN AGENDA