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- Roma - Lunedì 22 Giugno 2026
Milano: donne fotografate, esposto in procura contro Ray Banhoff. Il fotografo si difende: "Una goliardata"
L'attivista Cathy La Torre annuncia un'azione legale alla Polizia Postale per violazione della privacy e molestie, mentre i movimenti social mobilitano la rete per individuare le parti lese: "Pedinare e fotografare donne e loro parti intime non è arte, è reato".
Dopo il caso delle chat tra dipendenti dell'Atm, Milano piomba al centro di una nuova e rovente polemica legata alle condotte sessiste e alla tutela della dignità femminile nei luoghi pubblici.
A finire nel mirino della magistratura e dell'opinione pubblica è un'operazione visiva risalente a un decennio fa, tornata d'attualità dopo che il suo autore, il fotografo e blogger toscano Ray Banhoff, alias di Gianluca Gliori, di recente, in un podcast, ne ha svelato i retroscena nel tentativo di riproporre questo suo lavoro 10 anni dopo la pubblicazione.
Le ammissioni sulle metodologie di cattura delle immagini hanno scatenato un'immediata ondata di indignazione, spingendo diverse realtà associative a trasferire le carte nelle aule di giustizia.
La genesi del catalogo, intitolato Banhoff Street-Fie, si sarebbe sviluppata attraverso una lunghissima serie di appostamenti e scatti clandestini eseguiu nei vagoni dei mezzi pubblici e lungo i marciapiedi del centro, catturando i volti e i corpi di centinaia di cittadine a loro totale insaputa. Era stato lo stesso autore a descrivere in modo esplicito i dettagli operativi delle sue incursioni metropolitane: “Andavo loro davanti e scattavo in faccia o sotto la gonna e loro non mi vedevano”, sottolinea.
Quell'attività di archiviazione visiva, che all'epoca era persino confluita in un volume cartaceo e in una galleria espositiva, viene oggi ridefinita dall'interessato come “un esperimento goliardico nato su Whatsapp tra amici mentre la mattina depresso andavo a lavoro”. La rinfocolata popolarità del caso ha però attivato i network di vigilanza digitale.
A sollevare il velo sulla vicenda è stata la pagina Instagram AesteticaSovietica, che ha promosso una campagna di sensibilizzazione invitando le potenziali parti lese a procedere per le vie legali: “Se vi riconoscete, denunciate”.
La reazione istituzionale non si è fatta attendere, trovando una sponda nell'iniziativa dell'avvocata e attivista per i diritti Cathy La Torre, pronta a formalizzare una segnalazione formale ai magistrati. Dal punto di vista del codice penale, la legale ha rimarcato l'assoluta illiceità della condotta del blogger: “Denunceremo il fotografo. Perché in Italia il tuo volto resta tuo. Per esporlo, pubblicarlo o venderlo serve il tuo consenso”.
Il contraccolpo mediatico e la prospettiva di un'incriminazione per molestie, sessismo e violazione della riservatezza hanno spinto l'operatore culturale a rimuovere temporaneamente la propria presenza dalle piattaforme web. Prima di oscurare i canali, Gliori aveva cercato di smorzare i toni ricordando come già nel 2015 questo suo progetto era stato bollato come “sessista”, rivendicando una diversa intenzione di fondo per la sua condotta: “Io sono un uomo che ama e rispetta le donne”, la sua difesa.
Una giustificazione che non ha frenato la mobilitazione dei comitati milanesi, i quali continuano a ribadire un principio invalicabile sui confini dell'espressione creativa, ricordando che “un reato diffondere immagini rubate sotto le gonne”.
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